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A Roma c’è un vicolo “scellerato”: luogo di omicidi e segreti dall’Antica Roma ai Borgia

Si trova in via Cavour e porta alla Basilica di San Pietro in Vincoli. È sovrastata dal Palazzo che ospitò i Borgia a cavallo tra il 400 e il 500. Molte storie raccontano dei delitti commessi dai membri della famiglia spagnola tra le mura che sorgono sulla gradinata. Ma la storia di questo luogo risale a tempi più antichi, quando Roma era governata dai Tarquini.
A cura di Paola Palazzo
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Tutti la conoscono con il nome di Scalinata dei Borgia, una salita che si affaccia su via Cavour nel rione del Colle Esquilino e che porta alla Basilica di San Pietro in Vincoli. Ma questo luogo suggestivo (sull'arco che sormonta le scale vi è un'incantevole edera) porta un nome più antico, quello di Vicus Sceleratus, letteralmente Vicolo Scellerato. Le storie che accompagnano entrambi i nomi sono macchiate da episodi misteriosi e oscuri.

L'amore "scellerato" nell'antica Roma

La leggenda del Vicus Sceleratus risale al 535 a.C., l’epoca degli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.  La storia è riportata da Tito Livio nella sua opera monumentale “Ab urbe condita” e narra proprio di un amore “scellerato”, che battezzerà per la prima volta il vicolo.

Servio Tullio, sovrano di Roma e successore di Tarquinio Prisco, ebbe due figlie, Tullia minor e Tullia maior, due fanciulle con caratteri decisamente opposti: la prima dall’animo turbolento, la seconda dall’indole buona. Il re decise di dare in sposa le due giovani ai figli del suo predecessore, Arunte e Lucio Tarquinio (in seguito Tarquinio il Superbo). Anche i due fratelli avevano personalità diverse tra loro. Peccato che le coppie furono mal assortite perché il pacifico Arunte finì con la Tullia audace e il prepotente Lucio con la Tullia mite. Per loro la legge degli opposti che si attraggono non funzionò tant’è che Lucio e la Minore decisero di uccidere i rispettivi coniugi per unirsi in matrimonio.

Non contenta, Tullia istigò suo marito a compiere un secondo omicidio: ai danni di suo padre e sovrano di Roma, Servio Tullio. Tarquinio fece presto a sbarazzarsi del re, scaraventandolo sulle gradinate della curia (luogo che in seguito verrà rinominato Vicus Sceleratus). Inutili i tentativi di fuga di Tullio che venne brutalmente assassinato dai sicari mandati proprio da sua figlia. E non ancora soddisfatta, quella Tullia “scellerata” infierì sul cadavere di suo padre ordinando al proprio cocchiere di passarci sopra.

Gli intrighi familiari dei potenti Borgia

La gradinata venne battezzata una seconda volta tra il XV e XVI secolo, epoca in cui la famiglia dei Borgia dominò la scena italiana. La leggenda vuole che quel balcone che sovrasta l’arco della scalinata sia il Balcone di Vannozza, ovvero Giovanna Cattanei, cortigiana e amante di papa Alessandro VI Borgia. I due ebbero quattro figli, tra cui la nota Lucrezia Borgia detta anche “l’avvelenatrice”. Ci sono tante storie controverse che legano i fratelli Borgia a questo luogo. Tra le più note quella che narra del fratricidio di Giovanni Borgia ad opera di Cesare oppure le vicende della turbolenta vita matrimoniale di Lucrezia, accusata di essere l'artefice di diversi omicidi.

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