"Vi ricordate il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari che abbiamo fatto nei mesi scorsi? Qualcuno ha fatto ricorso per conservare il privilegio che percepiva ingiustamente da anni. Ma oggi è arrivata una bellissima notizia: la Cassazione ha bocciato il ricorso! Perché sui vitalizi e sulle indennità parlamentari decidono solo gli organi dell'autodichia, a garanzia dell'autonomia del Parlamento. E gli Uffici di Presidenza delle Camere, anche grazie ai nostri portavoce, hanno deciso di tagliare questi privilegi assolutamente iniqui", lo ha scritto su Facebook il capo politico del M5s Luigi Di Maio, commentando la decisione della Cassazione, che si è dichiarata incompetente rispetto al ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione presentato dal professor Paolo Armaroli, giudicato dalla Suprema Corte inammissibile.

"Con l'eliminazione dei vitalizi sapete quanto andremo a risparmiare? Circa 280 milioni, tra Camera e Senato, a legislatura. Soldi – ha aggiunto il vicepremier – che invece di finire nelle tasche di pochi privilegiati potranno essere usati a favore degli italiani". 

"Il superamento dei Vitalizi è una misura importante di cui vado orgoglioso", ha scritto soddisfatto su Twitter il presidente della Camera Roberto Fico.

Ma per gli ex parlamentari che si sono visti dimezzare il vitalizio non è detta l'ultima parola: la Cassazione ha infatti stabilito che sui tagli delle pensioni degli ex onorevoli il solo organismo che ha titolo per decidere è la Camera con il suo ‘governo interno', tuttavia il Consiglio di Giurisdizione della Camera è legittimato "a sollevare questioni di legittimità costituzionale". Pertanto chi – come il professor Paolo Armaroli, ex onorevole promotore del primo ricorso alla Suprema Corte contro la maxidecurtazione – ritiene che i tagli abbiano leso "diritti fondamentali", o nutre dubbi "di legittimità costituzionale" delle norme che hanno prodotto questo risultato, può evidenziarli "davanti al Consiglio di Giurisdizione della Camera dei deputati". È lì che si gioca la querelle sui tagli, ed è lì che adesso riprenderà' la battaglia, ora che la Cassazione ha stabilito che la materia non può essere decisa né dal giudice ordinario né da quello amministrativo.

"È vero – ha detto Armaroli – che viene ribadito il principio dell'autodichia delle Camere, in base al quale Camera e Senato sono giudici legittimati in materia" ma se "sono giudici, e non un plotone di esecuzione al quale farebbero pensare le parole del vice premier Luigi Di Maio che in tv aveva detto ‘rassegnatevi' ai titolari di vitalizi, allora qualsiasi ricorrente potrà adire la Corte Costituzionale in via incidentale".

"La Cassazione si è limitata a stabilire chi è il giudice che ha la competenza a giudicare. Sul merito, invece, ha ribadito quello che abbiamo sempre sostenuto e cioè che il vitalizio, come l'indennità parlamentare, non è un privilegio ma una garanzia. La garanzia posta dalla Costituzione a tutela dell'accesso dei cittadini alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza e del libero esercizio della funzione del parlamentare senza vincolo di mandato", ha detto il presidente dell'Associazione degli ex Parlamentari, Antonello Falomi.

Sono 1.405 i Vitalizi erogati dalla Camera, tuttavia il taglio approvato dall'Ufficio di presidenza lo scorso luglio riguarda una platea di 1.338 ex deputati. La delibera è stata approvata con i voti favorevoli del M5S, della Lega, del Pd e di FdI, mentre FI si è astenuta e Leu e gruppo Misto non hanno partecipato al voto. Secondo le stime fatte dal presidente Roberto Fico, ammonta a circa 40 milioni l'anno il risparmio per le casse della Camera, una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni per l'intera legislatura. Il taglio è diventato effettivo dal 1 gennaio del 2019.