Da pochi giorni è stato trovato l’accordo per tagliare i vitalizi anche nelle Regioni, ma intanto si avvicina il momento dei primi responsi per gli ex parlamentari che hanno presentato ricorso contro il taglio dei vitalizi già approvato alla Camera e al Senato. I vitalizi erogati agli ex parlamentari sono circa 2.700. E i ricorsi presentati, secondo quanto spiegano alcuni degli avvocati che stanno seguendo le pratiche per gli ex parlamentari, sono circa 2.200. In attesa del giudizio sui ricorsi, il Consiglio di giurisdizione della Camera ha già accolto alcuni ricorsi che in realtà riguardano casi particolari: si è trattato di sospensive del taglio, dovute allo stato di salute dell’ex parlamentare di turno e delle loro vedove. Quasi tutti sono casi riguardanti malattie e invalidità: sono state accettate le sospensive perché vengono previste delle clausole di salvaguardia per particolari condizioni economiche o di salute. Per esempio, chi si è visto scendere il vitalizio del suo ex marito parlamentare a circa mille euro ha chiesto di ripristinare il vecchio trattamento per poter continuare le cure a cui è sottoposta. E di casi simili ce ne sono già un po’. Tanto che domani si discuteranno altre cento sospensive.

Per i veri e propri ricorsi, quelli su casi che non presentano particolarità come malattie o invalidità, bisognerà ancora attendere uno o due mesi per avere gli esiti. Tra gli avvocati che seguono più casi c’è Lorenzo Lentini. Contattato da Fanpage.it spiega che “allo stato attuale ci sono già una serie di provvedimenti cautelari, riguardanti situazioni drammatiche: quando la riduzione era tale da non consentire il sostentamento vitale degli ex parlamentari, soprattutto nei casi di maggior disagio come le malattie e i ricoveri, in quei casi il collegio ha dimostrato grande sensibilità. In queste occasioni sono stati emessi provvedimenti cautelari che mantengono fermo il vecchio assegno”. Per quanto riguarda gli altri ricorsi, invece, “siamo in attesa delle fissazioni” delle date. Che potrebbero essere “tra aprile, maggio e giugno”.

Maurizio Paniz è un altro degli avvocati che segue più casi. A Fanpage.it spiega che le udienze tenute alla Camera e al Senato sono state più di una decina e sono state “ottenute già 11 sospensive a Montecitorio e qualcun’altra a Palazzo Madama”. Ma per quanto riguarda le discussioni di merito, anche lui conferma che se ne parlerà “tra maggio e giugno”. È proprio Paniz a fornire una cifra indicativa sul numero di ricorsi presentati tra Camera e Senato: sono circa 2.200.

Numeri confermati anche da Felice Besostri, altro avvocato che sta seguendo molti casi. Secondo le stime da lui fornite a Fanpage.it i ricorsi complessivi alla Camera sono stati circa 1.200, di cui alcuni collettivi. Per un totale di oltre 1.500 ex deputati solo a Montecitorio. A cui si aggiungono quelli del Senato, che sono comunque un po’ meno. In totale siamo intorno ai 2mila o poco più, spiega Besostri. Il problema che sottolinea però riguarda la struttura che dovrà giudicare i ricorsi: “Può ricevere 20-25 ricorsi l’anno, non hanno pensato che servisse una struttura più organizzata e numerosa”.

Domani si discuteranno circa 100 sospensive: si tratta di persone che chiedono il differimento del taglio perché malati. Poi c’è una data ufficiosa, quella del 12 giugno: in quel giorno verranno discussi alcuni ricorsi. Anche se potrebbe non esserci un esito definitivo, con la possibilità di un rinvio alla Corte costituzionale. E proprio qui “si pone il problema: la Corta ha competenza sul caso? Gli ex parlamentari e le loro vedove sono soggetti all’autodichia?”. Il punto, secondo Besostri, è che gli ex parlamentari e le vedove probabilmente non sono soggetti all’autodichia delle Camere, il che crea un corto circuito: se non hanno tutela giudiziaria dal Parlamento e non possono averla neanche dalla Corte costituzionale in quanto si fa riferimento, per i vitalizi, alle regole parlamentari, rischiano di non aver alcuna tutela giudiziaria?, è il senso del ragionamento.

Besostri sostiene che il taglio dei vitalizi, così come applicato dal Parlamento, poteva essere realizzato in altro modo producendo “lo stesso risparmio senza violazioni costituzionali per invalidi e vedove, per esempio”. L’avvocato spiega ancora che ci sono persone con un reddito superiore ai 400mila euro l’anno che hanno deciso comunque “di fare ricorso solo perché sono stati definiti ‘parassiti’. Queste persone dimostrano che non lo sono affatto, anzi versano con i loro redditi tasse alte” e non hanno bisogno del vitalizio avendo anche altre entrate. Infine, è la critica mossa da Besostri, “non si è tenuto conto del guadagno” dei parlamentari, ritenuto “irrilevante”.