Come vi abbiamo raccontato, la riforma del Governo Letta ha causato non pochi problemi ai partiti che intendevano accedere alla quota “residua” di finanziamento pubblico. Nell’abolire il finanziamento diretto a partire dal 2017, infatti, il provvedimento prevedeva un regime transitorio che avrebbe garantito entrate del 75%, 50% e 25% della quota complessiva di finanziamento pubblico ai partiti per i prossimi tre anni. Il punto è che per ottenere l’erogazione delle risorse il Parlamento avrebbe dovuto espletare una serie di passaggi formali, con la nomina di una Commissione di verifica che avrebbe poi dovuto controllare i bilanci certificati dei partiti.

Invece, come ci spiegarono i deputati del Movimento 5 Stelle le cose sono andate diversamente:

A giugno, però, la commissione si blocca perché non ha risorse umane e strumentali a sufficienza per vagliare i bilanci.

La maggioranza decide allora di fare una leggina (a firma di Boccadutri) che assegna alla Commissione le risorse per poter finalmente vagliare i bilanci e sbloccare i finanziamenti. Ma il tempo stringe e la scadenza – il 31 luglio – si avvicina e allora ecco comparire, nel silenzio generale, due emendamenti del Pd a firma Piccione che trovano la soluzione magica per intascare il bottino: rimandare di un anno i controlli della Commissione, sbloccando di fatto la tranche in scadenza. A questa porcata, aggiungono anche un'altra nefandezza: con un colpo di spugna cancellano le sanzioni che oggi la legge prevede per chi truccando i rendiconti ottiene finanziamenti illeciti.

E proprio ieri è arrivata alla Camera la legge ponte, a firma appunto di Sergio Boccadutri, ex tesoriere di Sinistra Ecologia e Libertà, ora nel Partito Democratico. Dopo un dibattito duro, con una contestazione dei grillini (che hanno lanciato finte banconote in aula urlando “prendete anche queste”), il provvedimento è passato con 319 sì, 88 no e 27 astensioni (i deputati di Sel).

Il promotore della legge ha poi spiegato: “La legge che stiamo approvando sana una situazione oggettiva e relativa solamente a quest’anno di fronte alla quale si è trovata la Commissione di garanzia per la trasparenza. Dal M5S abbiamo sentito in questi giorni parole gravi come “ladri”, ma soprattutto autentiche falsità: infatti i Cinque Stelle non hanno rinunciato proprio a nulla. Semplicemente non hanno diritto ad alcun finanziamento perché non hanno depositato alcun documento relativo al bilancio, e non rispettano quanto previsto dalla legge”.