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Caso Scurati

Verducci (Pd): “Rai ha censurato e linciato Scurati perché Meloni vuole silenziare l’antifascismo”

Francesco Verducci, senatore del Pd e membro della commissione Vigilanza Rai, ha commentato a Fanpage.it il caso della censura rivolta allo scrittore Antonio Scurati per il suo monologo sul 25 aprile: “Non si voleva che venisse letto perché chiama in causa l’incapacità di Meloni di pronunciare la parola ‘antifascismo’, un fatto inquietante”.
A cura di Luca Pons
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Lo scrittore Antonio Scurati ieri sera avrebbe dovuto svolgere un monologo sul 25 aprile in diretta su Rai 3. Il testo avrebbe parlato del delitto Matteotti, delle stragi nazifasciste e dell'imbarazzo del governo Meloni quando si parla di Resistenza e antifascismo. Ma il contratto di Scurati è stato cancellato all'ultimo: per motivi economici, a detta dei vertici Rai, anche se un documento interno parla di motivi "editoriali". Al suo posto, lo ha letto la conduttrice Serena Bortone. Francesco Verducci, senatore del Partito democratico e membro della commissione di Vigilanza Rai, in un'intervista a Fanpage.it ha condannato la "censura" del governo, gli attacchi a Scurati per "linciarlo" e le giustificazioni "imbarazzanti" della tv di Stato.

Si può parlare di censura per l'intervento su Scurati?

Che cos'è la censura? È quando ti impediscono di fare qualcosa. La cancellazione del contratto di fatto ha impedito a Scurati di andare in Rai. È un atto voluto. Un contratto cancellato ‘per motivi editoriali', e quindi per le cose che Scurati avrebbe potuto dire, come si è venuto a sapere da documenti Rai. Non per motivi economici, come hanno provato a dire i vertici Rai per giustificarsi, colpendo mediaticamente Scurati e in modo feroce , con l'intento di delegittimarlo agli occhi dell'opinione pubblica. Il fatto che sia stato cancellato un contratto, per motivi di contenuti, a poche ore dalla messa in onda, a un libero pensatore che avrebbe parlato di 25 aprile è una cosa gravissima, un segno del clima da caccia alle streghe che c'è in Rai.

Qual è questo clima?

Di continua intimidazione. L'atto di oggi è un'intimidazione a tutto il mondo Rai e del giornalismo. Un mondo dove la gran parte degli autori non è ‘famosa' – senza quindi la difesa della visibilità – ed è precaria, senza contratti a tempo indeterminato che permettano loro di dire ciò che pensano senza correre il rischio di essere buttati fuori. In più, si è trattato di una sorta di ‘avvertimento' anche all'autrice e conduttrice Serena Bortone, che ha avuto molto coraggio nel raccontare l'accaduto. È tutto molto grave e inaccettabile. Uno sfregio pesantissimo all'autonomia del servizio pubblico.

La Rai ha detto che si è trattato semplicemente di un mancato accordo dal punto di vista economico con Scurati. Cosa ne pensa?

Dai documenti emerge che in realtà la motivazione è ‘editoriale'. Scurati è stato stoppato per le sue idee. La destra che governa la Rai non ha voluto che andasse in onda il suo monologo sul 25 aprile. Il tema economico agitato per coprire quello vero (editoriale) è una difesa sinceramente imbarazzante, che scarica una polemica nei confronti di Scurati – alimentata anche da Fratelli d'Italia e addirittura dalla presidente del Consiglio – sul fatto che abbia un compenso.

La vulgata è: "Poteva andare senza contratto". Ma non funziona così. Il fatto che non abbiano fatto un contratto a Scurati, al pari di tutti gli altri che vanno in televisione e prendono un gettone di presenza, è già un meccanismo intimidatorio. Cioè, gli opinionisti che piacciono ai vertici Rai prendono il gettone senza scandalo, invece quelli che non gli piacciono devono andare gratis. E in più vengono denunciati al pubblico ludibrio come persone che esprimono le loro idee solo dietro compenso. È una specie di metodo Boffo, picchiare duro sulla persona per linciarla pubblicamente. Il fatto che tutto questo sia stato rilanciato dalla presidente del Consiglio è ancora più inquietante.

Anche la presidente Meloni ha ribadito la posizione della Rai, che si sarebbe "semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo". Poi ha condiviso il testo. Una provocazione?

Una furbata. In stile Meloni. Un modo per prendere in giro le persone. Rimane il fatto che la "sua" Rai ha impedito a Scurati di parlare di 25 aprile. Scurati ha parlato di ‘violenza' nei suoi confronti. Ed ha ragione. Di questo si tratta. Per questo, a maggior ragione, questo caso è simbolico e non va fatto cadere. Bisogna parlare a voce alta e denunciare quanto sta avvenendo. La reazione aggressiva della presidente del Consiglio ha reso la vicenda ancora più grave.

Ha letto il testo del monologo di Scurati?

Sì, l'ho letto e l'ho condiviso. Leggendolo, è evidente ancora più come la questione economica non c'entri nulla. Viene usata per colpire Scurati sul ‘nervo scoperto', delegittimarlo e linciarlo con un tema considerato sempre scabroso, il mantra populista sui compensi. Mentre è evidente che non si voleva che il monologo venisse letto. Perché chiama in causa un tema dirimente.

Quale?

L'incapacità – inquietante – degli esponenti del maggior partito di governo, e anche della presidente del Consiglio della Repubblica italiana – nata dalla Resistenza – di pronunciare la parola antifascismo. Che è la base della nostra Costituzione. È un cortocircuito pazzesco. Rimuovendo questo tema la destra tenta di scardinare la base valoriale, ideale e storica della nostra Repubblica.

In Rai i partiti hanno sempre imposto una loro linea. Questo va oltre?

Va oltre ogni limite, sinceramente. Impedire ad un autore di pronunciarsi sul 25 aprile, è talmente enorme da creare un precedente pesante. Tramite la Rai si tenta di rimuovere il ruolo dell'antifascismo nella nostra Repubblica. Ma l'antifascismo non è di parte, non è un contenzioso tra le varie parti. È il fondamento della nostra Costituzione. Questo è indiscutibile. Il fatto che venga impedito di parlarne significa precipitare verso un punto di non ritorno.

In che senso?

Ogni volta ce n'è una. Questa è la scellerata linea editoriale che concentra sempre di più tutto intorno alla ‘voce del padrone', cioè della Meloni e del suo partito. Esemplare il caso di aver voluto scrivere, nell'atto di recepimento della par condicio, che bisogna dare voce al governo. Ma questo atteggiamento sta anche allontanando i telespettatori. Non solo si viola il mandato del servizio publico: si crea un danno che difficilmente sarà recuperabile.

Serve un intervento della commissione di Vigilanza Rai?

Ho già chiamato in causa la presidente della Rai, che ha l'obbligo di intervenire qualora vengano violate le norme di autonomia e pluralismo. Qui la violazione è eclatante. La Rai non può essere ridotta a questo.

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