Molti, moltissimi cittadini non prenotano il loro vaccino anti-Covid. Per il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, è questo uno dei principali problemi della campagna di vaccinazione. In un’intervista a la Repubblica, Curcio spiega che non tutti si prenotano e che “la questione va scandagliata a fondo. Mancano molti cittadini all'appello. Persone anziane o povere non raggiunte dalle informazioni? Vecchi senza figli che possano aiutarli? No vax? Possiamo chiamarli i dispersi e una delle funzioni della Protezione civile è ritrovarli, portarli alla vaccinazione. Comuni e Asl della Lombardia ci stanno aiutando”.

La campagna vaccinale va portata avanti anche grazie alla fiducia dei cittadini: “Senza fiducia la più grande vaccinazione di massa mai progettata non si realizza. Un pezzo di Paese, purtroppo, ascolta ogni sussurro complottista. La fiducia si ricrea anche spiegando tutto di Astrazeneca, senza paure”. Negli ultimi giorni, però, il ritmo delle vaccinazioni in Italia non è all’altezza di quello di altri Paesi europei: “Stiamo crescendo lentamente, ma stiamo crescendo. Siamo arrivati a trecentomila iniezioni al giorno e andremo oltre. La questione è che non ci sono abbastanza vaccini per far girare la macchina al massimo. Andiamo, lo dice il generale Figliuolo, a 315 l'ora, potremmo andare a 600”. Per quanto riguarda il piano vaccinale, per Curcio bisogna seguire l’ordine di età: “Quando avremo messo in sicurezza gli over 80, gli over 70 e anche gli over 60 potremo ragionare su un piano vaccinazioni più flessibile, uscire dalla rigidità anagrafica”.

Le vaccinazioni degli over 80 in Italia verranno concluse entro “fine aprile, inizio maggio”, assicura il capo della Protezione civile, sottolineando che “potremmo usare le dosi del Johnson per finire il lavoro con questa coorte. I docenti, per ora, sono fuori”. Sulle regole uniformi in tutta Italia per le vaccinazioni, Curcio esprime il suo punto di vista: “Non sarò mai tra quelli che vogliono un ritorno allo Stato centralista. Da quattordici anni sono un uomo di Protezione civile, ho girato l'Italia in lungo e in largo e ho capito che ogni Provincia è unica: ha una sua economia, una sua sofferenza, un suo bisogno. Non credo che quando riavremo le bocce ferme, la fine della pandemia, torneremo a una sanità centralizzata, uno Stato che fa tutto”.

In particolare Curcio ritiene che sia fondamentale la collaborazione, come dimostra anche il caso della Campania: “Dobbiamo invertire la prospettiva. Non c'è uno Stato centrale e poi De Luca. C'è uno Stato fatto dal governo romano e dalle Regioni, dalle province e dalle microautonomie. Sono loro a conoscere il territorio, noi abbiamo l'onere di tenere un filo comune, usare un linguaggio valido per tutti. Quando vado nei territori, i presidenti mi parlano, non ringhiano. E da qui, Via Ulpiano a Roma, provo a far dialogare la Protezione civile regionale con la sanità regionale. Cerchiamo le soluzioni migliori e alla fine, certo, vanno rispettate da tutti”. Infine, Curcio assicura: “Non ho notizie dagli scienziati di un'eventuale quarta ondata”.