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30 Ottobre 2015
17:05

Un partito sempre più a immagine del suo padrone: il PD bullo

Matteo Renzi, il bullo più potabile degli ultimi vent’anni, è riuscito nell’impresa di squagliare un partito in una pozzanghera a sua immagine e somiglianza e così il Partito Democratico si è fatto bullo e considera già dibattuta una vicenda che si sono sciacquati Guerini, Renzi ed Orfini davanti al caffè.
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Io vorrei che per un attimo dimenticassimo gli attori in scena, un processo di anonimato per entrare nel senso delle cose che accadono in queste ore a Roma: un partito politico x candida un proprio esponente (fondatore del partito, tra l'altro) alla guida della capitale del Paese. Facciamo anche che non sia Roma e non sia in Italia, non è importante. Questo nostro signor Nessuno diventa sindaco e, poco dopo, si ritrova nel bel mezzo di un verminaio in cui escono anni di corrotti e corruttori, tra cui anche autorevoli membri del suo partito x. Ad un certo punto (succede nei Paesi in cui la politica crede che la stampa sia l'opinione pubblica) la situazione precipita e il partito x per non perdere la faccia chiede al sindaco di dimettersi per alcune sue leggerezze che stanno al sistema criminale tutto intorno come la particella di sodio nella bottiglia d'acqua. Il sindaco Nessuno chiede al partito x: "esattamente mi dite perché mi dovrei dimettere?". E cosa fa il (suo) partito? Studia il modo per portarsi via il pallone chiedendo ai suoi consiglieri comunali di dimettersi e, siccome non bastano, racimolandone altri in giro.

Ecco: se gli interpreti fossero Berlusconi o Forza Italia ci sarebbero girotondi scodinzolanti che urlerebbero al "colpo di stato", se fossero Grillo e Casaleggio con un Pizzarotti qualsiasi suonerebbero le trombe degli editorialisti sempre pronti a sentire puzza di fascismo (degli altri) e invece succede ai democraticissimi del Partito Democratico e allora tutti allineati a gridare allo scandalo del sindaco che non mantiene la parola e intanto ovviamente non rispondono alla domanda. Ma perché si sono spente le antenne critiche dei processi politici? Perché Matteo Renzi, il bullo più potabile degli ultimi vent'anni, è riuscito nell'impresa di squagliare un partito in una pozzanghera a sua immagine e somiglianza e così il Partito Democratico si è fatto bullo. Bullo di quel bullismo che se non avesse queste facce che funzionano sarebbe insopportabile a quasi tutti: perde pezzi (Civati, Fassina e in ultimo Mineo) fiero di considerare il dibattito (e i dibattenti) un fastidioso rallentamento di ciò che è già deciso; commissaria il partito a Roma affidandolo a Orfini credendo di scrollarsi di dosso tutto il marcio che ha coltivato negli ultimi decenni; fruga per trovare qualche consigliere comunale accondiscendente in mezzo all'opposizione (i Razzi e Scilipoti del Campidoglio quindi); e considera già dibattuta una vicenda che si sono sciacquati Guerini, Renzi ed Orfini davanti al caffè. Mai dibattuta in Consiglio Comunale, mai in una direzione nazionale: a Renzi, Ignazio Marino è "sceso" come scendono le morose, così all'improvviso, di un adolescente davanti ad una birra.

Eppure Matteo Renzi, accreditato come "decisionista", ancora una volta vuole venderci l'oblio sotto le false spoglie della rottamazione: così il problema non è dare spiegazioni ma riverniciare la facciata in nome dell'ennesimo nuovissimo che nulla cambia. Nel Partito Democratico solo porre una domanda o una questione è già sinonimo di sabotaggio evidentemente e forse il cerchio magico "democratico" (che è una contraddizione perfettamente calzante) si è abituato così bene a strisciare ai piedi del padrone da avere perso perfino il senso della misura e della democrazia. Il problema del PD non è più quello di elaborare idee ma banalmente come declinare le idee di Renzi. Tutto qui. Il resto è un peso. Da rimuovere il più in fretta possibile nel modo più definitivo possibile. Ma ancora, evidentemente, gli è concesso. Resta solo da vedere fino a quando.

Ah: segnatevi i nomi dei sei consiglieri comunali che aiuteranno il PD a rimuovere Marino senza permettergli di passare dall'Aula. Perché poi vediamo che fine fanno, eh.

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Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Collaboro dal 2013 con Fanpage.it, curando le rubriche "Le uova nel paniere" e "L'eroe del giorno" e realizzando il format video "RadioMafiopoli". Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.
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