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Opinioni

Tutto quello che Giorgia Meloni non ha detto nel suo discorso alle Camere dopo la sconfitta al referendum

Questa mattina alle Camere, Giorgia Meloni ha raccontato un’Italia che funziona, rivendicando i risultati del governo, ma evitando accuratamente i nodi reali: salari in calo, costo della vita alle stelle, crisi industriale e assenza di una linea chiara su energia e politica internazionale. Ed è proprio in questo vuoto, in tutto ciò che non ha detto, che emerge la distanza tra il racconto del governo e il paese reale.
A cura di Francesca Moriero
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Giorgia Meloni ha detto tante cose oggi in Parlamento. Il problema è tutto quello che non ha detto ed è da qui che bisogna partire. Tra un ghigno (costante) e un "respondeo" riciclato, com'era chiaramente prevedibile, Meloni ci ha raccontato un paese che non esiste. Prima una parentesi didattica, l'ennesima spiegazione sull'etimologia della "responsabilità", e poi subito il tentativo di chiudere il fronte politico: la maggioranza "compatta" dopo il referendum sulla giustizia, l'orgoglio per avere Matteo Salvini e Antonio Tajani al proprio fianco. Una dichiarazione che suona più come una rassicurazione interna che come una fotografia reale, soprattutto dopo settimane di dimissioni, scandali politici e tensioni evidenti dentro la maggioranza.

Poi il capitolo migranti, quello che nel racconto funziona sempre, o funzionava? Il Governo Meloni che "riduce le morti nel mediterraneo". E che "lotta contro i trafficanti di esseri umani". Meloni però si è dimenticata di dire che Almasri, torturatore libico, è stato rimandato indietro con tanto di volo di Stato proprio dal suo governo. E si è dimenticata di dire che i numeri delle morti in mare sono molto meno trionfali di come vengono raccontati: nel 2025 gli arrivi via mare sono stati circa 66mila, praticamente in linea con il 2024 (66.600), quindi nessun vero crollo. E i rimpatri effettivi si aggirano intorno alle 4.700 persone l'anno, lontani sia dagli annunci politici sia dai livelli pre-pandemia. Nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.

Poi arrivano gli altri numeri, quelli davvero buoni per la narrazione: disoccupazione giovanile ai minimi, crescita robusta, Paese che "riparte". Ma anche qui, il problema è tutto quello che manca. Nel paese reale un giovane su tre è a basso reddito. Il lavoro c’è, ma spesso non basta: part-time involontario, contratti fragili, lavoro povero. Gli stage non pagati sono ancora la porta d'ingresso standard. La precarietà non è più un passaggio, ma piuttosto una condizione strutturale. I salari reali, secondo i dati internazionali, sono ancora circa il 7% sotto i livelli del 2021: uno dei peggiori recuperi tra i Paesi Ocse. E questo si riflette direttamente sulla vita delle persone. Il ceto medio si è progressivamente impoverito, mentre la pressione fiscale è arrivata al livello più alto degli ultimi dieci anni. La produzione industriale è in calo da tre anni consecutivi. Questa è una tendenza. Nel frattempo, mentre si racconta la crescita, questo pezzo di economia reale continua a scendere.

E poi c'è il costo della vita: Meloni ha parlato di bollette, ma non ha specificato che sono raddoppiate rispetto al periodo pre-crisi. L'inflazione ha eroso il potere d’acquisto e la spesa alimentare è oggi al 25%. Non si tratta di una cifra astratta ma di quello che le famiglie vedono ogni giorno al supermercato. Di tutto questo, nessuna parola.

Nessuna parola neppure sul fatto che in Italia non esiste ancora un salario minimo legale, mentre è presente in 22 Paesi su 27 dell’Unione Europea. Nessuna parola su come affrontare davvero il nodo energetico. Nessuna parola sulle scelte appena prese: come il taglio delle accise, che non è stato neppure citato. Una misura costosa e inefficace, che, come è stato già ampiamente denunciato da esperti analisti, in passato è costata miliardi e ha distribuito fino a due terzi dei benefici alla metà più ricca della popolazione, senza incidere davvero sui prezzi nel medio periodo e anzi alimentando la domanda di un bene già scarso.

Sul piano internazionale, il vuoto è ancora più evidente. In una fase segnata da crisi militari, tensioni globali e ridefinizione degli equilibri, la linea italiana resta implicita. Si parla di alleanze, si accenna a divergenze, ma nelle scelte concrete l'Italia dov'è? Continua a muoversi in una posizione subalterna rispetto a Donald Trump e agli Stati Uniti. Come su Gaza, qui però il silenzio è proprio totale. Nessuna parola per nominare un genocidio che è ancora in corso.

Non una parola neppure sulle vicende interne che hanno attraversato il governo nelle ultime settimane, come ho anticipato prima: dimissioni, polemiche, conflitti di interesse, rapporti opachi. Nessuna parola sul perché dentro il suo partito, Fratelli d'Italia, ci siano strani incroci con i clan camorristico dei Senese, nessuna parola sul fatto che si sia tollerato che un sottosegretario condannato in primo grado, mi riferisco ad Andrea Delmastro, abbia potuto fare una società con un camorrista. Tutto fuori campo.

Dentro il campo, invece, restano le certezze narrative: forze dell'ordine celebrate (senza però ricordare che mancano decine di migliaia di unità e che negli ultimi anni si sono persi oltre duemila agenti senza adeguati rimpiazzi), norme anti-rave rivendicate come "successo" (peccato per Meloni che, ahimè, i rave non siano stati cancellati. Anzi. Certo, la stretta ha reso l'organizzazione più rischiosa e complicata, ma i raduni in Italia continuano: a metà agosto 2025 in Salento, tra Castri di Lecce e Surano, un rave è durato due giorni con centinaia di partecipanti; e pochi mesi fa, il Mantovano ha offerto un'altra prova. Insomma, il proibizionismo funziona meglio nei titoli dei giornali che nei campi da ballo), e poi le lotte ai centri sociali trasformati nel solito bersaglio. E, qui, ovviamente, viene da chiedersi: e Casa Pound? Cioè quel movimento politico di estrema destra e di matrice neofascista… No, niente da fare, non è stata citata, neppure Casa Pound.

Insomma, mentre il mondo brucia, e il pianeta è nel caos, Meloni compie una scelta precisa: parla di ciò che rafforza l'identità, evita ciò che apre contraddizioni. Di nuovo. Complice anche la chiusura del suo intervento: "Un sì ti conferma, ma un no ti riaccende". Da manuale. Ma mentre la si ascolta, la domanda resta: riaccendere cosa? La luce su quello che sta accadendo? Perché fuori da questo discorso c'è un Paese che fa i conti con salari più bassi, prezzi più alti, meno prospettive e più incertezza. Un Paese che non entra nelle slide, che non si sistema dentro una frase efficace, e che soprattutto non smette di esistere solo perché oggi, in Aula, non è stato nominato.

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Genovese trapiantata a Roma. Ho lavorato per Class Editori e Radio3 e ho frequentato la scuola di giornalismo Lelio Basso. Per molti anni, come freelance, mi sono occupata di politica nazionale e internazionale, realizzando reportage sul campo in Paesi come Turchia, Siria, Albania, Bosnia. Ho collaborato con Domani, Internazionale, il manifesto, Lifegate e Tpi. Oggi a Fanpage scrivo di politica e tematiche sociali. 
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