Addio al numero chiuso per l’ingresso nella facoltà di medicina. Un addio sancito, un po’ a sorpresa, dalla legge di bilancio. Uno dei punti della manovra varata ieri sera del Consiglio dei ministri prevede proprio “l’abolizione del numero chiuso nelle facoltà di medicina”. In sostanza, come si legge nel comunicato stampa diramato al termine del Consiglio dei ministri da Palazzo Chigi, “si abolisce il numero chiuso nelle facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”. Resta però da capire in che modo si andrà a sostituire il sistema tutt’ora vigente. La certezza, però, sembra essere che dal 2019 spariranno i test per l’accesso alla facoltà di medicina.

Il test di medicina viene svolto tutti gli anni come prova di ingresso per accedere al corso di laurea magistrale a ciclo unico di Medicina e Chirurgia. Un test su cui ogni anno, per diversi motivi, non mancano mai le polemiche. Uno degli argomenti utilizzati da chi è contrario al test riguarda il metodo di una prova che spesso viene considerata troppo selettiva. I dati parlano di oltre 67mila candidati per meno di 10mila posti disponibili e conseguenti iscrizioni.

Il tema non è però nuovo: ne aveva parlato nelle scorse settimane, in coincidenza proprio dei test di quest’anno, la ministra della Salute Giulia Grillo. La ministra aveva detto di essrere favorevole all’abolizione e che il modello da seguire potrebbe essere quello francese, che prevede una selezione dopo il primo anno e non all’ingresso: “Non c’è il numero chiuso all’inizio, con libero accesso al primo anno, e poi una selezione molto serrata per verificare chi è in grado di andare avanti: ci sono pro e contro, ma è meglio del sistema attuale”, spiegava la ministra Grillo. Ma già in passato, nel 2014, si era parlato dell’abolizione del test e del modello francese. A farlo era stata l’allora ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, esponente del governo guidato da Matteo Renzi.

I rischi in caso di abolizione del numero chiuso

Uno dei punti critici sollevati sull’abolizione del test di medicina e conseguentemente del numero chiuso riguarda il post laurea: come sarà possibile finanziare tutte le borse di specializzazione se aumentano in maniera così esponenziale gli iscritti e quindi, presumibilmente, anche i laureati? Per finanziare le specializzazioni servirebbero molti più soldi. Inoltre, andrebbe rimodulato tutto il sistema: ad oggi le scuole di specializzazione offrono 7mila posti l’anno, ma i laureati sono già di più, circa 10mila. Inoltre non bastano i 7mila specializzandi per pensare di sostituire i medici che vanno in pensione: attualmente sono 8mila l’anno. Altro discorso riguarda i corsi di laurea: come si fa a gestire un numero così alto di studenti per università che organizzano corsi per un numero attualmente nettamente inferiore?

L’abolizione diventa un caso, Bussetti: ‘Non mi risulta’

L’abolizione dei test di medicina è diventata un caso all’interno del governo, con il ministro competente – il titolare dell’Istruzione Marco Bussetti – che dice di non saperne nulla: “Sarò franco con voi, non mi risulta”, afferma rispondendo ai giornalisti a Venezia che gli chiedevano un commento sulla questione. “Farò le dovute verifiche ma non mi risulta nulla di simile”, dice ancora il ministro dell’Istruzione. Il ministro Bussetti, insieme alla ministra della Salute, Giulia Grillo, ha spiegato in una nota ufficiale di aver chiesto in sede di Consiglio dei ministri di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina: "È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare. Si tratta chiaramente di un percorso da iniziare già quest'anno per gradi. Per assicurare l'aumento dei posti disponibili e avviare un percorso condiviso, a breve sarà convocata una prima riunione con tutti i soggetti interessati a cominciare dalla Crui". Anche Palazzo Chigi precisa che si tratta "di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei rettori delle università italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso".