Test anti droga e alcol a lavoro, quando può scattare e come funziona: i chiarimenti dell’Ispettorato

L'ultimo decreto sulla sicurezza sul lavoro, convertito in legge lo scorso dicembre, ha introdotto diverse novità, dai badge di cantiere alla patente a punti per le aziende. Tra le varie norme ce n'è una che riguarda i test antidroga e alcol sul posto di lavoro. Non saranno più occasionali, motivati da particolari eventi come un incidente, ma potranno tenersi in qualsiasi momento e senza preavviso. A condizione che a svolgere il controllo sia un medico, che ci sia un ragionevole motivo e che si tratti di un'attività ad alto rischio. A questo proposito l'Ispettorato del lavoro ha fornito alcuni chiarimenti in una circolare pubblicata lunedì scorso. Ecco che cosa ha detto.
Come funziona il test antidroga e alcol sul luogo di lavoro
La norma in questione, dicevamo, è contenuta all'interno del decreto legge n°159/2025, poi convertito in legge a dicembre. Il provvedimento reca "misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile". In particolare, all'articolo 17 si parla di sorveglianza sanitaria. Viene autorizzata "la visita medica, effettuata prima o durante il turno lavorativo, in presenza di ragionevole motivo di ritenere che il lavoratore si trovi sotto l'effetto conseguente all'uso di alcol o di sostanze stupefacenti o psicotrope, finalizzata alla verifica che il lavoratore non si trovi sotto l'effetto delle predette sostanze, per le attività lavorative ad elevato rischio infortuni".
Si tratta dunque di una misura pensata per ridurre i rischi di incidente sul lavoro ed elevare il livello di sicurezza. Prima le visite mediche venivano effettuate periodicamente, magari a seguito di un caso di infortunio. Ora i controlli potranno svolgersi in qualsiasi momento se vi sarà il fondato sospetto che il lavoratore faccia uso di alcol o droghe.
Chi può subire il controllo: l'elenco delle attività
I test però non potranno scattare in qualsiasi luogo di lavoro. Le attività di sorveglianza sanitaria sono limitate ai "settori ad alto rischio infortunio o per la sicurezza, l'incolumità e la salute dei terzi". Tra quelle individuate dalla legge 125 del 2001, ci sono:
- le attività che prevedono impiego di gas tossici, fabbricazione e uso di fuochi artificiali, vendita di fitosanitari, direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari;
- manutenzione degli ascensori e sorveglianza dei sistemi di sicurezza negli impianti a rischio di incidenti rilevanti;
- medici, infermieri e operatori sanitari;
- addetto ai nidi materni e insegnanti nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado;
- mansioni comportanti l'obbligo della dotazione del porto d'armi;
- attività di trasporto: come tassisti, personale ferroviario, conducenti, conduttori, manovratori e addetti agli scambi di altri veicoli con binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, personale marittimo, piloti d'aeromobile e assistenti di volo;
- lavoratori addetti ai comparti della edilizia e delle costruzioni e tutte le mansioni che prevedono attività in quota;
- capiforno e conduttori addetti ai forni di fusione;
- lavoratori impiegati nelle cave o miniere.
Cosa dice la circolare dell'Ispettorato del lavoro
Come dicevamo, la legge prevede un ragionevole motivo perché il lavoratore sia sottoposto ad un alcol test o a un controllo anti droga. Ma cosa si intende per "ragionevole motivo"? Può trattarsi di comportamenti sospetti, di ripetuti errori durante il turno di lavoro o persino di incidenti gravi. Sul punto, è intervenuto l'Ispettorato del lavoro. "Al fine di una corretta applicazione della disposizione – si legge nella circolare – si ritiene necessario attendere la conclusione dell’Accordo Stato-Regioni, concernente la ridefinizione delle “condizioni e le modalità per l’accertamento della tossicodipendenza e dell’alcol dipendenza”, previsto entro il 31 dicembre 2026 ai sensi dell’art. 41, comma 4-bis, che potrà precisare le modalità e le condizioni inerenti allo svolgimento di tale visita". Per il momento dunque bisogna attendere l'accordo Stato-Regioni, che dovrebbe arrivare entro fine anno e fissare nel dettaglio tutte le condizioni in cui sarà possibile eseguire i controlli.