Tante preferenze per pochi posti: ora i parlamentari disertano le Camere e vanno a caccia di voti

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A cura di Redazione
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La legge elettorale è stata approvata in via definitiva nell’aula di Montecitorio. Ora spetterà alla Consulta pronunciarsi sulla costituzionalità, ma nel frattempo per molti parlamentari è già partita la caccia alle preferenze. Chi non è sicuro di avere un posto da capolista si scatena tra sagre ed eventi sul territorio per provare a conquistarsi la rielezione.

di Marco Billeci e Luca Pons

Tutto è andato secondo previsioni, senza colpi di scena: il Melonellum, la nuova legge elettorale che a luglio aveva mandato sotto la maggioranza con il voto segreto alla Camera, questa volta è uscito indenne da Montecitorio. Dei tanti aspetti della riforma elettorale che hanno riempito il dibattito politico nelle scorse settimane, ce n'è uno che preoccupa particolarmente i parlamentari anche nella maggioranza: le preferenze. Per molti parlamentari, il difficile inizia adesso. Chi non è tra i capilista, alle elezioni, non avrà il seggio garantito; e allora è già iniziata la caccia alle preferenze, tra sagre ed eventi sul territorio, anche a costo di sacrificare il lavoro nelle Camere.

Ora che il testo è stato approvato definitivamente dal Parlamento, resta solo il passaggio decisivo davanti alla Corte costituzionale. Le opposizioni sperano che i giudici intervengano per ritoccare alcuni passaggi del testo, ma le questioni portate davanti alla Consulta, con tutta probabilità, saranno altre rispetto alle preferenze. Si parla, per esempio, del premio di maggioranza, dell'alternanza di genere e del numero di firme da raccogliere per presentare una lista.

Non è un caso che, quest'estate, sia stato proprio l'emendamento sulle preferenze a essere bocciato grazie allo scrutinio segreto. Non tutti i parlamentari sono certi di riuscire a convincere gli elettori a mettere la X proprio sul loro nome. Molti hanno confessato a Fanpage.it che temono la concorrenza di chi, con gli elettori, è sempre a stretto contatto: i sindaci, i consiglieri regionali… insomma, gli amministratori locali che negli ultimi cinque anni, invece di andare a Roma e magari chiudersi in commissione Esteri o Affari europei a studiare dossier tecnici, sono rimasti sul territorio a coltivare consensi. I cittadini chi preferiranno, quando si troveranno i due nomi sulla scheda?

È vero che il meccanismo previsto dal Melonellum è annacquato. Ogni partito, in ogni collegio, potrà indicare un capolista bloccato. Essere capolista, almeno per i partiti maggiori, significa sostanzialmente avere un posto sicuro alla Camera o al Senato. Sotto quel nome, però, sulla scheda elettorale ce ne saranno scritti altri sei. E, a seconda del collegio, del peso del partito e delle preferenze ottenute, tra quei sei potrebbe arrivarne in Parlamento uno, due, magari tre o magari nessuno.

Il problema, per deputati e senatori attualmente in carica, è che nessuno sa ancora chi saranno i fortunati che saranno scelti come capilista. Quindi, per avere una possibilità di rielezione, più di un parlamentare ha raccontato che diversi colleghi preferiscono restare sul proprio territorio anche in settimana, invece di venire a Roma in Parlamento. Un senatore, nello scorso fine settimana, si è lanciato in un tour de force tra tagli di nastro, assaggi enogastronomici e dibattiti in tv locali per provare a recuperare il terreno perduto.

Nei prossimi mesi, la situazione non può che peggiorare. Il voto si avvicina. Nessuno sa quando, e la premier Meloni continua a insistere che si andrà a fine legislatura, ma fonti di FdI hanno confermato a Fanpage.it che nel suo inner circle si fa strada un'ipotesi diversa: il voto anticipato tra maggio e giugno. Così si eviterebbe di trovarsi il nuovo governo in carica a poche settimane dalla scadenza per la legge di bilancio, come accadde proprio a Meloni nel 2022. E si eviterebbe una campagna elettorale in estate, quando ormai le temperature superano i 40 gradi regolarmente.

La decisione, certo, spetta al presidente della Repubblica. Ma niente esclude che nei prossimi mesi qualcosa possa accelerare la caduta del governo. Che siano le tensioni internazionali, la crisi economica, o anche qualche incidente politico nelle commissioni parlamentari. I provvedimenti delicati non mancheranno, e già da tempo si è accentuato un clima sbracato da fine legislatura; con i parlamentari impegnati più a racimolare preferenze che a lavorare in Aula, il rischio di inciampi aumenta.

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