Stop Schengen Italia-Spagna, un’altra proroga di 7 giorni al buio: non ci sono dati su controlli e respinti
Spagna e Italia hanno concordato di non prolungare ulteriormente la sospensione temporanea del trattato di Schengen, istituita reciprocamente dai due Paesi. La misura straordinaria era stata introdotta durante l'emergenza migranti di fine luglio, quando entrarono nell'exclave spagnola di Ceuta oltre 60mila persone in un solo giorno provenienti dal Marocco, ed è stata più volte rinnovata nel corso dell'estate.
Grazie a quell'accordo in situazioni di normalità, non è necessario mostrare il passaporto ai confini interni dei Paesi che appartengono all'area Schengen, mentre sono previsti controlli alle frontiere esterne. Ora, dopo oltre due mesi di tensioni diplomatiche legate ai controlli interni all'area Schengen, che Roma ha introdotto per prima all'inizio della crisi, i controlli alla frontiera tra Italia e Spagna potrebbero essere eliminati, per essere sostituiti da altre misure di sicurezza alternative.
Quando scade la sospensione temporanea del trattato di Schengen per Spagna e Italia
Per il momento il blocco temporaneo in vigore, che sarebbe scaduto nella notte, è stato prolungato per un'altra settimana, in modo che i due governi abbiano il tempo di coordinarsi. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, hanno stabilito una roadmap, in modo da eliminare i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen, reintrodotti appunto dall'Italia all'inizio di agosto.
Secondo quanto riferito da fonti di entrambi i Paesi all'agenzia di stampa spagnola "Europa Press", i due capi di governo hanno affrontato la questione a margine del Consiglio europeo a Bruxelles, incaricando i rispettivi ministri dell'Interno, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, di trovare una soluzione entro i prossimi sette giorni. Secondo le stesse fonti, i due ministri lavoreranno nel corso della prossima settimana per "valutare insieme misure di cooperazione alternative". Da parte spagnola è stato precisato che l'obiettivo è "procedere all'eliminazione" dei controlli.
Fonti del ministero dell'Interno di Madrid hanno confermato all'Anda che Spagna e Italia "sono in contatto" e stanno negoziando la revoca dei controlli fra i due Paesi, con l'obiettivo di allineare le scadenze con quella delle misure spagnole, "vigenti fino alle 24 del 22 ottobre".
Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che "A seguito di un confronto tra Roma e Madrid l'Italia ha deciso di prorogare per 7 giorni i controlli temporanei dei collegamenti con la Spagna così da allinearli alla scadenza delle misure spagnole. Nel corso della prossima settimana i rispettivi ministri degli Interni lavoreranno insieme per valutare misure di cooperazione sostitutive".
Lo stop al trattato di Schengen stabilito senza dati certi
Lo stop di Schengen era stato stato già confermato per ulteriori 15 giorni lo scorso 30 settembre dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, a causa di non ben specificate "criticità" dovute alla "situazione nell'exclave spagnola di Ceuta". I motivi di sicurezza richiamati però non sono stati sostanziati da dati ufficiali pubblici e consultabili, che possano motivare una proroga della stretta. Gli ultimi dati forniti dal Viminale sono relativi al mese di agosto, e questo significa che i cittadini non hanno modo di verificare se una mini-proroga della stretta sia necessaria o del tutto superflua e dettata da ragioni di propaganda.
Quello che sappiamo è che dei 70mila migranti entrati a Ceuta il 30 e il 31 luglio, almeno 10mila sono rimasti sicuramente nell'exclave spagnola sulle coste nordafricane. Secondo le autorità spagnole, nessuno dei migranti arrivati a Ceuta è entrato nell’area Schengen dopo i giorni critici della crisi migratoria.
In gravi situazioni eccezionali, come minacce alla sicurezza, emergenze sanitarie o problemi legati all’immigrazione (come la come la crisi di Ceuta), uno Stato può decidere di fissare temporaneamente i controlli alle frontiere interne dell'area Schengen. È opportuno però ricordare che tecnicamente le due exclave di Ceuta e Melilla non hanno mai fatto pienamente parte dello spazio Schengen e sono l'unico confine terrestre tra Europa e Africa. A separare le due città dalla penisola iberica c'è comunque il mare. E l'attraversamento non è libero, bisogna comunque avere un permesso e documenti in regola, per prendere un traghetto o un aereo e arrivare sul Continente europeo. Una misura emergenziale di questo tipo, che poi ha provocato la risposta spagnola, non sembra motivata da un reale allarme sicurezza ma piuttosto da motivi elettorali. E nemmeno i numeri sembrano confermare la necessità di imporre controlli alle frontiere aeree e marittime così stringenti.
Cosa dicono gli ultimi dati disponibili sui controlli alle frontiere
In assenza di dati ufficiali relativi ai mesi di settembre e ottobre, ci basiamo unicamente su quanto il Viminale ha fatto filtrare sui risultati dei controlli effettuati ad agosto. Il primo bilancio sui controlli che era stato comunicato risale appunto ai primi di settembre: da quanto risulta al Viminale nel mese di agosto sono stati monitorati circa 500mila passeggeri, con oltre 180mila persone identificate all'ingresso in Italia in arrivo dalla Spagna.
In totale nel primo mese di stop sono state respinte 31 persone, in quanto prive dei documenti necessari, mentre 6 sono state arrestate. Tra i respinti, la maggior parte erano cittadini sudamericani (otto erano marocchini). Il 10 settembre poi il ministro dell'Interno Piantedosi aveva fornito un ulteriore aggiornamento, parlando di 42 respingimenti, nove dei quali riguardanti cittadini marocchini, e otto arresti.