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Stato di emergenza per i migranti in Italia: cosa comporta e quanto dura

L’incremento degli sbarchi dei migranti sulle coste italiane ha causato la dichiarazione da parte del governo Meloni dello stato di emergenza in Italia, un atto amministrativo che si rifà all’articolo 24 del codice della Protezione Civile: ecco di cosa si tratta.
A cura di Annalisa Cangemi
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La scorsa settimana il Consiglio dei ministri che si è svolto martedì 11 aprile a Palazzo Chigi, ha decretato lo stato d'emergenza per i migranti in tutto il territorio nazionale, un provvedimento motivato dall'aumento dei flussi migratori dalla rotta del Mediterraneo centrale, dalla difficile situazione all'interno dell'hotspot, affollato ben oltre la capienza massima massima di circa 400 persone, e dalla previsione di nuovi arrivi di barconi con il meteo favorevole.

Si tratta di un atto amministrativo che viene regolato dall'articolo 24 del Codice della Protezione civile, deliberato per gestire l'arrivo di migranti nel Paese. I particolare l'esecutivo ha dichiarato lo stato d'emergenza con l'obiettivo di "decongestionare l'hotspot di Lampedusa e per realizzare nuove strutture, adeguate sia alle esigenze di accoglienza sia a quelle di riconoscimento e rimpatrio dei migranti che non hanno i requisiti per la permanenza sul territorio nazionale", si legge nel comunicato diffuso dopo il Cdm. In realtà come spiegano esperti e associazioni, gli arrivi che si sono registrati in questo periodo si sono già visti in passato, e quello che manca sarebbe piuttosto una programmazione sull'accoglienza.

Nelle intenzioni del governo comunque il provvedimento, con l'aiuto di Protezione Civile e Croce Rossa, deve servire da una parte a velocizzare le procedure per l'accoglienza dei migranti e per la loro sistemazione sul territorio nazionale, e dall'altra a potenziare le strutture finalizzate al rimpatrio dei non aventi diritto alla permanenza in Italia (Cpr), incrementando le attività di identificazione ed espulsione. Parallelamente il governo Meloni è intenzionato a proseguire il lavoro in Europa, per far approvare una strategia comune sull'immigrazione.

Il governo ha nominato un commissario straordinario,Valerio Valenti, che avrà il compito di gestire la fase dell'emergenza nelle Regioni che hanno siglato l'intesa – non tutte lo hanno fatto, mancano all'appello cinque Regioni guidate dal centrosinistra – e dovrà coordinare le attività per ampliare la capacità del sistema di accoglienza.

Non è la prima volta che l'Italia dichiara lo stato d'emergenza. Lo ha già fatto in passato, ma per ragioni diverse: recentemente è stato proclamato l'anno scorso, e poi prorogato, lo stato d'emergenza per i profughi ucraini, o in conseguenza dell'alluvione che ha colpito le Marche a settembre 2022. Per quanto riguarda i migranti, nel 2011, anche durante il governo Berlusconi era stato deliberato lo stato d'emergenza per i migranti, ma in quel caso si prevedeva un piano di equa distribuzione tra le Regioni dei profughi provenienti dal Nordafrica.

Cosa comporta la dichiarazione dello stato di emergenza per i migranti

Lo stato d'emergenza è normato dall'articolo 24 del Codice della Protezione civile sulla base di alcuni parametri definiti nell'articolo 7: "Emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo". In questo caso per la misura, che sarà in vigore per sei mesi: sono stati stanziati nella prima fase 5 milioni, poi ce ne saranno altri 20 per i sei mesi. Lo stato d'emergenza non potrà comunque superare i 12 mesi, e sarà prorogabile per altri 12 mesi al massimo.

Il commissario Valenti e le risorse stanziate

È stato da poco nominato il prefetto Valerio Valenti, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno, come commissario delegato per lo stato di emergenza per i migranti nelle Regioni che hanno siglato l'intesa, cioè Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano.

Il suo compito sarà quello di coordinare le attività volte all'ampliamento della capacità del sistema di accoglienza, con particolare riferimento agli hotspot e ai centri previsti dal Sistema di accoglienza e integrazione, coinvolgendo i territori interessati, e a coordinare l'attività per l'accoglienza dei migranti in strutture provvisorie, nelle quali siano assicurati il vitto, l'alloggio, il vestiario, l'assistenza sanitaria e la mediazione linguistico-culturale.

Dovrà anche occuparsi di individuare le migliori soluzioni per assicurare un servizio continuativo di trasporto marittimo e aereo, attraverso vettori appositamente individuati, dagli hotspot ai territori dove saranno individuati i centri e strutture. Potrà agire anche in deroga ad una serie di norme, come si specifica nell'ordinanza del Capo della Protezione Civile Curcio, emanata domenica. Valenti per tutto il periodo dell'emergenza sarà anche coadiuvato da una struttura di supporto, composta da un massimo 15 membri, scelti tra il personale già in servizio presso il ministero dell'Interno.

Perché è stato dichiarato lo stato di emergenza per i migranti in Italia

Nell'ordinanza del capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, si specifica che lo stato d'emergenza è stato dichiarato "in conseguenza dell'eccezionale incremento dei flussi di persone migranti in ingresso sul territorio nazionale attraverso le rotte migratorie del Mediterraneo".

Cosa cambia nel concreto per i migranti e gli sbarchi in Italia

Lo stato d'emergenza in generale dà degli strumenti in più e poteri straordinari al governo per  permette di affrontare situazioni critiche e calamità, per esempio eventi naturali come terremoti o alluvioni, ma anche crisi umanitarie. In questo caso sono stati sbloccati fondi e poteri che consentiranno di affrontare più facilmente gli arrivi e riorganizzare il sistema dell'accoglienza.

"Abbiamo deciso lo stato di emergenza sull'immigrazione per dare risposte più efficaci e tempestive alla gestione dei flussi", ha spiegato infatti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Abbiamo aderito volentieri alla richiesta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ben consapevoli della gravità di un fenomeno che registra un aumento del 300 per cento. Sia chiaro, non si risolve il problema, la cui soluzione è legata solo ad un intervento consapevole e responsabile dell’Unione europea", ha detto il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, aggiungendo che bisogna aiutare le Regioni "perché si rischia di mandare il sistema al collasso".

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