Nelle ultime settimane la questione della candidatura di Roma come città ospitante le Olimpiadi del 2024 ha letteralmente monopolizzato il dibattito cittadino e nazionale. Il tema, nonostante le tante e diverse problematiche che attanagliano la capitale, è diventato praticamente l'unico terreno di scontro della campagna elettorale del ballottaggio delle elezioni amministrative: in uno degli ultimi confronti tra i candidati sindaco su La7, sostanzialmente non si è parlato d'altro. Sul punto è addirittura intervenuto anche Francesco Totti, che ha detto all'Ansa che "Roma deve tornare ad essere una capitale mondiale e solo lavorando tutti insieme con passione e determinazione per portare qui i Giochi del 2024 si può garantire una prospettiva di sviluppo concreto alla città e alle future generazioni. L’ho detto e lo ripeto: da romano e romanista io sarò sempre orgogliosamente a favore delle Olimpiadi a Roma".

La dichiarazione del capitano della Roma ha rappresentato per molti un "assist" a Roberto Giachetti. Il candidato del Partito democratico, infatti, non ha mai nascosto di essere a favore della candidatura della capitale ad ospitare i giochi olimpici: "Bisogna cogliere queste opportunità per il bene di Roma", ha dichiarato recentemente con riferimento alle Olimpiadi.

La candidata del M5s Virginia Raggi, invece, si è detta contraria ai Giochi, anzi, il solo parlarne sarebbe "criminale". Successivamente ha corretto il tiro, sostenendo che della candidatura della capitale si discute "per nascondere altre priorità. Non dobbiamo prendere ora una decisione, ma a ottobre 2016. Per allora potrebbe esserci un piano serio. Per il momento è un no, ci sono altre priorità". Tanto che Luca Cordero di Montezemolo, presidente del comitato promotore dei Giochi Olimpici di Roma 2024, ha dichiarato che se vince Raggi "saremmo costretti a ritirare la candidatura mentre siamo vicini alla meta".

I dubbi sulla candidatura di Roma 2024

Secondo un sondaggio condotto da Swg su un campione di 1500 romani, il 56% degli abitanti della capitale sarebbe "completamente favorevole" alla candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2024, mentre il 21% si definisce "tiepidamente a favore". Al di là di rilevazioni statistiche, però, non c'è mai stato un vero dibattito sul tema. Per questo motivo, ad esempio, i Radicali hanno lanciato lo scorso gennaio l'idea di un referendum per far esprimere i cittadini sul progetto, per il quale – dopo qualche vicissitudine – è appena partita la raccolta firme. Quella di far esprimere i romani è una possibilità su cui Raggi ha preso tempo con un "valuteremo"; mentre Giachetti ci ha girato intorno dicendo che "se qualcuno raccoglie le firme si fa. Io voto a favore", ma che comunque "il primo referendum sulle Olimpiadi sarà il ballottaggio" – considerato che lui sostiene il progetto e il M5s no. Dal canto suo Montezemolo ha invitato a smetterla con "le polemiche sulle Olimpiadi", perché "stanno danneggiando l'immagine dell'Italia e di Roma. Il 50 per cento dei romani vuole i Giochi".

L'annuncio della candidatura di Roma come città ospitante è stato fatto a dicembre del 2014 dal premier Matteo Renzi.

In corsa assieme alla capitale per i Giochi del 2024 ci sono Budapest, Los Angeles e Parigi. Amburgo, invece, nonostante l'ufficializzazione al Cio – il Comitato olimpico internazionale, ha ritirato la sua candidatura dopo un referendum popolare in cui il 51,6% dei cittadini ha espresso parere contrario. "Questa è una decisione che non volevamo però è chiara" ha commentato subito dopo il sindaco della città Olaf Scholz.

La candidatura di Roma è stata approvata il 25 giugno 2015 dall'assemblea capitolina, e pochi giorni dopo da una delibera del Coni. Nonostante questa circostanza permetta di dire ai favorevoli ai Giochi che, in qualche modo, così la cittadinanza si sarebbe già espressa attraverso il voto dell'amministrazione, in realtà quando l'assemblea capitolina ha deliberato, era stata resa pubblica solo la "vision" della candidatura: una specie di idea di massima, in cui si parlava di "sogni", "valori dello sport", "occasione unica per Roma" e rispetto di "alcuni principi etici e pratici".

Fino a quando non è stato presentato – lo scorso 17 febbraio – il vero dossier da parte del Comitato promotore, insomma, "c'è stato un dibattito un po' vago su quella ‘vision' descritta sul sito, su cui non c'era neanche una cifra", spiega Riccardo Magi, segretario di Radicali italiani, partito che, nell'attesa della presentazione della valutazione tecnica ed economica ufficiale, ha elaborato lo scorso gennaio un dossier sui costi delle Olimpiadi. Si tratta di uno studio storico, basato sulle esperienze passate di altre città, da cui emerge un quadro non particolarmente roseo. Negli ultimi 50 anni, infatti, i budget "presentati in sede di candidatura olimpica sono stati puntualmente sforati", facendo lievitare le spese effettive rispetto alle previsioni iniziali talvolta anche dell'800%.

La "maledizione del vincitore"

"I dati ci dicono che le Olimpiadi nella storia degli ultimi 50 anni possono essere un'occasione di rilancio, trasformazione della città, ma nella stragrande maggioranza dei casi in realtà si sono rivelate dei boomerang: scommesse rischiosissime di cui si sono poi pagati i costi per decenni successivi a quando si sono tenuti i giochi, in termini di aumento della pressione fiscale, di grandi opere inutilizzate, non utilizzabili o addirittura incompiute", spiega Magi. E questo "vale non solo per le Olimpiadi, ma anche per alcuni altri eventi sportivi internazionali, come i Mondiali di calcio del 1990 o quelli di nuoto del 2009". Nel dossier dei Radicali si fanno alcuni esempi. Per i Giochi di Sochi si è arrivati a sborsare 50 miliardi di euro; Montreal nel 1976 ha moltiplicato le spese del 796% obbligando i contribuenti a pagare tasse speciali per 30 anni; mentre per ripianare il deficit derivante dall'organizzazione delle Olimpiadi di Grenoble i cittadini hanno dovuto pagare una tassa speciale per 24 anni – i canadesi del Quebec per 30 anni. E se da un lato a Barcellona sono state versate negli anni 1,7 miliardi di tasse in più dopo i Giochi, basta guardare le conseguenze che le Olimpiadi hanno avuto sulla Grecia dopo il 2004. Questo è quello che viene chiamata la "maledizione del vincitore": la città che si aggiudica i Giochi non fa che aggravare la sua situazione economica.

"Ci sono stati rari casi – spiega Magi – in cui c'è stato un apporto positivo dal punto di vista urbanistico, delle infrastrutture della mobilità, dei servizi. Uno di questi è Barcellona. Ma lì c'era un progetto e un'attività di trasformazione della città che era già avviata dagli inizi degli anni '80 e rispetto al quale candidatura ha funzionato da acceleratore. Qui a Roma non abbiamo dei progetti in questo senso, neanche sulla mobilità, se non alcuni falliti come Metro C".

I costi e l'eredità dei Giochi

Nel 2011, con il Governo Monti, si propose di candidare Roma per ospitare le Olimpiadi del 2020. Fu creato un Comitato di compatibilità economica presieduto dall’economista Marco Fortis con il compito di valutare tutti i fattori. La relazione che ne venne fuori fu stilata sulla base indicazioni fornite dalla società Prometeia, che applicò alcuni modelli econometrici che misuravano l'impatto dell'evento. Dopo l'analisi, il governo decise per il "no", e non firmò la candidatura perché c'erano "troppi rischi". Per i Radicali quello rimane "l'unico studio serio e indipendente di fattibilità".

Nel progetto presentato dal comitato promotore al Cio di Losanna lo scorso febbraio, c'è una valutazione economica dei Giochi. Secondo il presidente del Coni Giovanni Malagò, il budget di 5,3 miliardi sarebbe "il più basso della storia": 2,1 miliardi per gli impianti permanenti e 3,2 per per temporanei e costi di gestione – aiutati dal contributo del Cio, dai biglietti e dagli sponsor. Addirittura per il Messaggero – che sta facendo una campagna quasi martellante sul "sì" alle Olimpiadi visti gli interessi del gruppo Caltagirone in alcune opere – il costo per il Campidoglio sarebbe "zero", perché parte dei fondi arriverebbe dalla legge di Stabilità 2017.

Per i Radicali, però, in realtà si arriverebbe a 8 miliardi di euro. "Quello che è fondamentale capire è cosa significano le Olimpiadi per Roma. C'è un concetto fondamentale in base a cui si valutano le candidature, che è quello di ‘legacy', eredità. Qual è l'eredità che rimane alla città dopo i giochi?", si chiede Magi. Dopo aver visionato il progetto, aggiunge, "possiamo dire che non si capisce quale sia il beneficio per Roma".

Le opere principali, prosegue il segretario radicale, "sono due. C'è il villaggio olimpico da realizzare a Tor Vergata con quei 17mila posti letto previsti senza che si spieghi perché bisogna concentrare 2 miliardi di investimenti tutti lì e senza sapere cosa ci si farà dopo con queste strutture. È stato detto che diventeranno in uso al campus universitario, ma sappiamo che gliene bastano 800 o mille; poi è stato proposto di metterli a disposizione dei parenti dei malati ricoverati al policlinico di Tor Vergata, ma noi sappiamo che l'ospedale ha 4-500 posti letto, quindi quanti possono essere i familiari?". La seconda opera è un lago artificiale di 2,5 km a ridosso della Nuova Fiera di Roma. "Anche lì è abbastanza incredibile – prosegue Magi – che si vada a investire. Tra l'altro è in area di riserva naturale del litorale, e in zona di massimo vincolo di sicurezza perché vicina all'aeroporto di Fiumicino. Ciò vuol dire che è espressamente vietato fare opere che prevedano specchi d'acqua artificiale perché attirerebbero gli uccelli, creando problemi al decollo e atterraggio". Almeno per queste due strutture, insomma, ad oggi la "legacy" sembra quella di restare a prendere polvere – sulla scia della "Città dello sport" di Calatrava, costata 200 milioni e mai terminata. Anzi, proprio quell'"eterno cantiere" dovrebbe riproporsi per Roma 2024 (e con gli stessi nomi in ballo).

Intanto i promotori del "sì" alle Olimpiadi promettono aumenti del Pil cittadino e 170 mila posti di lavoro, invitando gli scettici ad abbandonare "l'autolesionismo". Ma il punto è che, al di là degli annunci, "finora nonostante la candidatura olimpica sia entrata in queste ultime settimane al centro della campagna elettorale non c'è stata assolutamente un'informazione completa dei cittadini", spiega Magi, secondo cui "si dicono dei dati e si fanno delle stime, ma non c'è un dibattito vero". Riguardo i 170mila posti di lavoro, ad esempio, aggiunge, "da dove si prende questa stima? Ricorda una cifra che veniva data dalla commissione Fortis in occasione della candidatura per il 2020, bloccata dal governo Monti. Quello studio per quanto riguarda le ricadute in termini di occupazione in realtà parlava di 170 mila nell'arco di circa 12 anni, ma come somma dei posti di lavoro annui. Nel senso che il primo anno se ne creano 3mila, il secondo 5mila, il terzo 8mila, fino ad arrivare a un picco di 29mila posti di lavoro nell'anno in cui si dovevano tenere le Olimpiadi. Ma in parte sono gli stessi posti per ogni anno: gli 8mila del secondo anno non è che si cumulano ai 5mila del primo, li contengono, e così via. Peraltro la maggior parte di questi posti di lavoro sono provvisori e strettamente legati all'evento. È evidente che un avvenimento come questo crea una bolla, un'alterazione nel circolo economico cittadino. Si creano posti di lavoro, si crea aumento del Pil, ma bisogna vedere se è strutturale o poi scompare con anche ricaduta negativa".

Ai dati va aggiunta l'esperienza: negli ultimi anni di certo l'Italia non ha brillato nell'organizzazione di grandi manifestazioni, basti pensare alle ombre e le inchieste sull'Expo di Milano. E per quanto riguarda gli eventi sportivi la storia non è diversa: dai Mondiali di calcio del '90, ai Giochi invernali di Torino del 2006 fino agli appalti per quelli di nuoto a Roma nel 2009 è tutto un mare di incompiute, impianti in rovina spesso inutilizzati, debiti, inchieste. Una cornice in cui si inserisce anche la madre delle grandi manifestazioni per eccellenza, il Giubileo del 2000, con le indagini sulla "cricca" e la creazione di un nucleo di potere e di un meccanismo che si è poi ripetuto nel tempo nell'organizzazione di eventi di ogni genere – come il G8 della Maddalena– o anche nella gestione di appalti successivi ad avvenimenti come il terremoto dell'Aquila. E senza andare troppo indietro nel tempo, Roma – che per il presidente dell'Autorità anticorruzione manca di adeguati "anticorpi" – è la città che è stata scenario di Mafia Capitale. Alla luce di tutto questo, probabilmente andrebbe fatta una riflessione in più sul come si intenda arginare il malaffare e le speculazioni nell'organizzazione di un evento come le Olimpiadi.

Su tutti questi aspetti si dovrebbe concentrare la richiesta di esprimersi ai romani. Secondo Magi "il referendum – la cui raccolta firme era stata bloccata da una lettera del Coni – può diventare occasione di un dibattito serio sui costi e i benefici. Un dibattito che deve avvenire davanti ai cittadini e deve convincerli che Olimpiadi siano davvero un'occasione per la trasformazione della città. E e non si convincono i romani, è semplice: i Giochi non si fanno".