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Sondaggi politici, Fdi in calo, Pd accorcia le distanze e stacca il M5s

L’ultimo sondaggio settimanale di Termometro politico mostra una crescita per Pd, Lega e Forza Italia.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Secondo l'ultimo sondaggio settimanale di Termometro politico, con interviste realizzate tra il 14 e il 16 novembre 2023, scende, anche se di poco la fiducia degli italiani nella premier Meloni (42,5%).

Mentre le intenzioni di voto registrate dalla rilevazione vedono Fratelli d'Italia in calo al 29,2%. Il Pd, sempre secondo partito, è invece in risalita al 19,5%, il M5S giù al 16,2% e Lega e Forza Italia sono date in crescita, rispettivamente al 9,6% e al 6,6%. Azione scende al 3,7% mentre Sinistra/Verdi tornano al 3%. Sotto tale soglia tutti gli altri partiti, con Italia viva al 2,6%.

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Lo sciopero è ancora utile?

Per quasi sei italiani su dieci lo strumento dello sciopero è ancora utile: tra questi, il 30% pensa che sia uno strumento "indispensabile", e ritiene che i lavoratori siano più sfruttati di prima proprio perché si sciopera meno; il 28,4% pensa che vada utilizzato in modo più intelligente, evitando mille piccoli scioperi locali e organizzandone altri più grandi e unitari. A pensarla diversamente è il 23,7% secondo cui ormai i tempi e i lavori sono cambiati, e i sindacati dovrebbero utilizzare altre forme di pressione verso i datori di lavoro. Per un ulteriore 16,4% lo sciopero non è mai stato utile.

Perché gli stipendi non crescono in Italia, mentre negli altri Paesi Ue sì?

Agli intervistati è stato chiesto il motivo per cui gli stipendi italiani, a differenza di quelli negli altri paesi, non sono cresciuti negli ultimi decenni. Per il 48,8% questo è è accaduto perché i governi italiani non hanno fatto le riforme necessarie, né incentivato la produttività e hanno preferito bonus e misure di breve periodo. Il 22,2% dà la colpa alla globalizzazione che ha favorito le multinazionali e le delocalizzazioni a scapito di artigiani e lavoratori delle piccole imprese del territorio. Il 13,9% punta il dito contro le imprese italiane incapaci di fare ricerca, innovare, realizzare nuovi prodotti e accrescere il valore di ciò che producono. Infine il 13,2% ritiene che dietro alla mancata crescita ci sia la scelta, sbagliata, di aver aderito all’Ue e all'euro.

La riforma del premierato divide gli italiani

La riforma costituzionale del governo di centrodestra divide gli italiani. Il 51,1% giudica favorevolmente il premierato: tra questi però l’8% è contrario al premio di maggioranza. Il 5,4% dice di non essere d’accordo con l’indicazione del premier prima del voto, ma è favorevole al premio di maggioranza. Il 36,2% boccia l’intera riforma, mentre il 5,1% dichiara di non essere interessato perché, a suo dire, ormai le decisioni le prende la finanza internazionale.

Nella riforma è compresa anche un'altra proposta di modifica: nel caso in cui il governo cadesse, il Capo dello Stato potrebbe nominare premier solo un altro deputato della coalizione vincente, oppure si tornerebbe al voto. La proposta incontra il favore del 44,4% degli intervistati, il 5% lo è in parte, il 22,1% non è d’accordo e preferirebbe il modello della sfiducia costruttiva applicato in Germania, infine il 25,6% la boccia interamente considerandola una violazione delle prerogative del Parlamento e del Quirinale.

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