Ormai il quadro che riflette le intenzioni di voto degli italiani appare consolidato: se si andasse a elezioni oggi, la vittoria sarebbe del centrodestra. Anche l'ultimo sondaggio effettuato da Euromedia Research per Porta a Porta su Rai1 conferma le tendenze che dell'ultimo mese: la coalizione di centrodestra continua a crescere, trainata dalla Lega di Matteo Salvini e dall'ascesa di Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, mentre le forze politiche di maggioranza arrancano sempre più, con il Movimento Cinque Stelle di Luigi Di Maio in tracollo.

Il Carroccio si riconferma il primo partito con il 33%, seguito dal Partito democratico di Nicola Zingaretti al 18,1%. I pentastellati sono al terzo posto con il 15,8%, meno della metà dei voti ottenuti alle elezioni politiche di marzo 2018 quando si erano imposti come primo partito nel Paese. Di seguito troviamo Fratelli d'Italia con il 9,3%, un punteggio che conferma il partito come seconda forza politica della coalizione di centrodestra. Forza Italia di Silvio Berlusconi, infatti, si ferma al 6,8%. Infine troviamo Italia Viva di Matteo Renzi al 5,8%. Ragionando in termini di coalizioni, quindi, l'analisi di Euromedia dà la maggioranza di governo al 41,6% e l'opposizione di centrodestra al 49,4%. Lunedì scorso, secondo il sondaggio di Swg per Tg La7 il centrodestra aveva sfondato quota 50%, raggiungendo quindi la maggioranza assoluta dei voti.

Il giudizio sulla manovra

Il sondaggio realizzato per la trasmissione di Bruno Vespa ha anche analizzato alcuni degli aspetti più caldi del momento nel dibattito politico. Per prima cosa aveva chiesto agli elettori un'opinione sulla manovra economica del governo giallorosso. I risultati non sono favorevoli alle misure varate dal governo di Giuseppe Conte bis: solo il 24,7% degli intervistati ha affermato di avere un giudizio positivo sulla manovra, mentre il 50,9% ha espresso un parere negativo. IL 24,4% ha dichiarato di non avere una posizione a riguardo.

Ilva e imprese

L'indagine ha anche affrontato la questione dell'ex Ilva di Taranto. Secondo il 23,3% degli intervistati la soluzione sarebbe chiudere lo stabilimento e risanare l'area per destinarla a nuovi progetti, mentre per il 21,2% pur di salvare l'acciaieria e rilanciare l'impresa bisognerebbe reintrodurre lo scudo penale per Arcelor Mittal accettando gli esuberi dal punto di vista occupazionale. Secondo il 20,2%, invece, bisognerebbe fare causa al gigante dell'acciaio. Il 18% degli intervistati afferma invece di essere favorevole alla nazionalizzazione tramite un intervento della Cassa depositi e prestiti.

Il sondaggio ha quindi chiesto al campione in esame a cosa siano dovute le crisi aziendali degli ultimi tempi, come quella che ha coinvolto l'ex Ilva, ma anche il caso Whirlpool, Embraco o Pernigotti, per citarne alcuni. Secondo il 29,4% queste sono dovute al fatto che "all’estero il lavoro costa meno ed è maggiormente conveniente trasferire unità produttive e società". Per il 23,5% invece la colpa è da attribuire alla "negativa gestione degli ultimi anni e degli ultimi Governi di queste realtà", mentre il 15,7% punta il dito precisamente verso la "poca competenza degli ultimi Ministri dello Sviluppo Economico (Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli)". Secondo un 14,4% la questione è legata a una " mancanza di rispetto dei patti siglati da parte delle Multinazionali (oltre all’indifferenza nei confronti degli operai e degli impiegati di queste aziende)". Infine l'8,1% accusa "l'azione miope dei sindacati italiani".