Le ultime settimane sono state infiammate per la politica: dalla discussione sulla legge di Bilancio, alle polemiche sul Mes, quelle sulle elezioni regionali con la nascita del movimento delle "sardine". Poi ancora i casi dell'ex Ilva e di Alitalia, quello del Mose e l'inchiesta sull'ex Fondazione di Matteo Renzi. Sono tutti fattori che pesano sul clima politico, sul consenso ai partiti e ai loro leader. In generale si possono notare alcuni cambiamenti interessanti rispetto al mese scorso, che sono stati evidenziati dall'ultimo sondaggio di Ipsos pubblicato per il Corriere della Sera.

L'indagine, prima di sottolineare alcune varianti rispetto all'ultimo mese, indica ciò che invece si è mantenuto stabile rispetto allo scorso ottobre: il giudizio sul governo. Il 37% degli intervistati, infatti, ha espresso un parere positivo, mentre il 52% ha affermato di non approvare l'esecutivo giallorosso. Si tratta solamente di due punti percentuali in più rispetto a un mese fa, il che non indica particolari cambiamenti dell'indice di gradimento al governo. Un valore che, calcolato tramite un rapporto fra giudizi positivi e negativi ed escludendo chi non si è espresso, si afferma a 42 punti, esattamente lo stesso risultato di ottobre.

Un cambiamento interessante è però quello che riguarda l'apprezzamento verso i leader politici. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rimane al primo posto nella classifica, ma perde 6 punti percentuali rispetto al mese scorso: è apprezzato dal 43% degli italiani. Il leader della Lega, Matteo Salvini, perde ben 8 punti e passa dal 45% al 37%: non solo, perde anche il secondo gradino del podio, venendo scavalcato da Giorgia Meloni che ottiene il 40%. Il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, registra invece un indice di gradimento del 20%. mentre il capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, si ferma al 18%, in calo di 6 punti rispetto a ottobre. Perde 6 punti anche Matteo Renzi, che si ferma al 10%.

Il leader che perde più consensi è quindi proprio Matteo Salvini. Il dato è facilmente collegabile ad un altro, emerso dal sondaggio: la questione immigrazione è passata, nelle priorità degli italiani, dal 45% al 28%. Il leader del Carroccio deve quindi fare fronte alla perdita di centralità del suo cavallo di battaglia nel dibattito pubblico. Il calo di Di Maio, invece, si può attribuire alle divisioni interne che continuano ad agitare il partito, emerse specialmente nel caso del voto alle prossime regionali. Renzi è stato invece investito dallo scandalo delle indagini su Open. Meloni, al contrario, continua a cavalcare l'onda che non solo ha permesso al suo partito di confermarsi ormai come la seconda forza politica del centrodestra, ma ora avvantaggi anche la deputata stessa in quanto leader.

Per quanto riguarda invece le intenzioni di voto, la Lega si mantiene sempre il primo partito nel Paese al 31,9%, ma perde ben 2,4 punti percentuali. Il Pd aumenta invece, arrivando al 18,1%. Al terzo posto, in calo di 1,3 punti percentuali, troviamo il M5S al 16,6%, seguito subito da Fratelli d'Italia al 10,6%. Forza Italia si mantiene stabile al 6,2%, mentre Italia Viva perde quasi un punto e si attesta al 5,3%. Ci sono poi Europa Verde e Azione di Carlo Calenda appaiati al 2,3%, Sinistra italiana al 2% ed Europa+ all'1,2%. Tutte le altre liste, che non raggiungono l'1%, insieme fanno il 3,5%. Un dato rilevante, tuttavia, non riguarda l'indice di gradimento ai partiti, ma l'astensionismo. La quota di italiani che affermano di non sapere per chi votare o affermano l'intenzione di non volerlo fare è del 40%. È il dato più elevato registrato dallo scorso giugno.