La scuola è una priorità, la scuola deve riaprire, va garantita la didattica in presenza, i ragazzi non possono essere penalizzati. Di frasi del genere ne sono state dette tante in questi mesi, ma oggi le scuole superiori sono chiuse su tutto il territorio nazionale, con le classi in didattica a distanza. Nelle zone rosse anche i ragazzi che frequentano seconda e terza media sono a casa. Per il Governo si avvicina il momento di nuove decisioni importanti: all'inizio di dicembre arriverà un nuovo Dpcm che deciderà come gli italiani vivranno il prossimo mese, considerando che di mezzo ci sono le vacanze di Natale, che normalmente vuol dire riunirsi con la propria famiglia, ma anche tanti introiti per molti settori economici. In tutto ciò, la questione scuola resta appesa a un filo. La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, continua a sostenere che si tornerà in aula prima possibile, ma farlo prima di Natale sembra sempre più improbabile.

Azzolina contro le indiscrezioni: la scuola potrebbe riaprire a dicembre

Lucia Azzolina si è scagliata contro le indiscrezioni stampa che prevedono una riapertura della scuola direttamente ad inizio gennaio. La ministra dell'Istruzione ha sottolineato ripetutamente come il suo obiettivo fosse far tornare a scuola i ragazzi che sono in didattica a distanza il prima possibile. "Tutto ciò nella convinzione, espressa con chiarezza in questi giorni anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che una chiusura prolungata delle scuole possa produrre un impatto negativo sui nostri studenti, dal punto di vista psicologico e della dispersione scolastica", scrive il Miur in un comunicato.

Smentendo categoricamente le previsioni del ritorno a scuola a gennaio, la ministra ha chiarito l'obiettivo: didattica in presenza dalla settimana del 7 di dicembre. Se non per tutti, almeno per i ragazzi che frequentano le scuole medie, anche nelle zone rosse. Ma le questioni in ballo restano ancora tante, troppe. Il piano trasporti non è mai stato rivisto e rappresenterebbe una delle criticità maggiori, considerando che ad essere riammessi a scuola sarebbero i ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che più di tutti prendono i mezzi. I contagi andrebbero comunque monitorati settimana per settimana, mentre sui test rapidi richiesti da Azzolina non ci sono novità.

Il Governo difende la ministra, ma è polemica sui trasporti

Il Movimento 5 Stelle è unito intorno alla ministra dell'Istruzione, e difende a spada tratta il suo operato. Luigi Di Maio chiede di non trasformare la scuola in un campo di battaglia ideologico, con i media invitati a non creare allarmismi e a non diffondere notizie approssimative. La questione trasporti è quella che più preoccupa in vista di una riapertura e crea polemica, Riccardo Nencini, presidente della Commissione Cultura al Senato, ha scritto sull'Huffington Post:

Il problema, semmai, è esploso là fuori, e penso ai trasporti. Treni regionali strapieni, bus e metro colmi all’inverosimile, pochi controlli. Risultato: pericolosi assembramenti. Le scuole chiuse sono una sconfitta per tutti. Allargano la forbice delle diseguaglianze, penalizzano gli studenti più vulnerabili, i più svantaggiati economicamente. Non c’è ripartenza se la scuola non occupa il cuore delle priorità.

Tante le incognite: i tamponi rapidi per studenti e insegnanti che non arrivano, ma anche i supplenti che ancora non si trovano. Sulla prospettiva il dottor Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, è più pessimista. Dopo aver chiesto a gran voce la riapertura delle scuole, ora spiega al Corriere: "In ogni caso l’indicazione di riapertura a gennaio non è garantita, visto che non abbiamo alcuna certezza sullo sviluppo della pandemia". Quindi non è sicura neanche la riapertura a gennaio, il rischio, secondo il coordinatore del Cts, è crescere "una generazione di liceali che andrà all’esame di Stato a giugno avendo perso il contatto fisico con l’universo scolastico per quasi un anno".

Il G20 annuncia misure per favorire l'istruzione

Abbiamo preso misure per mitigare l’impatto della pandemia del Covid-19 sull’istruzione". L'annuncio è arrivato in un comunicato congiunto dai paesi del G20 alla fine dei lavori in Riad. "Un’istruzione di qualità inclusiva ed equa per tutti è centrale per combattere le disuguaglianze”. L'istruzione deve essere centrale nel futuro: "È fondamentale continuare a garantire l’istruzione in tempi di crisi con l’attuazione di misure per assicurare l’apprendimento di persona e, se necessario, un efficace insegnamento a distanza”.