Sul caso dello striscione che la Digos ha impedito di esporre durante la manifestazione dei sindacati a Roma interviene la questura della Capitale. La questura romana tenta di spiegare quale sia stata la motivazione che ha portato a questa decisione, ritenendo che non avesse nulla a che vedere con la volontà politica di non far esporre lo striscione ironico sui due vicepresidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Secondo la ricostruzione della questura, alcuni manifestanti della Uil sono stati invitati a “rimuovere uno striscione posto su una parete di interesse storico culturale”. La spiegazione della questura, dunque, è da ricondurre al luogo in cui lo striscione è stato esposto, ovvero al Pincio, storica terrazza romana che affaccia su Piazza del Popolo.

La questura assicura che non è stata fatta “nessuna valutazione” sul contenuto dello striscione: “Si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico, così come previsto dall'art.49 del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, dove si vieta il collocamento o l'affissione di cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelate come Beni Culturali”. Nel comunicato diffuso dalla questura si ripercorre la vicenda, relativa alla manifestazione dei sindacati del pubblico impiego che si è tenuta a Roma: “Questa mattina personale impiegato nel servizio di ordine pubblico, predisposto in occasione della manifestazione in favore del rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti pubblici, ha esortato alcuni manifestanti, appartenenti al sindacato della UIL, a rimuovere uno striscione posto su una parete di interesse storico culturale, sita in via Adamo Mickiewicz, nei pressi del Pincio. Nessuna valutazione è stata fatta circa l'aspetto contenutistico, ma si è ritenuto che lo striscione fosse lesivo del decoro paesaggistico”.

Secondo quanto viene ancora riportato nella nota della questura capitolina, “è inoltre prevista una comunicazione preventiva ai competenti uffici del Comune nel caso in cui si voglia procedere a tali esposizioni che, nella circostanza, non è stata effettuata, così come confermato dagli uffici capitolini. Lo striscione è stato poi ripiegato autonomamente dai manifestanti e lasciato nella loro libera disponibilità. Giova precisare che già in precedenti ed analoghe situazioni non è stata consentita l'esposizione di manifesti e di striscioni nel medesimo posto”.

Cosa prevede il Codice dei beni culturali e del paesaggio

Secondo l’articolo 49 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, citato dalla questura di Roma nella nota, “è vietato collocare o affiggere cartelli sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali”. Si possono fare eccezioni solo se il collocamento è stato autorizzato dal soprintendente, considerando che non danneggi “l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili”. Si specifica, inoltre, che “lungo le strade nell’ambito o in prossimità dei beni indicati al comma 1, è vietato collocare cartelli, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli”.