La senatrice del M5S Elvira Lucia Evangelista ha depositato in Senato una proposta di legge contro il ‘revenge porn', la pratica, sempre più diffusa tra i naviganti del web, di cui sono vittime soprattutto le donne, ma non solo. Tale prassi coinvolge utenti, che in chat chiuse o sui social network, pubblicano, senza consenso, video o immagini intime di persone del tutto ignare, violando la loro privacy, allo scopo di denigrarle. Questo può avvenire alla chiusura di una relazione, oppure può colpire donne che non hanno alcun legame affettivo diretto con i responsabili di questi abusi. Il comune denominatore è comunque la diffusione in rete di un contenuto privato, definibile come ‘pornografia non consensuale', che porta spesso la vittima in una condizione di disagio e umiliazione, che può indurre anche al suicidio.

La senatrice ha risposto su Fanpage.it all'appello di ‘Insieme in rete', un'associazione impegnata nel contrasto alla disinformazione, attraverso soprattutto la costruzione di una consapevolezza digitale. Gli attivisti nei mesi scorsi hanno portato avanti, insieme a ‘Bossy' e ai ‘Sentinelli', una campagna di sensibilizzazione contro il revenge porn, raccogliendo oltre 100mila firme, consegnate all'ex presidente della Camera e deputata di LeU Laura Boldrini, affinché firmasse una legge (che verrà presentata a breve), frutto del lavoro di un team di esperti digitali, giuristi, psicologi, che ne hanno delineato le linee guida. Gli attivisti hanno rivendicato il lavoro fatto, sottolineando di essere stati esclusi dal processo di costruzione della legge proposta dal M5S.

"È una proposta costruttiva e penso condivisibile. Mi sono stupita delle polemiche dei giorni scorsi – ha riferito a Fanpage.it la senatrice Evangelista – Io sono un avvocato, e mi sono occupata sempre di questi temi, soprattutto di bullismo, in passato. Ho letto la petizione online alcune settimane fa, l'ho sottoscritta con convinzione e ho fatto anche una donazione in denaro alla piattaforma. Sono rimasta molto colpita, anche perché avevo seguito il caso di Tiziana Cantone. Ho cominciato a riflettere su questa richiesta, che veniva dalla società civile, e ho deciso di agire, per colmare questo grave vuoto legislativo. È normale che nella relazione del ddl le parole a tratti possano coincidere con quelle utilizzate in qualche parte della petizione, ma si tratta di un testo normativo del tutto originale. Non ero a conoscenza dell'esistenza di altri tavoli tecnici per la stesura di una legge. Il lavoro svolto da queste associazioni è assolutamente prezioso, e sono convinta sia importante incontrare gli attivisti,  confrontarmi con loro anche per migliorare la nostra proposta. Possono contattarmi quando vogliono, anche la collega Laura Boldrini. In Commissione Giustizia c'è tra l'altro Grasso, con cui sono in ottimi rapporti. Non ho avuto ancora modo di parlargli. La nostra proposta è assolutamente trasversale, e anzi è un bene che venga accolta anche da altri partiti politici".

Sulla piattaforma Rousseau la proposta potrà essere discussa dagli iscritti fino al prossimo 21 aprile. "Per noi è fondamentale il contributo dei cittadini, il nostro Movimento si fonda su questo scambio, il testo è emendabile – ha sottolineato la senatrice pentastellata.

In Italia, al contrario di altri Paesi (come Germania, Israele e Regno Unito, e 34 Stati degli Usa) manca una tutela per questo tipo di reato, non c'è una legge che lo contrasti. Il fatto che il M5S stia provando a colmare questo vuoto normativo è sicuramente una buona notizia, perché riconosce l'esistenza di un fenomeno tutt'altro che marginale, che colpisce anche gli adolescenti. Anche tra i giovanissimi ha preso piede infatti il cosiddetto ‘sexting', cioè la condivisione via internet o attraverso Whatsapp, di immagini e testi a carattere erotico, e sessualmente allusivi. Questo materiale, complice la mancanza di educazione di genere e digitale, può diventare la base da cui partono gli attacchi e le violenze.

"Ci sono alcuni aspetti delicati che manterremo, come quello della differenza di pena tra chi pubblica e chi diffonde poi i contenuti lesivi. Chi contribuisce a renderli virali rischia una pena pecuniaria, che arriva fino a 250 euro, abbiamo evitato la reclusione; mentre abbiamo previsto aggravanti se esiste un legame affettivo tra aguzzino e vittima e se la persona colpita arriva a uccidersi per le offese subite – ci ha spiegato Evangelista – Questo testo in parte si ispira alla legge sul bullismo del 2017. È una buona proposta, e lo conferma anche il fatto che la mamma di Tiziana Cantone mi ha contattata questa mattina, per ringraziarci, e la incontrerò presto. Mi ha detto che in rete si trovano ancora i filmati e gli scatti di sua figlia. I tempi per concludere l'iter devono essere rapidi. Se avessimo avuto una legge forse la vicenda di sua figlia avrebbe avuto un altro epilogo. Nel processo a carico dell'ex fidanzato non si parla più di reati di diffamazione e istigazione al suicidio: sono rimaste in piedi solo le accuse di calunnia, falso e accesso abusivo a dati informatici. E questo per un genitore è devastante".