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News sul reddito di cittadinanza 2023
28 Ottobre 2019
10:13

Reddito di cittadinanza sospeso a 100mila famiglie: chi non riceverà più il sussidio mensile

Circa 100mila famiglie non hanno inviato i documenti per integrare la domanda per il reddito e la pensione di cittadinanza inviata a marzo, sulla base dei requisiti poi cambiati dal Parlamento. Per queste famiglie viene quindi sospeso il pagamento del reddito di cittadinanza, con la possibilità di un risparmio per lo Stato di circa due miliardi.
A cura di Stefano Rizzuti
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Sono circa 100mila le famiglie che non riceveranno più, già dal prossimo mese, il reddito e la pensione di cittadinanza. Una sospensione che riguarda quindi una famiglie su dieci tra le 943mila che ricevono il sussidio introdotto dal precedente governo. Perché questa sospensione? Il motivo è semplice e deriva dalla mancata integrazione della domanda presentata da molti beneficiari a marzo, prima che venissero introdotte nuove regole e nuovi requisiti per accedere alla misura. La notizia viene riportata dal Corriere della Sera sulla base dei calcoli che in questi giorni stanno effettuando all’Inps. Proprio l’istituto di previdenza negli scorsi giorni, circa tre settimane fa, ha inviato gli sms a 520mila famiglie beneficiarie del reddito che dovevano integrare i documenti presentati entro il 21 ottobre. Una scadenza che valeva, dunque, per chi aveva fatto la domanda già a marzo, prima delle modifiche parlamentari alla norma. In caso di mancato adempimento dei beneficiari ne sarebbe conseguita la sospensione fino a che le integrazioni non verranno inviate.

Reddito di cittadinanza, perché è necessaria l’integrazione della domanda

Il reddito e la pensione di cittadinanza sono stati istituiti con il decretone approvato in Consiglio dei ministri a fine gennaio. Poi il provvedimento è stato discusso e modificato in Parlamento, con l’introduzione di regole più stringenti sui requisiti necessari per accedere alla misura. Il decretone è stato approvato dalle Camere dopo l’invio delle prime domande: già a marzo più di mezzo milione di famiglie ha presentato richiesta sulla base delle prime norme. Per questo motivo è stato previsto un periodo transitorio di sei mesi con l’assegno pagato ugualmente, in attesa di inserire le integrazioni.

E ora è arrivato il momento delle integrazioni. Chi ha ricevuto il messaggio dell’Inps doveva siglare due dichiarazioni entro il 21 ottobre. Con la prima attestava di non essere soggetto a misure cautelari né a condanne definitive negli ultimi dieci anni. Nella seconda doveva dichiarare che in famiglia non ci sono disoccupati per dimissioni volontarie. Inoltre, per i cittadini extracomunitari le regole sono ancora più stringenti, tanto da dover presentare una certificazione delle autorità dello Stato di provenienza tradotta in italiano e bollata dal consolato per accertare il possesso dei requisiti.

Sospeso il reddito di cittadinanza, risparmi per 2 mld

Solamente l’80% dei beneficiari a cui è stato chiesto di integrare la domanda entro il 21 ottobre l’ha fatto. Quindi quasi il 20% è rimasto fuori, almeno per il momento. Si tratta di circa 100mila famiglie che non riceveranno il sussidio a partire da questo mese. Ma che potrebbero riaverlo nel caso in cui integrino successivamente la domanda, cosa che non è detto che avvenga (potrebbero non avere più i requisiti). A questo punto le famiglie beneficiarie del reddito sono diventate 850mila, contro il milione e 250mila stimate dal precedente governo.

Scende di conseguenza anche la spesa per lo Stato, con un risparmio di un paio di miliardi rispetto ai 5,6 investiti per quest’anno e i 7 previsti per il 2020. Non solo, perché i tecnici che seguono gli sviluppi di questa misura credono che le revoche e le decadenze aumenteranno nelle prossime settimane. Finora sono state 39mila, ma con l’aumento dei controlli e le sanzioni per chi non aderisce all’inserimento nel mondo del lavoro il rischio è che sempre più persone rinuncino al reddito di cittadinanza.

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