Matteo Salvini è tornato all'attacco sulla legittima difesa. Quando qualche giorno fa un uomo ha sparato e ucciso una persona dopo aver notato alcuni sconosciuti armeggiare davanti alla propria abitazione nel Bolognese, il leader della Lega non ha perso tempo a prenderne le parti: "La difesa è sempre legittima", si è affrettato a scrivere sulle sue pagine social, riprendendo un vecchio slogan del Carroccio.

Non è la prima volta, infatti, che Salvini si schiera esplicitamente in vicende di questo tipo. L'anno scorso, ancora prima di diventare ministro dell'Interno, aveva definito "follia" il fatto che un commerciante di Napoli fosse indagato per omicidio in quanto aveva "reagito a una rapina nel suo negozio e ucciso un bandito". Una volta al governo, commentando la vicenda del gommista toscano che aveva ferito a morte un ladro, aveva annunciato che avrebbe dato al Paese una legge sulla legittima difesa affinché le "persone per bene non fossero ingiustamente perseguitate" dalla giustizia.

Da ministro, Salvini era anche andato a trovare in carcere un imprenditore condannato a 4 anni e mezzo per aver sparato a un ladro che si era introdotto nel suo cantiere. A giugno, invece, aveva espresso solidarietà a un tabaccaio che aveva ucciso un ragazzo moldavo, sorpreso a rubare nel suo locale. Nemmeno un mese fa, invece, il segretario leghista ha lanciato un hashtag per mostrare il suo appoggio al gioielliere siciliano che aveva ucciso due rapinatori nel 2008, per cui il pm ha chiesto 17 anni di reclusione.

#siamotutticustodi

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La riforma sulla legittima difesa

La questione della legittima difesa è, come si è visto, un tema molto caro a Salvini. Che effettivamente nel marzo 2019 ha varato una riforma sul tema, affermando: "Dopo anni di chiacchiere e polemiche è stato sancito il sacrosanto diritto alla legittima difesa per chi viene aggredito a casa sua, nel suo bar, nel suo ristorante. Non si legittima il far west ma si sta con i cittadini perbene. Da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è un mestiere ancora più difficile e pericoloso. Quindi ovviamente punteremo su polizia, telecamera e forze dell’ordine, ma se entri in casa mia di notte armato e mascherato, io ho il diritto di difendermi prima che tu metta le mani addosso a me o ai miei figli".

Il leader leghista ha quindi mantenuto la sua promessa in materia? Non proprio: la riforma appare sempre più, specialmente alla luce dell'ultimo drammatico caso di cronaca, come uno slogan politico che però non ha tutta la sostanza giuridica di cui Salvini millantava. Per capire a fondo il perché, però, è necessario analizzare il contenuto della riforma.

La riforma, approvata in Senato lo scorso marzo, introduce sostanzialmente tre cambiamenti. I primi riguardano l'Articolo 52 del codice penale: alla voce in cui si specifica che la proporzionalità tra offesa e difesa sussiste se l’aggressione avviene in casa o sul luogo di lavoro è stato aggiunto l'avverbio "sempre". Inoltre si specifica che la difesa è sempre legittima nel caso si stia respingendo un'intrusione perpetrata "con violenza o minaccia".

Articolo 52 del Codice Penale:
"Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa. Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste sempre il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione. Le disposizioni di cui al secondo e al quarto comma si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone"

La terza modifica riguarda l’articolo 55. Qui si specifica, parlando di reato colposo, che non può essere giudicato colpevole di eccesso di legittima difesa colui che si è difeso da un'aggressione presso la sua abitazione.

Articolo 55 del Codice Penale
Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo. Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5, ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo

Perché gli slogan di Salvini non sono altro che propaganda

La riforma ha ricevuto, oltre alle lodi, anche diverse critiche. In molti hanno accusato Salvini di voler trasformare il Paese nel Far West, così come di legittimare la proliferazione delle armi e di strumentalizzare la retorica dell'emergenza sicurezza. Tuttavia, molti magistrati, avvocati e giuristi hanno definito la riforma vuota al di là del suo impatto mediatico. Numerosi esperti sostengono che le modifiche incluse della riforma, di fatto, non comportino cambiamenti importanti nella pratica quotidiana. Ad esempio, la rivista Diritto.it ha scritto riguardo alla riforma di Salvini: "Pare avere più una funzione politica, di affermazione di un concetto (il cittadino deve potersi sentire sicuro di agire nel lecito quando, all’interno della propria abitazione, protegge sé stesso od i propri cari), che valenza giuridica".

Già durante la campagna elettorale, come abbiamo visto, Salvini sosteneva che coloro che si difendono nella propria abitazione (ma anche nella propria attività commerciale) non avrebbero dovuto essere né indagati, né processati. Quando il Senato ha approvato la riforma targata Lega sulla legittima Difesa, il leader del Carroccio ha gongolato affermando di aver regalato agli italiani il diritto a difendersi. Ma queste sono bugie.

Secondo il sistema giuridico italiano, infatti, i magistrati sono sempre tenuti ad indagare fatti che potrebbero costituire reato, specialmente se si tratta di morte violenta. E soprattutto, sono autonomi nel verdetto finale: rimane prerogativa del giudice stabilire se in una vicenda come quella accaduta qualche giorno fa nel Bolognese vi sia effettivamente l'uso di legittima difesa o, al contrario, se questo principio non sussista. Nessuna riforma politica può interporsi con l'indipendenza della magistratura.

Quando Salvini afferma che la difesa sia sempre legittima non sta facendo altro che dar voce ad uno slogan, a una propaganda elettorale che però non impatta il sistema giuridico come vorrebbe far credere. Una cosa però è effettivamente cambiata: la percezione dell'opinione pubblica. La campagna mediatica di Salvini, almeno in questo campo, ha avuto successo.

I limiti giuridici oltre ai quali nemmeno Salvini può andare

Fanpage.it ne ha parlato con Stefano Iannaccone, giornalista e autore del libro ‘Sotto Tiro' (People). Secondo Iannaccone il caso di Bologna è emblematico esattamente in quanto dimostra come "quella riforma sia stata un’operazione di propaganda politica, studiata per acquisire voti, che rischia di essere una beffa per gli stessi cittadini". E specifica: "Ogni caso ha comunque le sue peculiarità: è sempre tutto molto relativo e questa riforma non favorisce la chiarezza sulla questione. Anzi. Ogni caso viene valutato singolarmente ed è sempre molto più complesso di uno slogan politico per cui la difesa è sempre legittima. Di fronte alla morte violenta di una persona il pm deve per forza aprire un’indagine per chiarire la dinamica".

Il giornalista commenta quindi la vicenda di Bologna: "Nel caso specifico non si può prevedere il lavoro del magistrato, ma data la dinamica avanzo qualche dubbio sul fatto che si possa ricorrere al principio della legittima difesa. Giuridicamente la difesa è legittima quando c’è un pericolo in atto. Uno si difende quando c’è una minaccia fisica effettiva e in corso: deve essere una minaccia presente in quel momento. Per questo il caso è paradigmatico, in quanto difficilmente si potrà parlare di legittima difesa, nonostante la riforma di Salvini sia in vigore. Ma è anche paradigmatico perché mostra le conseguenze della tendenza ad armarsi: in questi casi il cittadino finisce per trasformarsi o in un autore di omicidio, uccidendo un’altra persona, o in vittima, perché comunque si parla di un bagaglio personale che segna moltissimo".

Iannaccone rimarca quindi come la riforma non sia altro che "una beffa per il cittadino, che si sente legittimato a sparare perché qualcuno gli ha detto che la difesa è sempre legittima e poi scopre invece che si tratta solo di uno slogan". E conclude: "Ci sono dei parametri e dei limiti giuridici e normativi oltre cui non si può andare".