Quanti voti prende il nuovo partito di Vannacci secondo i sondaggi e chi ci potrebbe entrare

Dopo mesi di tentennamenti e di anticipazioni che si erano fatte sempre più definite negli ultimi giorni, Roberto Vannacci ha lasciato la Lega per lanciare il suo nuovo partito. Si chiamerà Futuro nazionale, con il logo depositato pochi giorni fa. Per adesso, però, ci sono ancora molti dubbi sulla forma che prenderà la nuova formazione politica di estrema destra e su quanta fortuna avrà con gli elettori. Raccoglierà altri schieramenti radicali? Ci saranno ‘vannacciani' fuoriusciti dalla Lega che si uniranno al generale? E se sì, si porteranno dietro anche i loro consensi sul territorio? Ecco cosa sappiamo finora.
Cosa dicono i sondaggi sul nuovo partito di Vannacci
La domanda che molti si fanno, e che potrebbe risultare decisiva alle prossime elezioni, è: quanti voti può prendere il nuovo partito di Vannacci? Una prima rilevazione di Youtrend per Sky Tg24 lo ha piazzato al 3% circa. È un risultato che sarebbe comunque ottimo, considerando che le formazioni radicali di estrema destra (ancora più a destra di FdI e Lega) tendenzialmente ottengono meno dell'1% a livello nazionale.
Ci sono diverse cose da tenere a mente, però. La prima: al prossimo appuntamento alle urne manca poco più di un anno. In questo tempo molte cose possono cambiare. Il partito potrebbe guadagnare terreno e visibilità, attirando candidati (e quindi consensi sul territorio), magari scontenti della Lega o di Fratelli d'Italia; oppure potrebbe perdere l'attenzione degli elettori nei prossimi mesi e arrivare alle elezioni come una forza ormai poco rilevante, fuori dai due grandi schieramenti di centrodestra e centrosinistra.
Non solo: c'è in ballo anche la riforma della legge elettorale. Con una soglia di sbarramento fissata al 4%, invece che all'attuale 3%, probabilmente il centrodestra cancellerebbe le speranze dei vannacciani di entrare in Parlamento.
Chi entrerà in Futuro nazionale con Roberto Vannacci
Al momento la struttura di Futuro nazionale è poco chiara, probabilmente perché è ancora tutta da definire. Il partito sarà costruito attorno al generale, e il programma – annunciato a grandi linee dal ‘manifesto' pubblicato da Vannacci insieme all'annuncio dell'addio alla Lega – riprenderà diversi punti dell'estrema destra europea. Ma chi ne farà davvero parte?
Sicuramente ci sarà un think tank, il centro studi Rinascimento nazionale, che ha sede nel castello Sforzini di Castellar Ponzano (Alessandria) e fa parte del movimento Mondo al contrario. Tutto ricondotto sempre al leader ex leghista. Per quanto riguarda i candidati, gli esponenti politici veri e propri, la lista al momento è breve.
È arrivato il sostegno da un ex leghista di peso, Mario Borghezio. E ha subito annunciato il passaggio Massimiliano Simoni, unico consigliere regionale della Lega in Toscana. Non è una sorpresa, considerando che Simoni – nel flop del Carroccio alle regionali toscane – era stato piazzato proprio dal generale tra i candidati. La stessa situazione di Stefano Valdegamberi, consigliere veneto che però ha detto che sta "riflettendo". Tra gli altri eletti leghisti che potrebbero unirsi a Vannacci i toni sono cauti.
Il deputato Edoardo Ziello ha commentato "Avanti" sotto il post in cui il generale ha annunciato l'addio alla Lega, ma non è ancora chiaro se si tratti di un ‘cambio di casacca' ufficiale. Stando alle ricostruzioni di stampa sarebbero in ‘forse' altri tre parlamentari. Domenico Furgiuele è il deputato che ha organizzato la conferenza stampa con Casapound alla Camera, e per ora non ha preso pubblicamente posizione. Emanuele Pozzolo (già condannato in primo grado per il caso dello sparo a Capodanno ed espulso da FdI) ha detto sibillino: "Si vedrà. Una cosa è certa, Vannacci indica con coerenza la linea di una destra forte che non accetta di ridursi a un fan club". Infine c'è Rossano Sasso, che ha difeso la conferenza stampa con Casapound e pochi giorni fa diceva a Fanpage.it di voler restare nella Lega. Ieri parlando ai giornalisti ha preso tempo: "Non ho ancora deciso. Non è facile per me, io ho fondato la Lega al Sud nel 2014 quando non c'era nulla. Sono e resto eternamente grato a Salvini per la fiducia riposta nei miei confronti. Speravo che alla fine si riuscisse ad evitare la frattura".
Se i ‘sì' convinti scarseggiano, ci sono già stati, invece, dei ‘no'. Ha smentito l'adesione Manlio Messina, deputato che la scorsa estate si era allontanato da Fratelli d'Italia, ha smentito "in modo netto" una sua adesione: "Il mio partito, in oltre 35 anni di onorata carriera politica, è stato uno solo e continuerà a esserlo". E anche Casapound ha chiarito che non ha intenzione di aderire, nonostante condivida il sostegno alla proposta razzista della ‘remigrazione'.