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Porti chiusi, migranti e guerra alle Ong: così il Salvini ministro vuole recuperare consenso

Il leader della Lega ha costruito il terreno per la sua rinascita sulle spalle dei migranti e delle navi umanitarie: la macchina della propaganda è pronta. Alle Infrastrutture potrà chiudere i porti, grazie all’appoggio del suo ex capo di gabinetto al Viminale.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Matteo Salvini ci riprova. Al Viminale alla fine non è riuscito a tornarci, ma poco cambia. La macchina della propaganda però, quella sì che è già tornata in funzione. Pieno regime. L'ormai celebre bestia non ha mai smesso di macinare contenuti e post contro i migranti, ma ora può fregarsi le mani davanti al piatto grosso. Il leader della Lega può tornare a fare ciò che sa fare meglio – e soprattutto ciò che gli ha dato più risultati a livello elettorale finora – ovvero accanirsi contro gli ultimi. E state pur certi che lo farà. La scelta del suo nuovo incarico ministeriale, infatti, non è certo casuale.

Salvini ha giurato sabato scorso come ministro delle Infrastrutture nel governo Meloni, dopo aver chiesto – praticamente per un'estate intera – di tornare all'Interno. Il tutto dopo una campagna elettorale disastrosa, in cui la Lega ha dilapidato una marea di voti crollando sotto ai nove punti percentuali alle elezioni. Nonostante Salvini ci abbia provato in tutti i modi, come dimostrato nel suo vergognoso blitz estivo a Lampedusa, la Lega è colata a picco e il suo leader con lei. Ora cercherà inevitabilmente il colpo per rialzarsi in piedi e rosicchiare a Meloni quei milioni di voti che a sua volta la presidente del Consiglio gli ha sottratto poco a poco. Come? Salvini la strada la conosce bene, perché ha funzionato anni fa e sa di poter recitare alla perfezione quel ruolo.

La retorica dei porti chiusi e la narrazione tossica sull'immigrazione, perciò, ricominceranno con più forza di prima. È solo questione di tempo, poi Salvini accantonerà Quota 100, le bollette, l'energia e punterà il dito di nuovo contro un nemico. Magari basterà un episodio, o magari servirà qualche settimana in più. Ma il suo ruolo da ministro delle Infrastrutture permette di prevedere già i post che verranno lanciati sui suoi social: cento, duecento o trecento migranti sulla nave dell'Ong di turno, ma il porto "l'ho chiuso io, a chiave". Italiani siete al sicuro.

La delega ai porti, infatti, spetta proprio al ministero delle Infrastrutture, tanto che Danilo Toninelli – titolare di quel dicastero nel Conte uno – ha sempre sottolineato come senza le sue firme Salvini non avrebbe potuto portare avanti la sua guerra retorica e pratica contro le Ong e i migranti. Perciò non è un caso che oggi, nel primo lunedì di lavoro dopo il giuramento del nuovo governo, Salvini abbia voluto incontrare l'Ammiraglio Nicola Carlone, comandante generale della Guardia Costiera. E nel messaggio che arriva dallo staff della Lega c'è un riferimento abbastanza inequivocabile: "È stato un incontro proficuo per fare il punto anche sull'immigrazione – dicono – attualmente in area Sar libica ci sono due imbarcazioni Ong". Il nemico è stato agganciato.

La guerra alle Ong riprende da dove si era interrotta, e anzi. Per Salvini sarà fondamentale l'asse con il Viminale del "tecnico" Matteo Piantedosi. Che fa un po' ridere continuare a definire tecnico, visto che ha fatto il capo di gabinetto di Salvini proprio all'Interno e che lo ha sostituito tutte le volte che il leader della Lega era in giro in campagna elettorale in quel periodo. Tra una sagra della porchetta e una festa della Polizia locale.

Insomma, Salvini ha costruito il terreno per la sua rinascita sulle spalle dei migranti e delle navi umanitarie. Ed è abbastanza ridicola la denominazione del ministero del Mare, affidato all'ex governatore della Sicilia Nello Musumeci, che non avrà comunque la delega ai porti. Così Salvini proverà la sua rimonta elettorale: porti chiusi, odio verso i migranti e guerra alle Ong. L'unico canovaccio tattico che conosce, con l'appoggio del Viminale e la possibilità di intestarsi il merito al cento per cento. Che la propaganda abbia inizio, di nuovo.

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Giornalista, mi occupo di politica su Fanpage.it. Appassionato di temi noiosi, come le storie e i diritti degli ultimi: dai migranti ai giovani lavoratori sfruttati. Ho scritto "Il sound della frontiera", un libro sull'immaginario americano e la musica folk.
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