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Crisi nel Mar Rosso

Perché l’Italia non può partecipare agli attacchi militari contro gli Houthi in Yemen

Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno attaccato alcune basi militari Houthi in Yemen, e questa notte c’è stato un nuovo raid. Ieri il ministro Tajani ha spiegato che l’Italia non può partecipare a iniziative di guerra senza l’approvazione del Parlamento. A prevederlo è la Costituzione italiana.
A cura di Luca Pons
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"L'Italia non può partecipare a missioni di guerra se non c'è l'approvazione del Parlamento". Lo ha detto il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, intervistato ieri dal Tg2. Il riferimento era ai bombardamenti degli Stati Uniti e del Regno Unito che hanno colpito in Yemen siti degli Houthi, gruppo armato attivo sostenuto dall'Iran che negli ultimi mesi ha colpito più volte imbarcazioni mercantili nel Mar Rosso. L'operazione è stata definita "necessaria" da Washington, che questa notte ha effettuato un nuovo attacco.

Al momento l'Italia è presente nella zona con una nave schierata per azioni di difesa da eventuali attacchi, e i rischi che corre sono soprattutto di natura economica e commerciale. In ogni caso, come ha spiegato Tajani, non sarebbe stato possibile effettuare un attacco militare ‘a sorpresa' come questo.

Il ministro degli Esteri ha ribadito il supporto dell'Italia: "Abbiamo aderito qualche giorno fa a una dichiarazione politica di assoluta condanna degli attacchi che gli Houthi fanno alle navi mercantili che attraversano il Mar Rosso. Abbiamo sempre condannato le azioni degli Houthi, e partecipiamo con la nostra Marina militare all'operazione ‘Atlanta' nel Mar Rosso che garantisce la sicurezza del trasporto marittimo". Non solo, ma il segretari di Forza Italia ha anche chiarito che l'Italia ritiene "legittima la difesa da parte americana per quanto riguarda la sicurezza delle loro navi", con i recenti bombardamenti.

"Adesso stiamo lavorando perché ci possa essere una nuova missione europea – ha aggiunto – che abbia compiti ancora più ampi di quelli che ha la missione Atalanta, che è soprattutto dedicata a garantire la sicurezza dei trasporti contro la pirateria. Comunque da un punto di vista politico stiamo dalla parte dei nostri alleati: sono tanti i Paesi che hanno firmato la prima dichiarazione politica di condanna". L'obiettivo resta "la distensione, la de-escalation, però non possiamo accettare che ci sia una limitazione del trasporto marittimo", ha concluso Tajani. L'Italia però non si è unita all'iniziativa militare, anche perché non può partecipare a missioni di guerra a meno che non arrivi un voto di approvazione del Parlamento.

Infatti, la Costituzione non afferma solo che l'Italia "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (art. 11), ma anche cosa deve avvenire perché una guerra inizi. L'articolo 78, infatti, recita che "le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari". Poi, l'articolo 87 aggiunge che tocca al presidente della Repubblica dichiarare lo stato di guerra dopo il voto del Parlamento.

Formalmente, quindi, servirebbe l'autorizzazione di Camera e Senato per partecipare a un bombardamento come quello avvenuto in Yemen. Peraltro, non risulta che gli Stati Uniti e il Regno Unito abbiano invitato l'Italia o altri Paesi ad unirsi all'iniziativa militare. Se invece il conflitto dovesse allargarsi, richiedendo l'intervento – ad esempio – delle Nazioni Unite, allora potrebbe diventare necessario anche per il Parlamento italiano decidere o meno sul coinvolgimento nel conflitto. Un'ipotesi che per il momento, però, è remota.

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