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Opinioni

Perché da antifascista penso che mettere fuori legge i gruppi neofascisti sia una pessima idea

Dopo le polemiche sui saluti romani a Acca Larentia è tornata la richiesta di scioglimento delle organizzazioni neofasciste da parte delle forze politiche democratiche e di molte associazioni della società civile. Ma si tratta di una proposta non solo giuridicamente debole, ma che rischia di essere controproducente.
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A cura di Valerio Renzi
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Mettere fuori legge i gruppi neofascisti è una pessima idea. Lo è perché c'è di fondo una debolezza giuridica nella richiesta, ma anche perché risolvere una questione politica così significativa per via giudiziaria solitamente non è una buona idea. Il Partito Democratico, l'Anpi e buona parte della società civile democratica invece, a seguito delle polemiche per i saluti romani durante la commemorazione della strage di Acca Larentia organizzata da CasaPound, hanno rilanciato con forza la richiesta di scioglimento delle organizzazioni neofasciste.

Andiamo con ordine.

La Legge Scelba del 1952 dà seguito alla XII disposizione finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. L'apologia di fascismo non è dunque un reato contenuto nel Codice Penale, ma c'è una legge che vieta che questa avvenga. La Legge Scelba infatti al primo articolo descrive un'associazione politica che abbia come obiettivo ricostituire il partito fascista così:

una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista

Una definizione molto ampia, che è andata via via riducendosi per effetto della Giurisprudenza. La Legge Scelba è stato riconosciuto andare in molti casi in contraddizione con l'articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà d'espressione. Di fatto a oggi sarebbe vietato ricostruire il partito fascista, non certo difendere le ragioni del regime di Mussolini.

Nel 1975 una campagna molto ampia delle sinistre chiese la messa fuorilegge del Movimento Sociale Italiano, a partire dalle violenze neofasciste e dall'emersione dei legami e delle connivenze tra elementi di spicco del Msi e l'eversione stragista. Nessun giudice ha mai messo fuori legge il partito della fiamma tricolore, di cui Fratelli d'Italia ha raccolto l'ultimo testimone nel suo simbolo. La Legge Scelba invece colpì le formazioni alla destra del Msi, Ordine Nuovo nel 1973 e Avanguardia Nazionale nel 1976.

Nota bene: di recente una sentenza del Tribunale dei Minori di Bari ha condannato un giovanissimo attivista di CasaPound per "ricostituzione del disciolto partito fascista". Per lui una condanna a 11 mesi con pena sospesa: aveva partecipato all'aggressione di un gruppo di antifascisti al termine di una manifestazione.

Nella prima metà degli anni Novanta poi, quando cominciò a emergere il movimento naziskin con gravi episodi di violenza xenofoba e omofoba, oltre che con manifestazioni di antisemitismo, lo Stato risposero con nuovo provvedimento legislativo, la Legge Mancino che punisce "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Inoltre è  "vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

La Legge Mancino è stata applicata in maniera più efficace della Legge Scelba rispetto alla definizione di alcune aggravanti, ma per quanto riguarda lo scioglimento di intere organizzazioni ciò è avvenuto solo in un caso: nel 1993, subito dopo l'ingresso in vigore della legge, fu smantellato Movimento Politico Occidentale, il network capitanato da Maurizio Boccacci che seppe raccogliere una nuova militanza estremista e violenta puntando sull'ingresso negli stadi e l'ondata naziskin. Un provvedimento che colpiva un gruppo politico legato a una grandissima quantità di episodi di violenza, che assomigliava più a una banda di picchiatori che a un movimento politico vero e proprio, e che non impedì ai suoi epigoni di continuare a fondare sigle neofasciste e a propagandare odio. L'ultimo gruppuscolo capitanato da Boccacci, Militia, è stato invece riconosciuta come ricostituzione del partito fascista nel 2012.

Vediamo quindi che gli strumenti legislativi contro i gruppi neofascisti sono stati applicati in pochi casi, e in nessuno di questi (né negli anni Settanta né in tempi più recenti) gli hanno impedito di riorganizzarsi cambiando nome, aggredire e in alcuni casi crescere nei numeri e nei consensi. Per i reati ordinari ovviamente le leggi ci sono, è il reato di natura ideologica e associativa di cui stiamo discutendo l'efficacia.

E possiamo tranquillamente dire che sciogliere le organizzazioni neofasciste si è dimostrato inefficace.

Non solo: sciogliere i gruppi estremisti crea un problema anche sotto il profilo della sicurezza. È evidente che finché questi hanno una veste pubblica, possono essere più facilmente monitorati. Lo scioglimento potrebbe avere come effetto quello di far sparire dai radar i militanti, e di produrre rischi legati a un'ulteriore radicalizzazione o all'azione di cani sciolti.

Infine c'è il punto a mio avviso più significativo: l'opportunità politica di chiedere lo scioglimento di movimenti organizzati. Che senso avrebbe vietare un gruppo come CasaPound che, seppur in crisi, è radicato a livello nazionale e coinvolge migliaia di persone tra tesserati e simpatizzanti? Neofascisti che non scompariranno quando lo dirà un giudice, e che anzi potrebbero ammantarsi dell'aura di martiri.

Si potrebbe invece iniziare dal fare una cosa semplice: non riconoscere i neofascisti come interlocutori, mai, per nessun motivo, non garantirne mai gli spazi di agibilità politica contestandone costantemente la presenza, non lasciare mai spazio libero ai fascisti senza la presenza visibile degli antifascisti. Non normalizzare in nessun contesto le loro idee, slogn, la loro stessa presenza. Questa dovrebbe essere la priorità di antifascisti e democratici. Ma questa è una battaglia che non si vince in tribunale o per decreto.

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Giornalista pubblicista e capo area della cronaca romana di Fanpage.it. Ho collaborato prima prima di arrivare a Fanpage.it su il manifesto, MicroMega, Europa, l'Espresso, il Fatto Quotidiano. Oltre che di fatti e politica romana mi occupo di culture di destra e neofascismi. Ho scritto per i tipi di Edizione Alegre "La politica della ruspa. La Lega di Salvini e le nuove destre europee" (2015) e per Fandango Libri "Fascismo Mainstream" (2021).
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