“Per fortuna è stato chiamato dal Signore”: bufera su frase di Casella (Pd) su Bossi, Lega chiede dimissioni

A cura di Giulia Renda
il quotidiano leghista attacca il nuovo esecutivo e il capo dello stato napolitano
La frase pronunciata dal consigliere comunale del Pd Antonio Casella sulla morte di Umberto Bossi fa esplodere la polemica a Reggio Emilia. Lo scontro nasce dal dibattito sul tetto agli studenti stranieri, finisce col richiamo della storia della Lega Nord e alla sua retorica nei confronti del Mezzogiorno.

Le parole del consigliere del Partito Democratico Antonio Casella, pronunciate durante il Consiglio comunale di Reggio Emilia di lunedì 28 settembre, sono ormai diventate un caso nazionale: "Per fortuna l’ideatore di questa cosa qua, pochi mesi fa, il nostro Signore l’ha chiamato". Il consigliere dem si riferiva a Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, morto lo scorso 19 marzo 2026 all’età di 84 anni. Si tratta di una frase pronunciata a bassa voce, nel corso di un vivace scambio di opinioni sul tema del momento, quello del tetto agli studenti stranieri nelle classi, tra lo stesso Casella e Cristian Paglialonga, consigliere di Fratelli d’Italia. Nel botta e risposta al consigliere dem è uscita la frase incriminata e da quel momento è iniziato a dilagare il caos dentro e fuori l'aula. La Lega ha chiesto le immediate dimissioni di Casella e una presa di distanza del Partito Democratico. Anche Fratelli d’Italia ha attaccato il consigliere dem, chiedendone le dimissioni e le scuse.

La Lega chiede le dimissioni del consigliere comunale Casella

Facciamo però qualche passo indietro. Nel documento sul tetto degli stranieri per classe, discusso in aula, il Pd aveva portato alla luce alcune criticità sul tema, paragonando le difficoltà linguistiche e le differenze culturali affrontate in passato dagli italiani arrivati dal Mezzogiorno a Reggio Emilia con quelle che affrontano oggi i migranti che arrivano nel nostro Paese. Paglialonga ha subito storto il naso, ritenendo che i dem stessero mettendo sullo stesso piano i problemi di integrazione degli stranieri di oggi con quelli che subirono i meridionali quando si trasferirono al Nord, cogliendo nel documento un riferimento denigratorio nei confronti del Sud e dei suoi abitanti. Casella ha quindi risposto ricordando la storia della Lega Nord e la sua lunga retorica contro il Mezzogiorno, chiamando in causa proprio Bossi. Il consigliere dem ha sottolineato quanto fosse curioso che proprio un esponente di un partito alleato con la Lega, che ha alle spalle una storia di dichiarazioni denigratorie nei confronti del Sud del Paese, stesse dando del razzista a un esponente del Pd, partito che si è sempre schierato contro queste posizioni.

La deputata Laura Cavandoli, la senatrice Lucia Borgonzoni e il segretario regionale Matteo Rancan, tutti esponenti della Lega, hanno definito le parole di Casella incompatibili con il rispetto istituzionale dovuto alla memoria di un avversario politico, chiedendone le immediate dimissioni.

Bossi e il "terrone" a Napolitano

Il richiamo alla storia della Lega Nord porta inevitabilmente a ricordare anche le numerose dichiarazioni controverse pronunciate nel corso degli anni da alcuni suoi esponenti, in alcuni casi sfociate anche in procedimenti e condanne giudiziarie.

Uno degli episodi più calzanti per questa vicenda, riguarda proprio Umberto Bossi. Il 29 dicembre 2011, durante una manifestazione ad Albino, in provincia di Bergamo, Bossi si rivolse all'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiamandolo "terrone" accompagnando l'insulto con un gesto delle corna. Per quelle dichiarazioni è stato processato per vilipendio al presidente della Repubblica. La condanna, inizialmente di 18 mesi, venne ridotta in appello e infine confermata dalla Cassazione nel settembre 2018: un anno e 15 giorni di reclusione. Nel dicembre 2019 il presidente Sergio Mattarella concesse a Bossi la grazia.

Borghezio e le dichiarazioni su Kyenge

Ancora più netto è il caso di Mario Borghezio, storico esponente della Lega. Nel 2013, parlando di Kyenge, politica italiana originaria della Repubblica Democratica del Congo, ai microfoni di Radio24. Borghezio affermò tra l'altro che "gli africani sono africani" e che appartenevano a "un'etnia molto diversa dalla nostra". Per quelle dichiarazioni il Tribunale di Milano nel 2017 lo condannò per diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale, imponendogli una multa di mille euro e un risarcimento di 50mila euro a favore di Kyenge.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views