Pensioni, l’Ape sociale scade nel 2027, il governo deve decidere se prorogarlo in manovra: gli scenari

Immagine
L’Ape sociale scadrà il 30 novembre 2026 e il governo Meloni dovrà decidere se prorogarla o cancellarla nella prossima manovra. Il canale di uscita anticipata consente a disoccupati, caregiver, invalidi e lavoratori gravosi che rispettano particolari requisiti di andare in pensione a 63 anni e 5 mesi.

L'Ape sociale sta per scadere. L'anticipo pensionistico che permette a determinate categorie di lavoratori di uscire dal lavoro a 63 anni e 5 mesi di età resterà in vigore fino al 30 novembre 2026, come previsto dall'ultima legge di bilancio. Ora il governo Meloni dovrà decidere se prorogare la misura o archiviarla definitivamente. L'Ape sociale sarà uno dei temi all'interno del dossier pensioni su cui l'esecutivo è a lavoro in vista della prossima manovra. Ecco cosa sappiamo.

Quando scade l'Ape sociale: c'è tempo fino al 30 novembre 2026

Chi è interessato ha tempo fino al 30 novembre 2026 per fare domanda di valutazione preliminare all'Inps. Dopo infatti c'è il rischio che l'anticipo pensionistico venga cancellato. L'Ape sociale è un canale di uscita anticipata che consente di lasciare il lavoro a 63 mesi e 5 mesi per chi rispetta tutti i requisiti. Nel concreto consiste in un'indennità a carico dello Stato, di importo pari alla pensione calcolata in quel momento, fino a un massimo di 1.500 euro. I beneficiari percepiscono l'assegno fino a quando non maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Chi può richiederlo: i requisiti

Ma chi può richiedere l'Ape sociale? I requisiti sono piuttosto stringenti. Ci sono dei paletti uguali per tutti, come l'età (63 anni e 5 mesi) o il non essere titolari di pensioni. Per il resto i requisiti contributivi variano a seconda delle categorie, che sono essenzialmente quattro:

  • disoccupati per licenziamento, dimissioni per giusta causa, o risoluzione consensuale con almeno 30 anni di contributi;
  • caregiver con almeno 30 anni di contributi, che si occupano da almeno sei mesi del coniuge o di un parente di primo grado con disabilità che convive con loro (può trattarsi anche di un parente di secondo grado ma a determinate condizioni);
  • invalidi civili con almeno 30 anni di contributi e con una riduzione della capacità lavorativa accertata per almeno il 74%;
  • dipendenti con 36 anni di contributi che negli ultimi dieci anni hanno svolto per almeno sette anni un lavoro gravoso (l'elenco è consultabile sul sito dell'Inps), oppure per sei anni negli ultimi sette.

Cosa vuole fare il governo Meloni

Lo scorso anno il governo Meloni ha deciso di rinnovare l'Ape sociale per tutto il 2026. La prossima legge di bilancio dovrà decidere se confermare la misura per un altro anno. Per il momento dalla maggioranza non ci sono stati grandi slanci in avanti. Sul tavolo pensioni infatti ci sono diverse questioni aperte: dalla sterilizzazione dell'aumento dell'età pensionabile dal 2027 alla promessa leghista di Quota 41, fino all'incremento delle pensioni minime a 700-800 euro su cui insiste Forza Italia. Si tratta di misure parecchio onerose, che costringeranno l'esecutivo a fare un calcolo delle priorità. Se l'Ape sociale dovesse rientrarvi, i potenziali destinatari potrebbero riuscire ad accedervi anche il prossimo anno. In caso contrario, dovremo dire addio al canale d'uscita anticipata.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views