Manovra 2027

Manovra 2027, governo prepara il fondo pensioni per i nuovi nati: cosa ha detto il ministro Giorgetti

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Il ministro dell’Economia Giorgetti dal Forum di Cernobbio accelera sui fondi pensione nuovi nati, che potrebbero essere inseriti nella manovra 2027: “Basta vedere i numeri delle classi e specialmente delle scuole elementari: il deserto demografico bussa alla porta e occorre” per questo “fare investimenti” ha sottolineato il ministro. Ecco cosa sappiamo fino ad ora.

Inps chiama e il governo risponde. In Italia si torna a parlare del fondo pensione per i nuovi nati, una misura che nelle scorse settimane è stata richiesta dall'Istituto di previdenza guidato da Fava.

Dopo l'apertura già mostrata a fine agosto dalla ministra del Lavoro Calderone, ora è il ministro dell'Economia Giorgetti a dare un segnale concreto, che potrebbe avvicinare l'introduzione di una misura che potrebbe anche dare un boost alle nascite: un fondo pensione per i nuovi nati.

In pratica si tratterebbe di aprire un fondo previdenziale per ogni nuovo nato, con un piccolo contributo iniziale versato dallo Stato che verrebbe poi integrato volontariamente da genitori e familiari e infine dal beneficiario stesso, una volta entrato nel mondo del lavoro. Il fondo, come anticipa oggi la Repubblica, potrebbe essere riscattabile anche per la laurea o gli studi. La ministra Calderone ha proposto di affidare la vigilanza alla Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione ndr) mentre la gestione del fondo toccherà all'Inps. "Questo non significa che ci sia una preclusione a operare in modo sinergico con realtà di mercato, ma, considerando che ci dovrebbe essere anche un iniziale contributo dello Stato, credo che l'Inps possa occuparsi della gestione, del monitoraggio e della rendicontazione mentre i ministeri del Lavoro e dell’Economia svolgono il ruolo di indirizzo e vigilanza", aveva spiegato.

L'urgenza di ragionare su un fondo pensione per i neonati va ricercata appunto nel crollo delle nascite, perché la denatalità rischia di impattare tenuta della previdenza obbligatoria fondata sul sistema a ripartizione: significa che i contributi versati dai lavoratori attivi vengono immediatamente utilizzati per pagare le pensioni di chi è già in pensione. Ma fino a quanto potrà reggere il sistema? Ricordiamo che nel 2025 le nascite sono 355mila (minimo storico dal dopoguerra) con una diminuzione del 3,9% sul 2024.

Cosa ha detto Giorgetti a Cernobbio sulle misure contro la denatalità in manovra

Sulla crisi demografica, "vorrei dire semplicemente che sicuramente la legge di bilancio dovrà dare un occhio di riguardo sotto questo aspetto" anche perché "qualche riflesso sia sull'andamento del Pil che sulla produttività in prospettiva lo crea", ha detto ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto in conclusione alla 52esima edizione del Forum "Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive", organizzato da TEHA Group a Villa d'Este a Cernobbio. "Basta vedere i numeri delle classi e specialmente delle scuole elementari: il deserto demografico bussa alla porta e occorre" per questo "fare investimenti" ha sottolineato il ministro.

Il titolare del Mef ha poi mandato una strigliata ai fondi di previdenza complementare:  "Dobbiamo fare l'Europea – spiega – ma abbiamo anche qualche cosa da valutare a casa nostra, ad esempio i fondi di prevenzione complementare, perché investono comunque tranne che in Italia?".

"Non ci sono opportunità di investimento per capitale paziente e altre attività in Italia?", si è domandato.

Fondo pensione nuovi nati: come funzionerebbe la misura

La proposta avanzata da Fava non è nuova. Come ricorda la Repubblica, una proposta simile era stata già avanzata sotto forma di emendamento della scorsa Legge di Bilancio, firmato dall'esponente Fdi Mennuni. In quel caso si prevedevano 100 euro iniziali messi dalla famiglia e 50 euro uno tantum messi dallo Stato. La misura avrebbe avuto un costo complessivo di 18 milioni.

Nella nuova proposta, su cui spiega la Repubblica, i tecnici del Mef sarebbero già al lavoro, si pensa a risorse molto più cospicue: la formula comporterebbe un investimento da parte dello Stato di 50 euro al mese per i primi tre anni di vita del bambino, pari a 1800 euro in tutto. Il tutto partirebbe dal 2027, ma con costi molto alti: servirebbero 200 milioni solo per il primo anno, per arrivare a un miliardo a regime, risorse difficilmente reperibili.

In Italia esistono già esperienze simili. È il caso del Trentino Alto Adige, dove per ogni nuovo nato vengono destinate risorse pubbliche pari a 1100 euro per i primi cinque anni, purché la famiglia del bebè versi almeno 100 euro l'anno dal secondo anno di vita del piccolo. Un altro modello è quello del Friuli-Venezia Giulia, che aggiunge 200 euro l'anno per figlio, se la famiglia ne ha messi almeno 300 l'anno.

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