Pensioni, la tabella di rivalutazione degli assegni 2027: come cambiano gli importi fascia per fascia
Con l'approssimarsi del nuovo anno si rinnova il meccanismo dell'adeguamento periodico dei trattamenti previdenziali al costo della vita, la cosiddetta perequazione automatica. Si tratta dello strumento normativo predisposto per preservare il potere d'acquisto dei pensionati a fronte dell'andamento dell'inflazione. In attesa che il Ministero dell'Economia formalizzi la percentuale ufficiale mediante l'apposito decreto di novembre, le proiezioni preliminari permettono già di stimare l'impatto economico sugli assegni.
Il meccanismo della perequazione: scaglioni e percentuali di incremento
Ipotizzando un indice di rivalutazione provvisorio attorno al 2,9%, l'impianto della perequazione continua ad articolarsi secondo un criterio di progressività distribuito su tre fasce principali rispetto al trattamento minimo Inps. La tutela integrale, pari al 100% dell'indice ipotizzato (ovvero il 2,9% pieno), viene riservata agli assegni di importo inferiore o uguale a quattro volte il minimo, fissato a quota 2.447,40 euro.
Oltre questa prima soglia subentra una progressiva riduzione della quota di perequazione: per la porzione di pensione compresa tra quattro e cinque volte il minimo (da 2.447,41 a 3.059,25 euro) il tasso di adeguamento scende al 90% (pari al 2,61%), mentre sulla quota eccedente i 3.059,25 euro la percentuale riconosciuta si attesta al 75% (pari al 2,18%).
Le simulazioni dall'importo minimo alle soglie più alte
Traducendo le fasce di calcolo in cifre concrete, gli incrementi mensili lordi mostrano dinamiche differenti. Per i trattamenti rientranti nella prima fascia di protezione, un assegno mensile da 900 euro beneficerà di un aumento stimato in circa 26 euro al mese, che sale a quasi 35 euro per chi percepisce 1.200 euro. Progredendo nella medesima fascia, una pensione da 1.500 euro vedrà un incremento teorico di 43,50 euro, mentre per un trattamento da 2mila euro l'adeguamento mensile raggiungerà circa 58 euro.
L'applicazione del calcolo per scaglioni riduce proporzionalmente l'impatto percentuale sugli importi più elevati. Su una pensione da 2.500 euro, la rivalutazione piena agisce soltanto fino al tetto dei 2.447,40 euro, mentre la quota residua viene calcolata con l'aliquota ridotta al 90%, generando un incremento complessivo di circa 50 euro mensili. Analogamente, su un trattamento da 3.500 euro l'effetto combinato delle tre percentuali (100% sulla prima quota, 90% sulla seconda e 75% sulla parte finale) produrrà un aumento lordo stimabile in circa 96,50 euro al mese. Si tratta tuttavia di valori puramente indicativi, destinati a trovare conferma solo con la pubblicazione del decreto ministeriale e gli eventuali interventi correttivi della legge di Bilancio.
Dal 2027 torna l'adeguamento alla speranza di vita
Oltre alla rimodulazione degli importi, la disciplina pensionistica si prepara a registrare un aggiornamento strutturale dei requisiti d'accesso. Dal 1° gennaio 2027 riprenderà infatti a operare il meccanismo di aggancio automatico alla speranza di vita, con un primo incremento fissato in un mese.
Per effetto di questo adeguamento, l'età richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, mentre la soglia per l'anticipata contributiva si attesterà a 64 anni e 1 mese. Contestualmente, la pensione anticipata ordinaria richiederà 42 anni e 11 mesi di versamenti contributivi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Il percorso di adeguamento demografico proseguirà poi nel 2028, anno in cui è già programmato un ulteriore incremento di tre mesi su tutte le opzioni di uscita dal mondo del lavoro.