Rivalutazione pensioni, come cambiano gli assegni nel 2027 con la perequazione: le simulazioni per fascia
La spesa per le prestazioni previdenziali si avvia a registrare un'espansione rilevante in vista dell'esercizio finanziario 2027. Secondo quanto delineato nel Documento programmatico di finanza pubblica, le risorse destinate agli assegni subiranno un incremento del 4,2%, pari a quasi 15 miliardi di euro aggiuntivi, portando il totale della spesa pensionistica a toccare la quota di 366,5 miliardi di euro. Una crescita che spingerà il rapporto tra spesa e Prodotto Interno Lordo dal 15,1% al 15,3%, limitando in maniera significativa gli spazi di manovra legislativa per nuove misure d'uscita anticipata o riforme strutturali.
Il meccanismo di rivalutazione e l'impatto sugli assegni minimi e medi
Alla base dei ricalcoli previsti dal prossimo 1° gennaio vi è il meccanismo della perequazione, lo strumento giuridico concepito per preservare il potere d'acquisto dei trattamenti al netto dell'andamento dell'indice FOI. Le rilevazioni Istat più recenti spingono le stime verso un tasso di adeguamento del 2,9%, valore superiore alla mediana del 2,7% preventivata nelle prime simulazioni del Ministero dell'Economia.
L'applicazione del sistema progressivo per scaglioni garantisce la copertura integrale dell'inflazione per i trattamenti erogati fino a quattro volte il minimo Inps, quota che nel 2026 ha raggiunto i 2.447,40 euro mensili. In questa fascia rientra la parte maggioritaria della platea, stimata in circa 12,3 milioni di pensionati. In termini pratici, il trattamento minimo salirebbe dagli attuali 611,85 euro a un livello compreso tra i 629,59 e i 630,82 euro mensili, garantendo un incremento lordo di circa 18 euro interamente esente da imposizione fiscale. L'assegno sociale registrerebbe un'evoluzione analoga, muovendosi da 546,24 euro a oltre 562 euro. Per un trattamento lordo di 1.000 euro l'adeguamento corrisponderà a circa 29 euro mensili in più, mentre un assegno da 2mila euro vedrà una crescita di 58 euro.
Le trattenute sui redditi più alti e le opzioni di contenimento della spesa
Per gli assegni che superano la soglia dei 2.447,40 euro, la perequazione interviene in misura ridotta, applicando l'indicizzazione al 90% per la quota compresa entro cinque volte il minimo e al 75% per la parte eccedente. Tale depotenziamento, sommato alla progressività delle aliquote Irpef, riduce la resa netta degli aumenti per i redditi medio-alti. Un assegno lordo da 4mila euro mensili, pur registrando un incremento teorico lordo di 107,41 euro, vedrà un beneficio netto reale contenuto a circa 61 euro mensili.
La necessità di sostenere la copertura finanziaria dell'operazione, la cui spesa complessiva sfiora i dieci miliardi al netto delle entrate fiscali di ritorno, ha riaperto il confronto tecnico sui criteri di calcolo. Tra le ipotesi al vaglio della Ragioneria Generale dello Stato figura l'eventuale ripristino del modello adottato nel biennio 2023-2024. A differenza del sistema a scaglioni proporzionali attualmente in vigore, la modalità per blocchi unici sull'intero importo consentirebbe di contenere i saldi di spesa per diversi miliardi, pur penalizzando la quota di trattamenti superiori. Su questo scenario pesano tuttavia i recenti orientamenti della Corte Costituzionale, che nel ribadire la legittimità di interventi di contenimento temporanei ha ricordato la necessità di tutelare il principio di adeguatezza delle prestazioni nel tempo.