Pensioni di reversibilità 2027, arrivano gli aumenti: quali sono i nuovi importi e le soglie di reddito

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La rivalutazione automatica legata all’inflazione del 2026 modificherà gli importi dei trattamenti ai superstiti dal primo gennaio. Dalle percentuali per i familiari ai nuovi limiti reddituali che fanno scattare i tagli dell’assegno, ecco come cambieranno le prestazioni.

L'avvicinarsi della fine dell'anno porta con sé il consueto appuntamento con il ricalcolo degli assegni previdenziali in base all'andamento del costo della vita. Tra i trattamenti interessati dall'adeguamento che scatterà dal primo gennaio figurano anche le prestazioni erogate ai superstiti, il cui importo viene aggiornato partendo dalla variazione del trattamento minimo garantito dallo Stato. In attesa che il Ministero dell'Economia e delle Finanze formalizzi l'aliquota definitiva attraverso il consueto decreto di fine novembre, le stime sull'inflazione acquisita tracciano già il quadro dei possibili aumenti e, di riflesso, dell'innalzamento delle soglie reddituali oltre le quali scattano le decurtazioni della pensione.

A chi spettano i trattamenti ai superstiti e quali sono le percentuali erogate

La disciplina previdenziale distingue la pensione di reversibilità, riconosciuta quando il familiare deceduto era già titolare di un assegno pensionistico, dalla pensione indiretta, che matura invece quando il lavoratore scompare prima del pensionamento avendo raggiunto i requisiti contributivi necessari. Il principale beneficiario rimane il coniuge o l'unito civilmente, diritto garantito anche all'ex coniuge separato con addebito. La tutela si estende ai figli, per i quali non vi sono vincoli in caso di minore età o inabilità, mentre per i maggiorenni la prestazione è subordinata al carico fiscale e alla frequenza di corsi di studio, con limiti d'età fissati a ventuno anni per la formazione professionale e ventisei per gli studi universitari. L'entità del beneficio è calcolata in quota percentuale rispetto alla pensione di provenienza: il coniuge da solo ha diritto al 60%, quota che sale all'80% in presenza di un figlio a carico e raggiunge il 100% per i nuclei con due o più figli. Qualora la prestazione passi unicamente ai figli oppure a genitori o fratelli, si applicano fasce percentuali progressive che variano dal 70% al 100% in funzione del numero di aventi diritto.

Come funziona la rivalutazione e quali sono le nuove soglie per non subire tagli

L'impatto della perequazione per il nuovo anno si fonda su un'inflazione stimata intorno al 2,9%. Se questo valore venisse confermato nei provvedimenti ministeriali, la pensione minima dell'Inps passerebbe dagli attuali 611,85 euro a circa 629,59 euro mensili, trascinando verso l'alto l'intero meccanismo di calcolo. Questo incremento si rivela particolarmente significativo per determinare l'incidenza degli altri redditi personali del superstite, regolati dalla normativa sulla cumulabilità dei trattamenti. La legge prevede infatti che l'assegno venga erogato in forma integrale soltanto se il reddito del beneficiario non supera di tre volte il trattamento minimo annuo, valore che con i nuovi parametri salirebbe a circa 24.554,15 euro. Superata questa prima franchigia, scattano decurtazioni progressive dell'assegno: un taglio del 25% per i redditi compresi tra tre e quattro volte il minimo, un abbattimento del 40% nella fascia tra quattro e cinque volte, fino ad arrivare al dimezzamento della quota per chi registra un reddito superiore ai 40.923,59 euro annui. L'innalzamento della soglia base offre comunque un margine di protezione più ampio rispetto al passato, spostando in avanti di quasi settecento euro il limite entro il quale il superstite può conservare l'assegno pieno.

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