Anni di scontri politici. Anni di insulti, offese e accuse. Anni di guerre anche giudiziarie, portate avanti nei tribunali italiani. Che svaniscono, di colpo, in un nulla. Se l’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, nata ormai un anno fa, aveva stupito molti, forse stupisce ancora di più che ora i due partiti abbiano trovato un’intesa che va oltre un accordo politico che li mantiene entrambi al governo (insieme a Italia Viva e Leu). Il clima è cambiato e a dirlo sono i due stessi partiti. Talmente tanto da arrivare a una decisione che ha risvolti giudiziari, oltre che politici. I due partiti, infatti, si sono accordati e hanno deciso di cancellare alcune delle cause in cui i loro esponenti erano contrapposti. Una decisione presa per evitare di intasare i tribunali, scrivono in una nota congiunta, ma che potrebbe avere un significato diverso, anche in ottica di possibili alleanze elettorali. Locali, regionali o nazionali che siano.

Pd e M5s abbandonano alcune cause pendenti

La decisione viene resa nota attraverso un comunicato congiunto, firmato da entrambe le forze politiche che ormai governano insieme – tra scontri e qualche momento di pace – da quasi un anno. “È inutile continuare a intasare i tribunali perdendo tempo con vicende vecchie e superate, anche per coerenza rispetto al rinnovato clima politico”, scrivono i due partiti nella nota. Due gli elementi sottolineati: non intasare i tribunali e dare seguito al nuovo clima politico, in cui l’avversario comune è diventato il centrodestra e soprattutto la Lega di Matteo Salvini. Non a caso gli iscritti del M5s proprio in queste ore stanno votando sulla piattaforma Rousseau per dare il consenso a delle alleanze locali che permettano di presentarsi insieme, alle elezioni amministrative di settembre, i pentastellati e i dem.

Tra le cause aperte quella di Zanda contro Di Maio

Le cause aperte tra i due partiti sono tante. Si tratta quasi sempre di scaramucce, di querele più politiche che altro, con le accuse di diffamazione che si sono rivolti gli esponenti dei due partiti negli ultimi anni. Una delle ultime cause è quella intentata dall’ormai ex tesoriere del Pd, Luigi Zanda, nei confronti del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Zanda aveva presentato una proposta di legge per cambiare gli stipendi dei parlamentari italiani, equiparandoli (o comunque assimilandoli nel sistema di calcolo) a quelli dei deputati europei. Dopo le accuse di Di Maio, Zanda aveva deciso di andare fino in fondo: “Di Maio ha sostenuto che il mio disegno di legge avrebbe prodotto per i deputati e i senatori un aumento significativo di quanto da loro percepito. Questa affermazione è totalmente falsa”. La causa, quindi, potrebbe essere destinata alla cancellazione. Per evitare di intasare i tribunali e per rafforzare il nuovo clima politico, come spiegano Pd e M5s.

Renzi non cambia idea: io non ritiro cause

Diversa la posizione del leader di Italia Viva ed ex segretario del Pd, Matteo Renzi, che su Facebook spiega di non aver cambiato idea sulle sue cause pendenti contro esponenti del M5s: "Prendo atto che il Pd ritira le cause contro Beppe Grillo. Rispetto la scelta, anche se mi dispiace per i militanti: querelando Grillo – a nome Pd – intendevo difendere l’onorabilità dei volontari, volgarmente accusati non solo sui social. Per quello che invece mi riguarda personalmente non intendo ritirare nessuna azione civile avanzata contro Beppe Grillo e contro Il Fatto Quotidiano".