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Ilaria Salis dalla detenzione all'elezione in Europa

Padre di Ilaria Salis contro governo Meloni: “Noi lasciati soli, mia figlia resterà in carcere a lungo”

Il padre di Ilaria Salis, dopo l’incontro con Nordio e Tajani, ha dichiarato: “Siamo stati lasciati soli. Credo che mia figlia resterà ancora per molto tempo in carcere”. Al Parlamento europeo, flash mob del Pd e un intervento della Commissione Ue, che ha parlato della possibilità di arresti domiciliari.
A cura di Luca Pons
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Il padre di Ilaria Salis oggi ha incontrato il ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Giustizia Nordio. La donna è detenuta in carcere a Budapest da quasi un anno in attesa di processo, in condizioni che ha descritto come degradanti. In serata, ha detto che il faccia a faccia è andato "molto peggio di quanto ci aspettassimo". Poche ore prima Tajani aveva parlato in una nota di incontro "privato e cordiale", ma evidentemente Roberto Salis non l'ha vista allo stesso modo: "Non vediamo nessuna azione che possa alleviare la situazione di mia figlia. Siamo stati lasciati soli. Abbiamo chiesto due cose, i domiciliari in Italia o in alternativa in ambasciata in Ungheria e entrambe ci sono state negate". Poi ha aggiunto: "Credo che mia figlia resterà ancora per molto tempo in carcere, e la vedremo ancora in catene ai processi".

"Lo Stato italiano non vuole fare nulla": l'accusa di Roberto Salis

Negli scorsi giorni Giorgia Meloni aveva dato una risposta ambivalente sul caso di Salis, promettendo "tutta l'assistenza possibile" ma anche sottolineando che "il tema di un'eventuale detenzione in Italia va discusso quando sapremo come va il processo" e che "i governi non entrano nei processi". Il caso è complicato sia sul piano politico che su quello giudiziario, ma dall'incontro di oggi il padre della ragazza sperava evidentemente di venire a conoscere la strategia del governo Meloni.

Così non è stato, però: "Lo Stato italiano non intende fare nulla, dipende tutto dal giudice ungherese", ha detto, "e ritiene di non voler fornire dei documenti che avevamo chiesto per agevolare il lavoro dei nostri avvocati, perché dicono che sarebbe irrituale e che possa creare dei precedenti". C'era l'ipotesi di una nota che avrebbe dato garanzie all'Ungheria per spingere a mandare Salis ai domiciliari in Italia, ma "ritengono che dallo Stato italiano sarebbe mostrata come una excusatio non petita".

Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, da parte sua ha spiegato che non ci possono essere "ingerenze nel sistema giudiziario di un altro Paese per reati compiuti da un nostro cittadino sul suolo di quel Paese", ma ha ribadito: "Abbiamo l'obbligo di spingere su dialogo e collaborazione affinché possa ottenere un provvedimento di arresti domiciliari in Ungheria per poi portarla in Italia". Questa, nonostante le parole di Roberto Salis, sarebbe quindi la strategia al momento.

Flash mob del Pd al Parlamento Ue

Oggi il Parlamento europeo ha svolto una sessione plenaria in cui si è parlato anche del caso Salis. Prima dell'inizio della seduta, la delegazione del Partito democratico guidata da Elly Schlein si è espressa con un flash mob silenzioso, mettendo in mostra cartelli che criticavano le condizioni in cui la donna è detenuta: "Riportiamo a casa Ilaria Salis!" e "Le catene non sono degna dell'Europa" erano alcune delle scritte esposte. All'iniziativa ha partecipato anche la presidente del gruppo dei Socialisti e democratici europei, Iratxe Garcia Perez.

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La Commissione: "Domiciliari sarebbero in linea con norme europee"

Nel corso del dibattito al Parlamento Ue si è espressa anche la Commissione europea, tramite la commissaria Mierad McGuinness, che ha detto che gli arresti domiciliari sarebbero "in linea" con la normativa dell'Ue. L'irlandese ha ricordato che esistono delle direttive comunitarie sul tema, e che "la Commissione, se necessario, non esiterà a avviare procedura di infrazione in caso di violazione del diritto comunitario". Per quanto riguarda la vicenda di Salis, la commissaria ha commentato: "Le questioni relative alla detenzione sono principalmente di competenza e responsabilità degli Stati membri", ma "le condizioni di detenzione non devono violare i diritti fondamentali". In più, la commissione sa che "Italia e Ungheria hanno discusso la possibilità degli arresti domiciliari. Questo sarebbe in linea con le conclusioni del Consiglio sulle misure alternative alla detenzione, adottate nel 2019".

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