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Ilaria Salis dalla detenzione all'elezione in Europa

Il memoriale di Ilaria Salis dal carcere: “Ho un nodulo al seno, ma non mi danno il referto”

In una lettera di 18 pagine Ilaria Salis ha raccontato le condizioni in cui è detenuta a Budapest: “Ho cambiato cella 11 volte in 8 mesi”. In Italia i medici le avevano detto di tenere sotto controllo un nodulo al seno, ma la 39enne non avrebbe ricevuto il referto della visita svolta in Ungheria.
A cura di Enrico Spaccini
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Su 18 pagine di quaderno Ilaria Salis lo scorso 2 ottobre raccontava le condizioni in cui era costretta a vivere ormai da otto mesi nel carcere di Budapest. L'insegnante monzese 39enne era stata arrestata l'11 febbraio 2023 con l'accusa di aver partecipato all'aggressione nei confronti di due nazisti durante il Giorno dell'Onore. Insieme a lei è imputato anche Gabriele Marchesi, attualmente agli arresti domiciliari a Milano. "Per più di sei mesi non ho potuto comunicare con la mia famiglia e al momento non posso ancora comunicare con i miei avvocati italiani", ha scritto Salis nel suo memoriale in cui si diceva preoccupata per un "nodulo benigno" che i medici in Italia le avevano consigliato di tenere sotto controllo: "Mi hanno detto a voce che va tutto bene e che non dovrei svolgere altri controlli. Mi è sembrato strano".

L'ecografia al seno per un "nodulo"

Il documento è stato diffuso in esclusiva ieri sera, mercoledì 31 gennaio, da TgLa7. Salis aveva affidato quel testo a un ex politico italo-ungherese della sinistra radicale, attualmente in servizio presso il Consolato, chiedendogli di farlo arrivare all'avvocato Eugenio Losco. Quando ancora si trovava in Italia, l'insegnante 39enne era stata visitata per un "nodulo benigno" che avrebbe dovuto tenere sotto controllo.

Per questo motivo, il suo legale ungherese, aveva chiesto e ottenuto per Salis un'ecografia al seno. L'esame si è svolto "a metà giugno, in un ambulatorio" e la dottoressa che l'ha visitata le "ha detto a voce che andava tutto bene. E che non dovrei svolgere ulteriori controlli". Un'affermazione che alla 39enne è sembrata strana, in disaccordo con quanto raccomandato dai medici italiani. Alla fine dell'esame, comunque, non avrebbe ricevuto nessun referto scritto, così come il suo legale.

Le condizioni igieniche in cella

Salis nelle 18 pagine racconta di aver cambiato cella 11 volte negli otto mesi che aveva già trascorso in carcere e di aver chiesto più volte gli "strumenti per pulire", ma di non averli mai ricevuti. Spesso è costretta a rimanere con le stesse lenzuola anche per più di cinque settimane consecutive e "per i primi tre mesi sono stata tormentata dalle punture delle cimici da letto che mi creavano una reazione allergica".

Le celle e i corridoi interni sono popolate da scarafaggi, mentre, continua Salis "quello esterno, appena fuori dall’edificio, da cui dobbiamo passare per andare all’aria spesso si aggirano i topi (non di campagna)". A volte viene fatta la disinfestazione e le detenute vengono fatte "uscire giusto il tempo di spruzzare il veleno". Quando la 39enne rientra in cella, però, dice di far "fatica a respirare, mi brucia il naso, mi gira la testa".

Le catene e il guinzaglio a ogni udienza

L'opinione pubblica è rimasta sconvolta quando lunedì 29 gennaio ha visto Salis entrare nell'aula del Tribunale di Budapest con le catene alle mani, ai piedi e seguita da un agente che la teneva con un guinzaglio. La 39enne, però, già a ottobre raccontava come quelle procedure si ripetevano a ogni trasferimento.

"Qui ti mettono un cinturone di cuoio con una fibbia a cui legano le manette", scriveva nel memoriale, "due cavigliere di cuoio chiuse con due lucchetti" e "il guinzaglio. Si rimane legati così per tutta la durata dell’udienza". Oltre a raccontare le condizioni in cui è tutt'ora costretta a vivere, Salis ha invitato tutti alla prudenza: "Bisogna stare attenti che un’azione intrapresa a mio favore non abbia effetti indesiderati", scriveva, "non vorrei essere trasferita in un carcere magari più nuovo ma fuori città perché sarebbe più complicato per gli avvocati e per la mia famiglia farmi visita".

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