L'approvazione della legge Zan contro l'omofobia slitta ancora. Il testo doveva arrivare nell'Aula alla Camera lunedì 27. Ma la maggioranza in Commissione Giustizia ha chiesto un po' più di tempo al fine di raggiungere una intesa con Forza Italia.

L'ufficio di presidenza si è riunito dopo che si è tenuta questa mattina una riunione della maggioranza. In quella sede è emersa la volontà di recepire alcune richieste di Forza Italia così da avere dei numeri più solidi in Aula, dove sono previsti dei voti segreti. Il primo dei nodi riguarda la cosiddetta "clausola salva idee", proposta con emendamenti sia da tutto il centrodestra che da Iv e Pd: si tratta di un'ulteriore chiarificazione che la manifestazione di libere idee e convincimenti, prive di incitamento all'odio e alla violenza, non rientra nell'istigazione alla discriminazione e alla violenza verso le persone omosessuali.

"Chiederò al presidente Fico lo slittamento di una settimana o al primo calendario utile" ha detto all'Ansa Businarolo. "Intendiamo chiedere più tempo – ha spiegato Mario Perantoni (M5s) – per poter approfondire alcuni emendamenti accantonati – mentre nella seduta della Commissione di stasera inizieremo a votare quelli non accantonati".

La Lega scrive a Fico

Il gruppo della Lega alla Camera aveva scritto ieri al presidente Roberto Fico per protestare contro il contingentamento degli emendamenti alla proposta di legge sull'omotransfobia. La lettera è firmata dal deputato Roberto Turri, capogruppo, e da tutti i componenti della Commissione Giustizia della Lega: Jacopo Morrone, Ingrid Bisa, Gianluca Cantalamessa, Flavio Di Muro, Riccardo Augusto Marchetti, Anna Rita Tateo, Luca Rodolfo Paolini, Manfredi Potenti e Alessandro Pagano.

"Inaccettabile che dei circa 500 emendamenti al testo unificato sull'omofobia presentati dal gruppo Lega la Commissione abbia deciso di contingentarli prima portandoli a 45 poi, dopo le nostre proteste, a 90 con l'assurda motivazione di dover rispettare i tempi decisi dalla Conferenza dei capogruppo, quando invece non sussiste nessuna urgenza. Si tratta, piuttosto di una grave compromissione dei diritti delle opposizioni, soprattutto su un testo così delicato e controverso che merita un esame dettagliato ed approfondito".

"Per altro – aggiungono – un provvedimento che, a differenza di un decreto legge, non scade. Quindi non si comprende quale possa essere l'urgenza stabilita dalla maggioranza. Di fronte a questo atteggiamento di prevaricazione che ha volutamente messo un vero e proprio bavaglio alle forze di opposizioni abbiamo scritto una lettera al Presidente Roberto Fico affinché intervenga tempestivamente a garanzia delle nostre legittime richieste".

La replica di Fico

Il presidente della Camera ha replicato ieri pomeriggio, definendo "corretto sul piano procedurale" che la presidente della Commissione Giustizia Francesca Businarolo abbia deciso di contingentare i tempi di discussione della legge contro l'omofobia per rispettare il calendario d'Aula definito dalla Conferenza dei capigruppo. La lettera è stata resa nota dall'Ansa, ha avuto modo di visionarla.

L'Ufficio di Presidenza della Commissione aveva deliberato che venissero esaminati e votati dieci emendamenti di ciascun gruppo per ognuno dei 9 articoli, così da superare lo scoglio dei quasi mille emendamenti presentati da Lega e Fratelli d'Italia. Alla protesta di questi due partiti si era unita Forza Italia, pur su una posizione diversa sul merito della legge. Nella lettera, il presidente della Camera ricorda che il Regolamento della Camera stabilisce che le Commissioni "organizzano i propri lavori secondo principi di economia procedurale, essendo tenute ad assicurare che il procedimento si concluda in tempo utile per consentire l'avvio della discussione in Assemblea nella data stabilita nel calendario dei lavori", e cioè il 27 luglio nel caso della legge contro l'omofobia (data che comunque è già slittata). Tra questi principi di economia procedurale rientra quello di esaminare solo gli emendamenti segnalati dai gruppi "con il solo limite che per ogni articolo siano posti in votazione, di norma, almeno due emendamenti, indicati da ciascun Gruppo".

Quindi l'Ufficio di Presidenza della Commissione e il suo presidente hanno "ampi e conclusivi poteri ordinatori circa lo svolgimento" dei lavori, "anche eventualmente attraverso forme di contingentamento del tempo assegnato a ciascun Gruppo".

"Ciò considerato – conclude Fico – ritengo sul piano normativo e attesa la calendarizzazione delle proposta di legge sopra richiamate in Assemblea per la data del 27 luglio, ritengo corretto sul piano procedurale, che la Commissione Giustizia abbia inteso definire una organizzazione dei tempi e degli emendamenti che le consenta di adempiere ad un suo preciso e indefettibile obbligo regolamentare".

Ma perché la Lega sta facendo ostruzionismo?

Uno degli esponenti leghisti più combattivi è il senatore Simone Pillon, che a proposito del contingentamento degli emendamenti tuona: "Per fortuna che il relatore Zan diceva di non voler imbavagliare nessuno…Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo prepararci tutti alla galera. Vergogna!". La principale critica che la Lega muove alla legge Zan riguarda però una questione che dal testo unico, che accorpa i cinque ddl di Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi, è stata già eliminata: il reato di propaganda di idee semplicemente è stato cancellato.

Erano stato per primi i Vescovi a lanciare l'allarme: la Cei aveva parlato di "legge liberticida", che rischiava di minare appunto la libertà di opinione: "Più che sanzionare la discriminazione, si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, come insegna l'esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte". Ma la Cei si era espressa quando ancora il testo base non era stato depositato.

Non c'è più quella parte dell'articolo 604 bis del codice penale, che condanna anche la propaganda. Nessun rischio quindi di che si sconfini nel reato d'opinione, come continuano a ripetere a tamburo battente i detrattori, tra cui ci sono anche alcuni esponenti di Forza Italia. Quello che invece viene punito nella legge è sostanzialmente l'"istigazione a commettere" o la concreta commissione di atti di discriminazione nei confronti delle persone Lgbt.

Cosa prevede la legge contro l'omofobia

Il fatto stesso che la legge sia stata privata del reato di propaganda è stato considerato un "vulnus", dalle associazioni, ma anche da chi questa legge l'ha materialmente scritta. Lo spiega anche la deputata Laura Boldrini, prima firmataria di uno dei ddl, in un'intervista a Fanpage.it: "Noi abbiamo voluto circoscrivere il perimetro, non includendo la propaganda, proprio perché vogliamo sia chiaro che la legge non si occupa di libertà di espressione, ma si focalizza sugli atti concreti di discriminazione e di istigazione a commettere discriminazione".

In un'intervista rilasciata sempre a Fanpage.it la senatrice del M5s Alessandra Maiorino ha chiarito che "quando si dice che non si potranno più esprimere alcune opinioni – per esempio che una famiglia è composta da papà, mamma e figli – si dice una falsità, perché nessuna legge può impedire di esprimere il proprio modo di sentire. Allo stesso modo però se qualcuno vuole dire che la propria famiglia è composta da due uomini e un figlio, biologico o adottato che sia, deve poterlo fare liberamente". Ed è tutto qui il cuore delle legge.

Quindi le dichiarazioni del senatore Pillon secondo cui dal momento in cui verrà approvata la legge non si potrà più dire che "l'utero in affitto è un abominevole delitto", sono semplicemente errate. Il parlamentare leghista dice ancora che "con la legge zanscalfarotto boldrini questa sarà considerata discriminazione". Le cose, non stanno così. La nuova legge infatti prevede di estendere agli episodi d'odio fondati sull’omofobia e sulla transfobia i reati già previsti nel codice penale, attraverso la modifica di due punti del codice penale (articolo 604 bis e 604 ter), aggiungendo alla discriminazione "razziale, etnica e religiosa" quella fondata "sul genere e sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere".

Eppure il reato di propaganda sarebbe servito piuttosto a mettere un freno ai messaggi d'odio che vengo diffusi da quelle associazioni, che nulla hanno a che fare con le religioni, come Forza Nuova e Pro Vita, che spesso lanciano manifesti che recano scritte come ‘Lobby gay toglie i bimbi alle famiglie', ‘Il mostro arcobaleno vuole i vostri figli in pasto', ‘Due uomini non fanno una madre'. Ma la maggioranza, come ha sottolineato anche la pentastellata Maiorino, ha scelto invece un profilo di compromesso.