L'adozione del testo base sull'omofobia è slittata di una settimana, in modo da lasciare più spazio alla commissione Giustizia per esaminare il decreto sulle intercettazioni, approvato in Senato, che la Camera dovrà convertire in pochi giorni. È stata soprattutto la Lega a premere per spostare la discussione generale del provvedimento, giudicandolo "non urgente". La legge, che da due anni attende di essere discussa, prevede sostanzialmente di estendere agli episodi d'odio fondati sull’omofobia e sulla transfobia i reati già previsti nel codice penale, attraverso la modifica di due punti del codice penale (articolo 604 bis e 604 ter), aggiungendo alla discriminazione "razziale, etnica e religiosa" quella fondata "sul genere e sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere". Abbiamo chiesto alla deputata Laura Boldrini (Pd), e prima firmataria di uno dei testi, di aiutarci a evidenziare i punti di novità della legge.

Questo è il sesto tentativo di approvare una legge che punisca le discriminazioni di genere. È la volta buona?

Questa legge sull'omotransfobia era attesa da molti anni. La prima proposta di legge su questo tema risale addirittura al 1996, presentata da Nichi Vendola (sono passati 24 anni). Nel 2006 fu il Parlamento europeo a chiedere a tutti gli Stati membri di legiferare su questa materia. E nella scorsa legislatura noi ci riprovammo: alla Camera venne approvata, poi l'iter si interruppe, non arrivò in discussione al Senato. Nell'Ue tutti i grandi Paesi si sono adeguati, siamo rimasti in pochi a non averlo fatto. La Francia si è dotata di una legge, ma anche la Spagna, il Regno Unito, la Germania, che lo ha fatto al livello territoriale. Noi siamo ancora indietro su questo punto. E questa, è bene specificarlo, non è la legge per una minoranza, per una comunità. È una legge che il Paese aspetta, perché c'è un evidente vuoto legislativo nel nostro ordinamento. Noi siamo determinati a portare a casa questa legge, perché non è rimandabile colmare quel vuoto e dare piena dignità a tutte le persone, nel rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, il principio di uguaglianza.

Il testo nasce dall’accorpamento di cinque diversi Ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi), come siete arrivati a questa sintesi?

Per il momento c'è solo una bozza di testo base, che non è stata ancora depositata, proprio perché adesso si aprirà la discussione generale, dove potrebbero eventualmente essere recepiti altri suggerimenti. Sono stati presentati alla Camera cinque Ddl, che hanno tutti come obiettivo il contrasto di questo fenomeno, che è presente nella nostra società, e cioè le discriminazioni e le condotte violente ai danni di alcuni gruppi sociali, che colpiscono l'orientamento sessuale, l'identità di genere o il genere I testi hanno tutti una parte penale, una parte sanzionatoria. Ci si inserisce nella legge Mancino del 1993, estendendola ai reati motivati da omofobia, transfobia e misoginia. Alcuni di questi testi di legge danno spazio alle politiche attive, alla prevenzione. Nella mia proposta si chiede di introdurre un'autorità garante contro le discriminazioni. Poi c'è la proposta Bartolozzi che si focalizza sul "genere". Il testo a prima firma Perantoni include anche misure che servono a dare rifugio alle persone che subiscono discriminazioni. Da questi testi bisogna arrivare al testo base. Noi ci proponiamo di depositarlo la prossima settimana. Ci sono state obiezioni in merito all'ordine dei lavori, però quello che conta è riuscire a entrare nel merito della materia e ragionare su quella.

Il deputato Alessandro Zan, primo firmatario del progetto di legge contro l’omofobia, ha ricevuto sui social minacce di morte. Lui stesso si è detto stupito per il livello di violenza negli insulti. Perché un clima così teso?

Voglio cogliere l'occasione per esprimere pubblicamente la mia solidarietà e vicinanza al deputato Alessandro Zan. Purtroppo a me non sorprende invece questo clima, proprio perché sperimento da anni le ondate di violenza e di misoginia. C'è un dibattito pubblico molto esasperato, soprattutto in rete, dove alcuni individui cercano di sopraffare gli altri, più che confrontarsi con loro. E questo è una conseguenza del modo di esprimersi di alcuni politici, che ritengono la correttezza un disvalore e l'aggressività e la volgarità un modo più diretto per comunicare. Invece ritengo che nel fare questo si finisce semplicemente col dare un pessimo esempio, e tutti si sentono poi titolati a usare questi metodi. Quando si parla di diritti si finisce sempre a parlare di "benaltrismo": per i detrattori questi problemi sono ritenuti marginali. Ma così la società non evolve, non va avanti. È ovvio che in questo momento di crisi è fondamentale occuparsi di misure a sostegno delle persone più bisognose, di chi è stato danneggiato da questa pandemia. E questo deve essere prioritario. Ma si possono fare provvedimenti economici, come il decreto Rilancio, e al tempo stesso si può pensare ai diritti. Perché dare i diritti a chi non li ha, non toglie nulla a chi quei diritti li ha acquisiti. Le critiche di questo tipo sono strumentali e miopi.

Il ddl, se approvato, interverrebbe solo contro "chi istiga a commettere o commette" atti di discriminazione o di violenza. Per le associazioni lgbt si tratta però di un testo tutto sommato moderato, perché non tutela dalla "propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio".

Noi abbiamo voluto circoscrivere il perimetro, non includendo la propaganda, proprio perché vogliamo sia chiaro che la legge non si occupa di libertà di espressione, ma si focalizza sugli atti concreti di discriminazione e di istigazione a commettere discriminazione. La novità di questa legge, nelle intenzioni del testo unico, riguarda anche crimini d'odio per motivi di genere. Il che significa che questo è uno strumento per arginare anche il sessismo e la misoginia. Nelle audizioni alcuni docenti di diritto penale hanno molto sottolineato questo punto, perché sappiamo bene che oggi le donne sono tra le più colpite dai crimini d'odio. Nella scorsa legislatura, da presidente della Camera, istituii la commissione "Jo Cox" (deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori ndr), sui fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia, e razzismo. Questa commissione, composta da deputati ed esperti (Tullio De Mauro, Chiara Saraceno e Ilvo Diamanti ndr), alla fine fece una relazione, da cui emerse che all'apice della piramide dell'odio c'erano proprio le donne, e poi la comunità lgbt. Quindi non si può sostenere che non ci sia una vulnerabilità oggettiva, vuol dire non prendere atto della realtà. Allora di fronte a questo il legislatore deve intervenire. Su questo aspetto della misoginia non si è molto discusso, ma è un elemento fondamentale di questa legge.

Cosa risponde alla Cei, che parla invece di deriva liberticida, e di legge che limiterebbe la libertà di espressione?

La Cei ha sbagliato ad esprimere la sua avversità al testo, in modo così netto, prima ancora di leggere il testo base. Io non so chi abbia dato queste informazioni, errate, ai Vescovi. Ma chi lo ha fatto non ha reso un servizio alla collettività. La legge non colpisce chi diffonde idee. Bisogna ribadire che non è in discussione in nessuno dei testi la libertà di opinione. Non c'entra nulla il bavaglio alla libertà di pensiero, è fuori dal nostro perimetro. Noi questa legge la aspettiamo da decenni, cerchiamo questa volta di colmare la distanza con gli altri Paesi europei che hanno già una legge contro l'omotransfobia, e di restituire a tutti e a tutte la stessa dignità.