La legge Zan sull’omotransfobia supera i primi ostacoli, con l’approvazione alla Camera dei cinque articoli iniziali del provvedimento. L’esame del testo riprenderà domani, partendo dall’articolo 6, in seguito all’informativa del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prevista alle 9.30. Per arrivare all’approvazione del testo a Montecitorio manca ancora la metà del provvedimento, composto da 10 articoli. In particolare è stato approvato il primo articolo della legge contro l’omotransfobia e la misoginia, considerato il cuore del provvedimento. Hanno votato in favore 249 deputati della maggioranza: 181 i contrari, appartenenti al centrodestra.

Un emendamento della maggioranza al primo articolo prevede che anche i disabili vengano tutelati dagli atti di discriminazione e violenza. Il primo articolo della legge Zan interviene sulla legge Mancino, che punisce con il carcere i reati di violenza e istigazione alla violenza per motivi razziali. Con questo provvedimento si aggiungerebbero tra i reati punibili con la detenzione anche gli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.

L’articolo 2 della legge Zan è stato approvato con 252 voti favorevoli, 180 contrari e 3 astenuti: questa parte del provvedimento modifica l’articolo 604 ter del Codice penale, integrando l’aggravante di discriminazione con i motivi fondati "sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”. Il via libera è arrivato anche al terzo articolo, con 242 voti a favore e 171 contrari (7 gli astenuti). L’articolo in questione riguarda il “pluralismo delle idee” e la “libertà delle scelte”: il testo è stato riformulato rispetto alla versione originaria. Nel nuovo testo si legge: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.