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"Nel 2019 una persona ogni tre ha perso la vita nel tentativo di arrivare in Europa lungo la rotta per la Libia". Lo comunica su Twitter l'account italiano del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, condividendo un post di Charlie Yaxley, portavoce dell'organismo. "Non esiste un porto sicuro in Libia", ha continuato Yaxley, sottolineando che nonostante questo non ci siano navi governative o Ong in mare, pronte ad effettuare operazioni di ricerca e soccorso. "È chiaro che questa situazione non può continuare", ha concluso.

Toninelli: "Meno morti in mare nel 2019". Ma non è del tutto vero

Le statistiche riguardo ai morti in mare erano tornate ad essere argomento caldo la scorsa settimana quando, nell'intervento di venerdì mattina a Radio24, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli si è confrontato con il giornalista Oscar Giannino sui numeri di sbarchi e naufragi nel Mediterraneo. La questione è stata introdotta da Giannino in riferimento alla visita del ministro dell'Interno in Ungheria e alla sua alleanza con il premier Viktor Orbán. Un'intesa discutibile, secondo il giornalista, in quanto il rifiuto ungherese di accogliere dei migranti nel Paese è in netto contrasto con la posizione italiana, per cui è necessaria una ridistribuzione a livello europeo che non lasci i paesi di primo ingresso soli nella gestione della crisi migratoria. Giannino ha quindi chiesto a Toninelli se il Movimento Cinque Stelle, come alleato di governo della Lega si trovi d'accordo con queste posizioni.

Toninelli ha preso le distanze dagli accordi stretti dal leader del Carroccio, per poi commentare: "Comunque sull'immigrazione abbiamo fatto un buon lavoro e continueremo a salvare vite umane. Le partenze dalla Libia sono diminuite del 90% dall'inizio del 2018, così come gli sbarchi. Questo per me è un dato positivo dal punto di vista umano, in quanto significa meno morti nel Mediterraneo". Ma viene subito smentito da Giannino. Meno sbarchi non significano meno morti in mare, ha spiegato il giornalista evidenziando come nei primi tre mesi di quest'anno hanno perso la vita in un naufragio più di 150 migranti, mentre nello stesso periodo, un anno fa, si registrarono meno di 100 decessi, quando però erano più di 100mila le persone che cercavano di arrivare in Europa nei barconi.

Il ministro dei Trasporti, in seguito all'intervista, ha pubblicato su Twitter una tabella riportante dei dati dell'IOM, l'organizzazione internazionale per le migrazioni, scrivendo: "Stamattina ho avuto una piccola divergenza di vedute in merito ai dati dei migranti morti nel Mediterraneo. Ecco le cifre ufficiali che mi danno ragione". La tabella analizza le tre principali rotte che collegano l'Africa e l'Europa via mare. Il tragitto in questione, quello del Mediterraneo centrale che allaccia le coste libiche a quelle italiane e maltesi, appare subito essere il più pericoloso. I dati considerano i decessi avvenuti lungo questo percorso fra il 1° gennaio e il 1° marzo, mettendo a confronto il 2019 con il 2018.

I dati a 360 gradi

Nel 2019 le morti in mare sono state 257 contro le 379 del 2018. Ma il ministro Toninelli non ha ragione quando parla di un calo dei decessi nel Mediterraneo in quanto il dato, prendendo in considerazione solamente questi due numeri, non rende conto della realtà a 360 gradi. Non considera, cioè, il numero totale delle partenze, drasticamente diminuite quest'anno. Infatti, nel primo trimestre del 2019 è stato registrato l'arrivo di 1120 migranti, fra Italia e Malta. Un anno prima, sono sbarcate solo in Italia almeno 9.467 persone. Facendo una proporzione che consideri il numero delle persone arrivate in Europa e quelle che invece hanno perso la vita nel tentativo, risulta che lo scorso anno il 4% dei migranti che partivano moriva in mare, mentre quest'anno la percentuale arriva al 22%.

Giannino ha poi deciso di rispondere alle dichiarazioni del ministro pentastellato: "Il ministro Toninelli mi ha appena detto che hanno ragione lui e il governo a dire che sono diminuiti i morti nel Mediterraneo, ma è vero il contrario e in presenza di flussi di arrivi incomparabilmente minori". Per cui meno barconi nel Mediterraneo non è sinonimo di meno morti in mare. Inoltre è da considerare che, come specificano fonti IOM a fine tabella, le stime riportate sono valutazioni a ribasso, basate su dati governativi integrati con quelli dell'Organizzazione. Questi numeri non possono essere considerati certi al 100%, in quanto l'assenza di Ong e di altre entità di monitoraggio nel Mediterraneo, significano anche meno informazioni e meno conoscenza rispetto a ciò che realmente accade.