Monti incontra i partiti per discutere della fase due della manovra
Dopo l'approvazione della manovra economica in Parlamento, ora si apre la cosiddetta fase due delle riforme, quella che prevede le modifiche al mercato del lavoro e le tanto invocate liberalizzazioni, che obbligatoriamente presuppongono nuovi tavoli di trattativa con partiti e parti sociali. Il Governo Monti è in piena attività con la preparazione del decreto milleproroghe che dovrà essere varato dal Consiglio dei Ministri, ma anche con una serie di incontri con i leader dei partiti che lo appoggiano in Parlamento.
Questa mattina ad incontrare il Premier Monti la squadra del Pdl con in testa il segretario Agelino Alfano, ma anche i capigruppo di Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri. Dopo l'incontro che non è durato molto, l'ex guardasigilli del Governo Berlusconi non ha voluto approfondire gli argomenti trattati, ma ha assicurato che si è trattato solo di "un incontro pre-natalizio e post-manovra" dove si è fatto il punto della situazione e si è discusso delle nuove misure da adottare in futuro. "Abbiamo chiesto al governo di stimolare la crescita e lavorare per fare sentire più forte la voce dell'Italia in Europa" è stato l'unico commento a caldo di Alfano.
A seguire, più tardi, sarà la volta dell'Udc e forse anche del Pd, ma gli appuntamenti potrebbero slittare anche a domani a causa del già convocato Consiglio dei Ministri. Nonostante il riserbo, è chiaro che l'oggetto degli incontri sono proprio le misure da mettere in cantiere per la cosiddetta fase due, che entrerà nel vivo della discussione alla riapertura delle Aule parlamentari a gennaio. Ma non si esclude che Monti abbia anche voluto informare la sua maggioranza delle misure previste nel decreto milleproroghe, che il CdM è pronto a varare. Il dialogo con le forze parlamentari è ovviamente importante per un Governo non eletto, come quello di Monti, e diventa essenziale se i punti su cui discutere sono molto controversi. Se infatti l'appoggio al Governo sembra cosa scontata, non mancano i malumori all'interno dei partiti di questa maggioranza allargata, prova ne è il fatto che i numeri a disposizione dell'Esecutivo nella fiducia chiesta in Parlamento sono palesemente diminuiti rispetto al plebiscitario appoggio del primo voto in Aula.