Secondo il report del ministero della Salute, realizzato con l'Istituto superiore di Sanità per l'avvio vero e proprio della fase due, sono tre le regioni italiane con un più alto ‘indice di trasmissibilità' (Rt): Lombardia, Molise e Umbria. Per quanto riguarda le altre 18 il coronavirus ha "bassa probabilità" di aumentare la trasmissione e "un basso impatto sui servizi assistenziali". È sulla base di questo monitoraggio che le amministrazioni locali dovranno modulare le riaperture. Questa sera è attesa la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in cui verranno annunciate le nuove misure in vigore da lunedì 18 maggio su tutto il territorio nazionale, ed è la prima volta, dopo quasi due mesi di lockdown, che i giornalisti saranno riammessi a Palazzo Chigi.

"Il sistema di monitoraggio che abbiamo attivato è un pezzo fondamentale della strategia della seconda fase, l'Italia ha attraversato mesi molto complicati con chiusure che hanno portato enormi sacrifici ai nostri cittadini. Ora, lentamente, con prudenza, passo dopo passo, proviamo a riaprire e avere uno strumento di monitoraggio serrato che ci consente, territorio per territorio, di capire esattamente quello che sta succedendo. È un'arma fondamentale per gestire questa seconda fase", ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, in un videomessaggio illustrando i primi dati della Cabina di regia ministero della Salute-Iss-Regioni sul monitoraggio della diffusione del virus.

"È un lavoro prezioso che è stato fatto dall'Istituto superiore di sanità, dal ministero della Salute e dalle Regioni, che ci consentirà di avere sotto controllo l'evoluzione epidemiologica del nostro Paese territorio per territorio – ha aggiunto il ministro – Questo ci serve molto perché abbiamo bisogno di capire esattamente quello che sta succedendo e se dovessero esserci segnali di allarme, i decisori politici a livello nazionale e a livello regionale saranno in grado di intervenire nel più breve tempo possibile".

Dal documento si evince che in Molise la classificazione dei dati è passata da bassa a moderata (livello 3) a causa di "un nuovo focolaio di trasmissione attualmente in fase di controllo che ha prodotto un aumento nel numero di casi nella scorsa settimana". Questo potraà determinare un aumento nella stima dell'indice di contagio Rt nelle prossime settimane. Ma dato che l'indice R0 di partenza era basso, l'allarme rosso non scatta. Lo stesso vale per l'Umbria, dove la curva è salita, ma si registra "una ridotta numerosità di casi segnalati che pertanto non desta una particolare allerta".

Sul livello 3 (classificazione moderata) troviamo la Lombardia, dove "si assiste a una riduzione di segnali di sovraccarico del servizi sanitari". Nella Regione "rimane elevato il numero di nuovi casi segnalati ogni settimana seppur in diminuzione".

La conclusione del report è che "le misure di lock-down in Italia hanno permesso un controllo dell'infezione da Covid-19 sul territorio nazionale pur in un contesto di persistente trasmissione diffusa del virus, con incidenza molto diversa nelle 21 regioni". A causa di nuovi focolai la situazione è "epidemiologicamente fluida in molte regioni italiane", il che richiede "il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione, quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico".