guardia costeira migranti

"La vicenda di Anis Amri (l'attentatore di Berlino, ndr) ripropone una questione molto delicata che è giusto affrontare con lo spirito di chi lavora affinché certe situazioni non si ripropongano e il ministro dell'Interno assume quindi delle decisioni perché è suo dovere fare di tutto perché queste vicende non si ripetano più, anche se ovviamente nessuno ha la matematica certezza che non si ripeteranno, ma si deve agire per diminuire al massimo la possibilità". In audizione al Comitato Schengen presieduto dalla parlamentare di Forza Italia Laura Ravetto, il ministro dell'Interno Marco Minniti ha a lungo parlato della minaccia terroristica internazionale che attanaglia l'Europa e il Pianeta, in particolare riallacciandosi all'attentato ai mercatini natalizi di Berlino avvenuto lo scorso dicembre e alle modalità di attacco portate avanti da Anis Amri, il terrorista autore dell'attentato. "Noi ci troviamo in una situazione dove lo Stato Islamico al momento risulta essere sulla difensiva", spiega il ministro rispondendo alle questioni poste dalla presidente Ravetto.

"Gli attacchi terroristici sono spontanei e imprevedibili"

"L'Isis ha perso terreno in Siria e in Iraq e capacità di finanziamento, ma tuttavia appare abbastanza evidente che in caso di sconfitta militare sul campo per lo Stato Islamico appare ragionevole pensare che ci possa essere una reazione asimmetrica da parte loro. L'attacco di Berlino ci consegna una situazione che da questo punto di vista propone un ulteriore slittamento verso il principio di spontaneità dell'azione terroristica. Come voi ricorderete, l'attacco attraverso l'uso di camion non era la prima volta che si verificava in Europa, poco tempo prima già a Nizza avvenne un attentato molto simile, ma tuttavia tra Berlino e Nizza c'è una qualche differenza e la differenza sostanzialmente è che l'attacco di Nizza avviene con un camion che era stato affittato qualche giorno prima, e in questo caso può in qualche modo scattare un warning che possa far avviare azioni di prevenzione, mentre nella vicenda di Berlino dalle indagini appare evidente che il camion è stato sequestrato da Amri, che ha ucciso l'autista e si è impossessato del mezzo per fare l'attentato nel giro di poche ore", spiega il ministro Minniti, sottolineando quindi come questo tipo di attentati "spontanei" siano imprevedibili e, dunque, difficilmente prevenibili.

"Tutto questo comporta quindi, come abbiamo fatto, una rivisitazione dei modelli di sicurezza che parte da un presupposto, ovvero che il modello di sicurezza del nostro Paese funziona e se avessimo avuto qualche dubbio, dubbio fugato anche dal semplice fatto che Amri dopo aver girato mezza Europa ed essere arrivato a Sesto San Giovanni è stato fermato da un banale controllo del territorio. Ciò non toglie però il fatto che questo modello di sicurezza vada continuamente aggiornato, perché di fronte all'alto tasso di imprevedibilità la cosa più importante è tenere insieme due presupposti: da una parte l'azione di intelligence, dall'altra l'azione di controllo del territorio, perché di fronte appunto all'alto tasso di imprevedibilità l'unico modo per prevenire l'imprevedibilità è controllare permanentemente il territorio", prosegue Minniti, sottolineando come questo controllo del territorio sia in realtà già stato messo in atto durante le feste natalizie con un grande dispiegamento di forze dell'ordine dislocate nei punti considerati più sensibili.

"Serve una politica seria di controllo delle frontiere esterne dell'Europa"

"Non mi sentirete mai dire che la minaccia terroristica si è attenuata, perché questo sarebbe una cosa sbagliata e a mio avviso del tutto non fondata, e tuttavia un passaggio così delicato come quello del post-Berlino ha comunque garantito ai cittadini non solo sicurezza, ma anche la fruizione degli spazi di socialità, senza rinunciare a principi fondamentali di libertà", ha sostenuto Minniti durante l'audizione.

"Dopo l'attacco a Berlino, Amri viene considerato "the most wanted in Europe", il più ricercato in Europa. Amri arriva alle 3 del mattino a Sesto San Giovanni attraverso questo percorso: Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Parigi, Lione, Torino, Milano. Voi comprendete che tutto questo pone delle questioni abbastanza impegnative e lo dico perché altrimenti non si capisce perché siamo intervenuti con provvedimenti abbastanza straordinarie indispensabili. È evidente che ciò pone problemi di una certa rilevanza che vanno anche accoppiati alla questione relativa alla pressione militare molto forte sullo Stato Islamico in Iraq e Siria, forza militare che per quanto riguarda l'Isis è composta prevalentemente da foreign fighters, circa 25/26mila soggetti provenienti da 100 paesi del mondo, la più straordinaria e drammatica legione straniera dei tempi moderni. Una parte è morta durante i combattimenti, ma una parte dei sopravvissuti potrebbe ritornare e quindi noi potremmo avere una diaspora di ritorno".

"Tutte queste questioni quindi ci portano a fare una riflessione, che è quella di ragionare sul fatto che la libera circolazione di uomini e merci per reggere ha bisogno di una politica seria e severa sul controllo dei confini esterni dell'Europa. Alcune cose si possono fare e sono già state fatte: nell'ottobre scorso si è costituita la Guardia costiera di frontiera, un corpo specializzato europeo che ha il compito di proteggere le frontiere esterne dell'Europa, particolarmente importante per l'Italia vista la sua posizione geografica. Poi ci sono alcune misure specifiche: il Pnr, ovvero l'elenco dei passeggeri che volano verso e dall'Europa, i controlli preventivi per le persone che arrivano in Europa senza visto, per costruire una banca dati in modo tale da poter avviare un controllo dei soggetti che entrano ed escono dall'Europa", ha spiegato il ministro dell'Interno.

"Relocation insufficienti, l'accoglienza è tutta sulle spalle dell'Italia"

Per quanto riguarda il tema delle relocation in territorio europea, il ministro Minniti ha osservato che "i numeri sono del tutto insoddisfacenti: erano stati fissati 40mila ricollocamenti di profughi dall'Italia, ad oggi quelli operativi sono stati solo 3.200. Nelle settimane scorse è stato chiuso un accordo con la Germania che ha accettato di accogliere 500 migranti al mese, tuttavia la disponibilità tedesca non risolve un problema che riguarda l'intera Europa. Faccio presente che le relocation erano obbligatorie e il peccato originale è il regolamento di Dublino: quando stabilisci che il Paese di primo approdo deve affrontate il problema, non si tiene conto del principio solidale dell'Europa e le risposte per andare verso un approccio più solidale non vanno nella direzione auspicata".

"I tempi di decisione per i richiedenti asilo vanno abbattuti"

"I tempi di decisione in tema di diritto d'asilo vanno significativamente abbattuti: oggi sono mediamente di 2 anni e impattano sia sul diritto del richiedente ad avere prima una risposta positiva o negativa, sia sulla sensibilità delle comunità di accoglienza. Della riduzione di un grado di giudizio, prevista nel decreto approvato da Palazzo Chigi discuterà il Parlamento, ma secondo noi consente di ottenere questo risultato e garantisce il ‘turn over' dei richiedenti", ha spiegato Minniti. "L'accoglienza diffusa ha bisogno anche di una politica di rimpatri per gli irregolari. Per questo abbiamo lavorato per contenere con i Paesi di rimpatrio, come la Tunisia, a contenere i tempi di identificazione: l'idea è di ridurli a meno di un mese. Molti Paesi non hanno sistemi informatici come i nostri quindi sono più lenti, Stiamo lavorando anche per dotarli di strumenti più efficaci", ha sottolineato il ministro dell'Interno, aggiungendo: "Ho avanzato la proposta di costituire centri permanenti identificazione. Piccoli, 1600 posti su tutto il territorio nazionale, l'ipotesi è uno per ogni regione. Preferibilmente lontani da centri urbani ma vicini a nodi infrastrutturali. Stiamo lavorandoci con la Conferenza delle Regioni".

Per quanto riguarda l'intervento Euformed, il ministro dell'Interno ha specificato che in questa terza fase è necessario ottenere l'ok della Libia. "La terza fase di Euformed, cioè l'intervento nelle acque territoriali libiche si può fare soltanto a due condizioni: che ci sia l'autorizzazione da parte della autorità libiche, cosa che al momento non c'è e non mi sembra ci possa essere, ovvero una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle nazioni unite, cosa che anche qui non mi sembra alle viste. Nel momento in cui le autorità libiche dicono ‘no' all'ingresso nelle loro acque territoriali è importante mettere nelle condizioni la Coast Guard di fare l'intervento e quindi, da questo punto di vista, la cooperazione, la fornitura di materiale, mezzi, motovedette, tutte cose che si stanno già realizzando. Lunedì scorso si è fatta una riunione della Sala operativa congiunta italo-libica che ha esaminato il trattato e ha lavorato molto su questi elementi. Abbiamo completato la formazione di un primo nucleo di equipaggi libici per quanto riguarda la Coast Guard e lo si è fatto a bordo della nave militare italiana San Giorgio, adesso gli equipaggi sono pronti. A questo punto si possono ricominciare restituire le motovedette alle autorità libiche in maniera tale che la Coast Guard in grado di operare nelle acque territoriali libiche".