"Oltre 200 migranti sono stati riportati sulle coste libiche nelle ultime 24 ore" dalla Guardia Costiera libica. Lo ha denunciato l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia, aggiungendo che "lo staff dell'Oim che era sul posto per provvedere a fornire assistenza ha dichiarato che altri 10 migranti sarebbero dispersi in mare".

"Ribadiamo che la Libia non è un porto sicuro", ha aggiunto l'Oim. Anche lo staff dell"ong Sos Mediterranee ha rilanciato la notizia: "Oltre 200 persone respinte in Libia, un Paese in guerra dove 3 adolescenti sono stati uccisi a colpi d'arma da fuoco al loro sbarco. 10 persone sono disperse in mare. Queste morti sono frutto del disprezzo per la vita umana e per la legge del mare nel Mediterraneo".

L'organizzazione umanitaria fa riferimento alla vicenda che è stata confermata qualche giorno fa: tre migranti sono stati uccisi e  due sono stati gravemente feriti nella sparatoria a Khoms martedì notte, dopo essere stati intercettati e riportati nel paese da cui stavano cercando di fuggire. Tutti avevano un'età compresa tra i 15 e i 18 anni.

Secondo le testimonianze raccolte da Medici Senza Frontiere le tre vittime e i due feriti facevano parte di un gruppo di 73 persone intercettate in mare dalla Guardia Costiera Libica, riportate indietro e fatte sbarcare a Khoms. Decine di loro, tutti sudanesi, hanno cercato di fuggire per evitare di essere rinchiusi nelle carceri libiche, e in quel momento è stato aperto il fuoco. Alla fine 26 persone sono state portate in un centro di detenzione mentre altre sono riuscite a fuggire. Le équipe di MSF, che danno assistenza ai migranti vulnerabili nei centri di detenzione, li hanno visitati. Molti di loro erano ancora sotto shock e sofferenti.

"Per l'ennesima volta ripetiamo che la Libia non può essere considerata un luogo sicuro dove portare le persone intercettate in mare. È invece un luogo in cui violenza, brutalità, repressione e privazioni sono condizione quotidiana per migliaia di MIGRANTI, rifugiati e richiedenti asilo", dice Sacha Petiot di Msf. "Aspettiamo da tempo che vengano bloccate le politiche di rimpatrio forzato in Libia. L'Ue deve supportare un meccanismo di ricerca e soccorso efficace nel Mediterraneo e un sistema sostenibile di sbarco in porti sicuri, invece che incoraggiare respingimenti illegali, e vanno riattivate urgentemente vie legali e sicure come il programma di evacuazione e reinsediamento dell'Unhcr".

Msf opera in Libia dal 2011. Oggi i team di Msf forniscono supporto a migranti, rifugiati e richiedenti asilo in sei centri di detenzione nelle regioni occidentali e centrali della Libia, nonché a Tripoli.