Migranti, Italia colpevole di respingimenti ‘privatizzati’: in 93 riportati in Libia con la forza

Immagine
Un rapporto dell’agenzia Forensic Oceanography, organizzazione che si occupa delle violazione dei diritti umani, mostra come l’Italia si sia macchiata, in più di un’occasione, di respingimenti illegali. Nel dossier viene riportata la vicenda di un gruppo di 93 migranti, che furono riportati in Libia dal mercantile Nivin battente bandiera panamense: a coordinare quell’operazione di soccorso fu proprio il nostro Paese.

L'Italia è stata accusata di aver respinto illegalmente un gruppo di circa 93 migranti, poi riportati in Libia dal mercantile Nivin battente bandiera panamense: a coordinare quell'operazione di soccorso fu proprio il nostro Paese.

"Una rete di attori italiani ed europei che gestiscono un sistema strategico per la sorveglianza delle frontiered i delega dei salvataggi: quando la prima e preferita modalità di delega operante attraverso l'intercettazione e il respingimento dei Migranti della Guardia costiera libica non ebbe successo, MRCC Roma optò per una seconda modalità, quella del respingimento privatizzato, operata attraverso la Guardia costiera libica e una nave mercantile": è quanto si legge in un rapporto dell'agenzia Forensic Oceanography, organizzazione che ha sede presso Goldsmiths, University of London, e che si occupa delle violazione dei diritti umani.

La denuncia riguarda appunto la vicenda della nave Nivin, battente bandiera panamense, che nel novembre 2018 – periodo in cui in Italia vigeva la politica della chiusura dei porti – salvò in mare 93 naufraghi che viaggiavano a bordo di un gommone, e che erano partiti nella notte tra il 6 e 7 novembre 2018 dalla costa di Zlitan.

Secondo il rapporto l'imbarcazione era stata avvistata per la prima volta nella zona di ricerca e salvataggio libica da un aereo di sorveglianza spagnolo che fa parte dell'operazione Eunavformed-Sophia, dell'Ue. Il comando dell'operazione segnalò le informazioni alla Guardia costiera italiana e libica per facilitarne l'intercettazione e il rientro in Libia. "Tuttavia – viene spiegato – poiché le navi di pattuglia della Guardia costiera libica (LYCG) non erano in grado di svolgere questo compito o di dirigere le navi che transitavano nell'area per effettuare il salvataggio, la Guardia costiera italiana contattò direttamente la vicina Nivin ‘per conto della Guardia costiera libica' incaricandola del salvataggio". A quel punto la Guardia costiera libica assunse il coordinamento dell'operazione, comunicando da una nave della Marina italiana ormeggiata a Tripoli, e dando istruzioni al comandante della Nivin.

Ai naufraghi venne detto che sarebbero stati trasportati in Italia, e quando capirono che sarebbero stati riportati in Libia si rinchiusero nella stiva della nave. I migranti cercarono si resistere per 10 giorni, nel porto di Misurata, fino a quando vennero rimossi dall'imbarcazione con violenza dalle forze di sicurezza libiche. Vennero picchiati, feriti, detenuti e sottoposti a molteplici forme di maltrattamenti, inclusa la tortura. "Questo caso esemplifica la pratica ricorrente di ciò che chiamiamo ‘respingimento privatizzato'. Questa nuova strategia è stata implementata dall'Italia, in collaborazione con la guardia costiera libica, dall'estate 2018 come nuova modalità di salvataggio delegato per rafforzare il controllo delle frontiere con l'obiettivo di contenere i movimenti di migranti dal Sud del mondo che cercano di raggiungere l'Europa", continua il rapporto.

In sostanza anche se apparentemente la gestione dei salvataggi è gestita da attori statali europei in collaborazione con la Guardia costiera libica, il controllo e il coordinamento sono rimasti costantemente nelle mani degli attori europei, e in particolare è appannaggio dell'Italia. Questo, sottolinea il rapporto, ha fatto sì che in quest'occasione, e in altri episodi documentati, ai migranti che fuggivano dalla Libia è stato impedito di partire, negando loro il diritto di chiedere protezione in Italia, per di più riportandoli in un Paese in cui hanno subito gravi violazioni. "Attraverso questa azione, l'Italia ha violato il proprio obbligo di non respingimento, una delle pietre miliari del diritto internazionale dei rifugiati", sottolinea Forensic Oceanography.

L'indagine è stata condotta analizzando i dati satellitari di navigazione e i documenti ufficiali libici, ma anche raccogliendo le testimonianze delle altre imbarcazioni presenti nella zona e – fatto senza precedenti – di alcuni dei migranti coinvolti, rintracciati nei campi libici. Il rapporto è alla base della denuncia presentata alla Commissione Diritti umani dell'Onu da uno dei migranti coinvolti, ferito a colpi d'arma da fuoco e portato via a forza dalla nave Nivin.

464 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views