"In Italia non c'è alcuna emergenza odio. Tanto meno razzismo. Alla ministra Lamorgese vorrei ricordare che anche io sono vittima di odi di ogni genere e ogni giorno": così Giorgia Meloni risponde alla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, che aveva avvertito contro la diffusione dell'odio nel Paese. "Se c'è un'emergenza odio allora la responsabile del Viminale dovrebbe rivolgersi al Movimento Cinque Stelle che la sostiene e che fomenta l'odio sociale e politico fin dalla sua nascita. In Italia c'è un'emergenza lavoro, c'è un'emergenza disoccupazione", continua la leader di Fratelli d'Italia, richiamando quanto affermato da Matteo Salvini in visita a Reggio Calabria. Anche il segretario del Carroccio, infatti, ha ironizzato sulle parole della ministra Lamorgese: "Secondo lei l'emergenza in Italia è l'odio. E io che pensavo fosse la disoccupazione, la malasanità, l'immigrazione clandestina, la mafia", ha detto Salvini.

I leader dell'opposizione negano quindi tendenze xenofobe nel Paese, così come il diffondersi di un clima d'odio che secondo Lamorgese invece ha ormai contagiato anche il linguaggio della politica. E nel frattempo Meloni si afferma sempre più all'interno della coalizione del centrodestra, così come nel panorama internazionale. In questi giorni infatti, si trova a Washinfton per il National Prayer Breakfast, dietro invito di alcuni membri del Congresso: "Partecipo a una manifestazione organizzata dal Congresso americano in modo traversale. Il fatto che invitino me lo considero importante, per l’Italia e per tutto il centrodestra. Non si tratta di entrare nei salotti buoni. È il segno che abbiamo lavorato bene e siamo ritenuti in grado di assumere responsabilità di governo", ha commentato.

E poi: "Stiamo costruendo delle relazioni internazionali, ma senza cercare benedizioni e senza annodare fili, non siamo marionetteDobbiamo avere una nostra politica estera". Un settore che sembra premiare la deputata romana, presente anche all'internazionale sovranista a Roma e molto stimata a livello europeo, e non solo oltreoceano. "Il discorso del presidente Donald Trump al National Prayer Breakfast è stato in difesa dell'identità, dei confini, delle imprese, dei prodotti e delle famiglie americane. L'orgoglio dell'identità nelle altre nazioni del mondo sta dando ottimi frutti e ottimi risultati: questa è la ricetta che vogliamo portare in Italia, dove anche noi vogliamo i nostri prodotti, le nostre aziende, i nostri confini e le nostre famiglie. E lo faremo quando finalmente l'Italia avrà un governo di patriotti capace di difendere i suoi interessi nazionali e avere al contempo ottime relazioni internazionali", ha detto Meloni di fronte alla Casa Bianca.

Per quanto riguarda il successo del suo partito, che è ormai stabile oltre la soglia del 10%, più che raddoppiando i consensi ottenuti alle politiche del 2018, Meloni afferma: "È stata la mia più grande sfida. Sapevo che non saremmo stati travolti ma anzi premiati per la coerenza e la linearità delle nostre scelte. La cosa più difficile non era arrivare al 10%, ma passare in quei mesi duri dal 4 al 6%. Se ci fossimo riusciti, il resto sarebbe venuto da sé, perché gli elettori ci avrebbero visto come un partito essenziale e non aggiuntivo, da premiare con il voto utile". Poi rassicura: "Io non mi sto candidando alla leadership del centrodestra. Premier donna? Ho detto che il Paese è pronto, ma decidono gli elettori".