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Matteo Salvini può davvero censire ed espellere i rom?

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di voler effettuare un censimento dei rom presenti in Italia: un’operazione irrealizzabile da un punto di vista legale, in quanto non è possibile effettuare un censimento su base etnica, e inutile perché non porterebbe – come il leader della Lega auspica – all’espulsione dei residenti nei campi nomadi, poiché si tratta di cittadini comunitari o apolidi.
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A cura di Stefano Rizzuti
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L’annuncio del ministro dell’Interno Matteo Salvini con cui ha chiesto al Viminale di occuparsi di un dossier sulla questione rom, con un vero e proprio censimento della popolazione rom e sinti presente in Italia, ha raccolto critiche da più parti. E i motivi sono vari: innanzitutto perché non è possibile effettuare un censimento su base etnica, ma anche perché un’operazione di questo genere non potrebbe portare a nessun risultato concreto, in quanto l’espulsione dall’Italia (lasciata intendere da Salvini come obiettivo da raggiungere) di chi risiede all’interno degli insediamenti è impossibile. Lo spiega bene Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio che da anni si occupa dei diritti delle persone rom e sinti, che a Fanpage.it ricorda come sia impossibile condurre un censimento su base etnica in Italia, fornendo inoltre alcuni dati sui cittadini rom che si trovano in Italia.

Il censimento sui rom in Italia

In Italia non è consentito svolgere un censimento su base etnica, come ricorda anche Stasolla con una battuta: “Altrimenti vogliamo fare anche un censimento per gli ebrei?”. Un riferimento non casuale, che viene ricordato anche da alcuni esponenti politici come Emanuele Fiano, del Pd: “Il censimento per razza non possiamo ammetterlo, in questo Paese lo abbiamo già avuto. Non è andato a finire bene, 80 anni fa, non riprovateci”, avverte riferendosi al censimento degli ebrei avvenuto nel 1938 e che ha anticipato la deportazione di molti ebrei italiani. E che un censimento sulla base etnica sia vietato lo si deduce dall’articolo 3 della Costituzione italiana che vieta ogni distinzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

I dati sulla presenza dei rom in Italia

Come detto, non è possibile censire tutta la popolazione di origine rom e sinti italiana. Motivo per cui non esistono dei dati ufficiali ma solo delle stime: secondo quanto riporta Stasolla sarebbero circa 180mila in totale. Nulla di ufficiale. Al contrario, l’Associazione 21 luglio prende in esame, nel suo rapporto annuale, i numeri di coloro che si trovano nei campi rom: nel 2017 erano 26mila. Lo 0,04% del totale della popolazione italiana. Sulla base delle stime del totale dei rom in Italia, solo uno su sette vive quindi nei campi.

Il rapporto annuale del 2017 – pubblicato ad aprile di quest’anno – definisce l’Italia come il “Paese dei campi”: 26mila sono quelli in emergenza abitativa, in calo rispetto all’anno precedente di 2mila unità. In Italia ci sono 148 baraccopoli formali, divise in 87 comuni e 16 regioni. In totale ospitano 16.400 persone, mentre altre 9.600 si troverebbero all’interno di insediamenti informali. Il 43% delle persone che si trova negli insediamenti formali ha la cittadinanza italiana. E per questo non si può espellere dal nostro Paese. Così come l’86% di coloro che vivono nelle baraccopoli informali, che è di origine romena. Ci sono poi poco meno di 10mila persone che provengono dall’ex Jugoslavia: il 30% di loro è apolide. In sostanza, in Italia i rom e i sinti sono lo 0,04% della popolazione, mentre – come ricorda Stasolla – in Spagna, solo per citare un esempio, ce ne sono 800mila.

Perché le espulsioni dei rom sono impossibili

L’idea di espellere i rom che vivono in Italia è impraticabile: per rendere possibile l’espulsione dovrebbero essere cittadini extracomunitari. Ma così non è. E Salvini lo sa bene, tanto che oggi ha affermato che i rom italiani “purtroppo te li deve tenere a casa”. E i rom italiani sono una grandissima parte del totale. Altri sono romeni, ovvero cittadini comunitari, quindi non si possono espellere. Ci sono poi gli apolidi, ovvero coloro che “non hanno documenti né italiani né del paese d’origine: vengono soprattutto dalla ex Jugoslavia – ricorda il presidente dell’Associazione 21 luglio – che cancellò l’anagrafe. Gli apolidi non si possono espellere, non ci sono rom espellibili in Italia”.

Quella di Salvini è quindi una operazione a “fine propagandistico”, secondo Stasolla: “Vuole dimostrare che c’è un’orda enorme di persone che va messa in ordine. Noi invece gli consigliamo di studiare invece di fare i selfie”, dice riferendosi al fatto che non è possibile né effettuare il censimento né espellere i rom dall’Italia. C’è un altro punto su cui Stasolla smentisce Salvini, un tema assai caro al leader della Lega: la ruspa contro i campi nomadi: “Abbiamo dimostrato la sua inutilità e l’alto costo. Le persone si spostano, anche se distruggi tutto. La soluzione è investire nell’inclusione come è avvenuto in alcune città italiane in cui i campi rom sono stati superati”.

Stasolla attacca ancora il ministro dell’Interno: “Salvini presenta il problema, allarma la popolazione e non propone soluzioni. Il suo obiettivo è mediatico”. Il consiglio che l’Associazione 21 luglio dà a Salvini è quello di studiare e di ragionare sui superamenti dei campi: “Se chiede un consiglio glielo daremo, ma non credo che sia interessato alle nostre proposte”.

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