"Io festeggerò il 25 aprile perché è un giorno importante della nostra storia in cui festeggiamo chi ha vinto, i nostri nonni che hanno portato avanti una battaglia contro un regime e ci hanno dato libertà e democrazia": ha risposto così Luigi Di Maio, in diretta Facebook dal Salone del Mobile di Milano, a chi gli chiedeva cosa avrebbe fatto il giorno della festa della Liberazione. Il ministro del Lavoro ha sottolineato che "poi per 365 giorni l'anno contrastiamo anche la mafia e la corruzione, ma quel giorno è un bel giorno per la nostra Nazione e non ci sono due parti" e comunque, ha continuato Di Maio, "io ho ben chiaro da che parte stare: dalla parte di chi ci ha liberato, dei nostri partigiani e non dalla parte di chi parla male di loro o vuole dire che quel 25 aprile non è stato il giorno della Liberazione".

La domanda per il vicepresidente del Consiglio arriva dopo la polemica lanciata dal suo pari grado Matteo Salvini, che ieri, durante la festa della Polizia a Roma, aveva annunciato: "La lotta a camorra, ‘ndrangheta e mafia è la nostra ragione di vita. Il 25 aprile non sarò a sfilare qua o là, fazzoletti rossi, fazzoletti verdi, neri, gialli e bianchi. Vado a Corleone a sostenere le forze dell'ordine nel cuore della Sicilia". L'intervento del ministro dell'Interno non è passato inosservato, in molti hanno ricordato che il 28 aprile in Sicilia si vota per le amministrative in 34 comuni, ma soprattutto l'Associazione nazionale partigiani ha duramente criticato la scelta di Salvini: "Il ministro dell'Interno ha dichiarato che sarà in Sicilia il 25 aprile per uscire dal dibattito tra fascisti e comunisti e parlare di liberazione dalla mafia – ha dichiarato la presidente nazionale di Anpi, Carla Nespolo -. È istituzionalmente doveroso che Salvini esca dalla sua brutale propaganda contro una festa nazionale che ricorda tante donne e uomini sacrificatisi per ridare all'Italia la libertà sottratta dalla violenza e dai crimini del fascismo e del nazismo".