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Elezioni europee 2024

L’eurodeputato Benifei: “Non faremo mai accordi con l’estrema destra, vogliamo Ue più unita e giusta”

“Lo abbiamo detto chiaramente: non abbiamo bisogno di chi ha una visione anti-europea, contraria agli interessi degli europei nelle stanze dove si decidono le cose più importanti”: lo dice l’eurodeputato Brando Benifei in un’intervista con Fanpage.it a un mese dal voto.
A cura di Annalisa Girardi
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L'Unione europea, nella prossima legislatura, deve proseguire nella strada della transizione climatica, della costruzione di una politica estera più forte e nella tutela dei diritti di tutti. Lo dice in un'intervista con Fanpage.it il capodelegazione del Pd a Strasburgo, Brando Benifei, ricandidato nella circoscrizione Nord Ovest. "Non faremo mai accordi con gli estremisti di destra e i nazionalisti, vogliamo un'Europa che prosegua nella costruzione di politiche di giustizia sociale, ambientale, di sostegno ai cittadini e ai territori per accompagnare i grandi cambiamenti in corso con maggiore uguaglianza, maggiori opportunità, maggiore libertà", afferma.

Manca più o meno un mese alle elezioni europee. I sondaggi ci dicono che il nuovo Parlamento europeo sarà spostato più a destra, con un impatto chiaramente su tanti dossier, da quello sui migranti all'ambiente. Quale deve essere allora il ruolo dei Socialisti?

Come Socialisti & Democratici speriamo di risultare il primo partito e quindi esprimere la presidenza della Commissione europea. Abbiamo un candidato molto valido Nicolas Schmit, commissario al Lavoro, che rappresenta gli aspetti dell'Unione europea che più ci convincono: le politiche sociali, la direttiva sui rider, quella sul salario minimo, il sistema SURE per sostenere la cassa integrazioni durante il Covid, il Next Generation Eu. Se non arriveremo primi dovremo trovare degli accordi con le altre forze politiche, ma di certo noi non faremo mai accordi di governo dell'Unione europea con le forze dell'estrema destra, dei nazionalisti, degli ultra conservatori.

Lo abbiamo detto chiaramente: non abbiamo bisogno di chi ha una visione anti-europea, contraria agli interessi degli europei nelle stanze dove si decidono le cose più importanti. Abbiamo bisogno quindi che al Parlamento europeo, qualunque sia la composizione finale, le forze che vogliono costruire un'Europa più unita e più forte si mettano insieme trovino il modo di avere una maggioranza sui provvedimenti specifici. Penso al Green Deal che deve essere portato avanti, al Next Generation che non può rimanere un unicum, ma deve diventare un elemento strutturale del bilancio europeo. Se i Popolari ci proponessero Ursula von der Leyen ma in un'alleanza con Meloni, allora von der Leyen se ne tornerà a casa in Germania. Noi non la voteremo mai.

Una delle sfide della prossima legislatura sarà quella geopolitica, tra la guerra in Ucraina e il conflitto in Medio Oriente. Quale deve essere la postura dell'Ue, affinché riesca a rispondere alle crisi da protagonista?

L'Europa oggi fa fatica a contare. In questo momento vediamo un massacro di civili in corso a Gaza e un'Europa che non è riuscita a costruire le condizioni perché questo si fermi, perché vengano liberati gli ostaggi e si costruisca un percorso di pace. E anche la guerra in Ucraina continua e la voce dell'Europa per la pace appare molto flebile. Oggi dobbiamo sperare che siano gli altri attori globali a trovare una maniera per fermare le guerre ai nostri confini e questo è deprimente. È fondamentale che almeno i Paesi che sono pronti a fare un passo avanti in termini di politica estera comune si mettano insieme e trovino il modo di contare insieme nella scacchiera globale, altrimenti saranno Cina e Stati Uniti a decidere quando e come inizieranno e finiranno le guerre vicino a noi. Invece abbiamo bisogno, come Europa, di rappresentare un punto di vista chiaro per la convivenza fra i popoli, per il rispetto del diritto internazionale. Io credo che sia questo il ruolo che l'Europa deve svolgere nel mondo, ma per farlo deve acquisire un'unità politica che ancora non c'è.

Il Parlamento europeo ha denunciato il rischio di interferenze russe in questa campagna elettorale. Come eurodeputati lo avete percepito?

Le interferenze russe sono oggetto di un'indagine in corso a tutti i livelli delle istituzioni europee: ci sono stati sospetti ben fondati rispetto alle influenze sulla preparazione della campagna elettorale e ora il rischio è quello della circolazione di strumenti di disinformazione di propaganda antieuropea. Indebolire la democrazia europea è certamente un obiettivo della Russia di Putin. Ma va anche ricordato che ci sono movimenti politici di estrema destra che hanno dei rappresentanti che sono oggetto di indagine rispetto ai rapporti con la Russia: penso a AFD in Germania, che ancora non ha preso le distanze dalle aggressioni neonaziste commesse da simpatizzanti del loro movimento che sono avvenute nelle scorse settimane. È stato anche colpito un parlamentare in carica, ricandidato, Matthias Ecke: è stato picchiato e costretto a essere operato.

Quali sono le priorità del Pd in questa campagna elettorale? Temete dei risvolti interni dopo il voto? In questi giorni ci sono state alcune polemiche, penso a quella sull'inserimento o meno del nome della segretaria nel simbolo e quella sui referendum contro il Jobs Act…

Il Pd oggi è molto unito in una battaglia chiara, affinché l'Europa non si fermi e prosegua nella costruzione di politiche di giustizia sociale, ambientale, di sostegno ai cittadini e ai territori per accompagnare i grandi cambiamenti in corso con maggiore uguaglianza, maggiori opportunità, maggiore libertà. A livello interno, il Partito democratico ha scelto nel suo programma del 2022 di dire chiaramente che il Jobs Act è da superare. Io ho sempre osteggiato quella riforma, non mi sono mai espresso a favore, neanche quando eravamo veramente in pochi a essere contrari, perché aveva degli elementi molto problematici che vengono toccati proprio dai quesiti referendari relativi ai licenziamenti illegittimi e alla catena degli appalti. Quindi, nel merito dei quesiti, io credo che siano assolutamente giusti e credo che siano una linea condivisa.

In questa legislatura lei si è occupato si è occupato in prima persona anche di transizione digitale ed è stato approvato l'AI Act. Qual è la sfida per i prossimi cinque anni?

La nuova legislatura europea sui temi digitali deve implementare le decisioni che abbiamo preso e affrontare una questione gigantesca, che richiede un'azione rispetto alle politiche fiscali e a quelle sociali, cioè l'impatto della trasformazione tecnologica sul mondo del lavoro. Dobbiamo agire insieme perché l'aumento di produttività e la creazione di valore – che si determina con l'adozione delle nuove tecnologie- non vada nelle tasche di pochi. Noi non vogliamo arricchire Elon Musk all'infinito, vogliamo che queste risorse vengano redistribuite adeguatamente.

Questa è una sfida che richiede un mix di politiche e un salto di qualità nel lavoro politico dell'Unione. Serve superare il meccanismo dei veti sulle politiche fiscali e una politica di bilancio all'altezza. Poi dobbiamo implementare le regole che abbiamo messo in campo, penso al regolamento europeo sull'intelligenza artificiale che mette al centro la tutela dei lavoratori, dei consumatori, delle piccole e medie imprese, dei cittadini, proteggendoli dagli abusi. Questo sarà certamente un tema di cui ci dovremo occupare.

Lei ha parlato dell'impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. Purtroppo in questi mesi lo abbiamo visto anche in ambito militare, con Israele che utilizza le nuove tecnologie nella sua operazione militare a Gaza. Ci dobbiamo aspettare una Difesa sempre più automatizzata?

Questo tema richiede necessariamente una cooperazione internazionale. L'uso militare dell'intelligenza artificiale non può essere risolto solo a livello europeo, ma richiede un diritto internazionale dell'intelligenza artificiale. Così come abbiamo messo al bando le armi chimiche, così come abbiamo contenuto (purtroppo a fasi alterne di fortuna) le armi nucleari, dobbiamo sottoporre a regole stringenti anche l'uso dell'intelligenza artificiale nell'ambito militare.

Il Parlamento europeo si è espresso con nettezza contro le cosiddette armi autonome intelligenti,  cioè le armi che sono in grado di decidere da sole chi colpire, dove e come. Non sono solo degli strumenti di miglioramento dell'azione militare in sé, ma addirittura sono in grado di decidere da soli chi colpire, chi uccidere, quali obiettivi individuare: sono fuori da un contesto di controllo umano sulla guerra e per noi questo è assolutamente un limite invalicabile. Auspico che, così come abbiamo fatto dei trattati per vietare determinate armi, si pongano dei divieti su alcuni usi dell'intelligenza artificiale in ambito militare.

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