Una volta terminata l’immunizzazione delle categorie più a rischio, a partire da fragili e over 80, 70 e 60, il piano vaccinale punta ad accelerare anche grazie alla somministrazione delle dosi anti-Covid sui luoghi di lavoro. Per stabilire le regole da seguire per la vaccinazione in azienda, Conferenza delle Regioni, Inail, ministero del Lavoro, ministero della Salute e presidenza del Consiglio dei ministri hanno sottoscritto un protocollo sulle indicazioni per la somministrazione delle dosi nei posti di lavoro. Nel documento si prevede che “le aziende, singolarmente o in gruppi organizzati, possono attivare punti vaccinali territoriali destinati alla vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, anche con il coinvolgimento dei medici competenti”.

La responsabilità e la supervisione del processo vaccinale restano “in capo al servizio sanitario regionale, per il tramite dell’azienda sanitaria di riferimento”, con la fornitura dei vaccini che è carico della struttura di supporto al commissario per l’emergenza Covid e delle Regioni. La realizzazione dei punti vaccinali, invece, è a carico delle aziende, mentre sono coperti i costi dei vaccini, delle siringhe, degli aghi, della formazione e degli strumenti per la registrazione delle somministrazioni. Gli spazi utilizzati da un’azienda per la vaccinazione possono essere utilizzati anche per lavoratori di altre imprese. Secondo quanto prevede il piano nazionale, inoltre, “la vaccinazione in azienda può procedere indipendentemente dall’età dei lavoratori, a patto che vi sia disponibilità di vaccini”. Quindi le vaccinazioni in azienda avverranno solamente in un secondo momento, quando ci saranno più dosi a disposizione.

I requisiti e l’organizzazione per la vaccinazione in azienda

Se un’azienda o un’associazione di categoria vuole aderire alla somministrazione sul luogo di lavoro deve comunicarlo all’asl di riferimento, con cui concordare le modalità di ritiro dei vaccini da parte del medici che effettuerà concretamente le vaccinazioni. Proprio questi ultimi saranno responsabili del vaccino una volta ricevuto, a partire dal mantenimento della catena del freddo. Per aderire le aziende devono rispondere ad alcuni requisiti: avere una popolazione lavorativa numerosa (altrimenti possono organizzarsi con le associazioni di categorie o unendo più imprese), devono registrare le avvenute vaccinazioni con gli strumenti informatici richiesti, devono avere gli ambienti idonei per l’accettazione, la parte di ambulatorio e l’osservazione post somministrazione (con ambienti interni, esterni o mobili). Inoltre viene consentita anche la vaccinazione dei lavoratori residenti al di fuori della Regione in cui opera l’azienda.

Come verrà organizzata la vaccinazione sui luoghi di lavoro

L’adesione dei lavoratori alla vaccinazione in azienda è su base volontaria. Le dosi fornite devono essere somministrate tempestivamente senza accantonarle nelle strutture aziendali. Per dare il via libera alle vaccinazioni nei luoghi di lavoro viene richiesta: una pianificazione dell’attività con congruo anticipo, il rispetto delle misure anti-contagio, la comunicazione di tutte le informazioni utili ai soggetti da vaccinare, l’accettazione dei soggetti aderenti, la compilazione della modulistica uguale a livello nazionale, il rispetto delle regole sulla conservazione e la somministrazione del vaccino e la capacità di rispondere a eventuali eventi avversi.

Dopo la somministrazione del vaccino, il paziente deve sostare almeno 15 minuti negli appositi spazi allestiti nella stessa sede, in modo da permettere di intervenire in caso di reazioni avverse. All’azienda spetta anche la programmazione della somministrazione della seconda dose, rispettando i tempi previsti a livello nazionale per ogni specifico vaccino. In caso di reazione avversa grave all’inoculazione della prima dose, il vaccinato non deve sottoporsi alla seconda somministrazione in azienda, ma sarà l’autorità sanitaria a valutare il da farsi. Il lavoratore che ha già contratto il Covid può ricevere una sola dose, purché la somministrazione avvenga ad almeno 3 mesi e non oltre i 6 mesi dall’infezione. Al protocollo viene allegato anche il modulo di consenso che i vaccinati devono compilare prima della somministrazione.