Lavoro, aumentano i mini-contratti di tre mesi. Boeri: “Cinque rinnovi sono troppi”

Secondo i dati provvisori dell'Istat, a novembre il tasso di disoccupazione è salito all’8,6%, va male soprattutto per i giovani, infatti, uno su tre in cerca di lavoro non lo trova.
Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, sarebbe opportuno “rendere più difficile il rinnovo del tempo determinato”, per scongiurare il rischio si trasformi un periodo di prova prolungato. Boeri ha commentato il rapporto annuale sul mercato del lavoro.

L'Italia recupera il livello degli occupati pre-crisi ma il mercato del lavoro si modifica profondamente: aumentano i "mini-contatti" e cresce l'età media. E i giovani sono sempre più in difficoltà.

È il bilancio del primo rapporto annuale congiunto sul mercato del lavoro realizzato da ministero, Istat, Inps, Inail e Anpal, nel quale si certifica il calo dell'occupazione tra il 2008 e il 2013 e la ripresa successiva, anche grazie alla decontribuzione per le assunzioni. Aumenta l'occupazione dipendente (916mila unità in più tra il 2013 e il 2016) mentre quella indipendente crolla del 7,3%, nell'arco di otto anni, lasciando a casa 430 mila "autonomi". In forte crescita, invece, i rapporti di lavoro di breve durata, i cosiddetti lavoretti, che nel 2016 arrivano a sfiorare quota 4 milioni, dai 3 milioni del 2012: si tratta prevalentemente di contratti a termine fino a tre mesi e voucher, a cui si aggiungono collaborazioni e lavori occasionali. I contratti a termine, nel complesso, nel secondo trimestre del 2017 hanno raggiunto il record di 2,7 milioni.

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, durante l presentazione del rapporto, si chiede se non si debba "rendere più difficile il rinnovo" dei contratti a tempo determinato. Perché, dice, "è preoccupante" che la loro "crescita sia legata a quelli di brevissima durata, sotto i tre mesi. Questo pone un interrogativo al legislatore: occorre valutare se non è il caso di rivedere la norma che permette fino a cinque rinnovi", come previsto dal Jobs act. Una riflessione che Poletti si dice disponibile ad affrontare: "Un intervento sul tema non può essere escluso a priori, ma dovrebbe essere valutato approfondendo tutti gli elementi", ha detto il ministro. 

Il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, invece non si sbilancia: "Valuteremo. Vediamo cosa c'è in Parlamento, vediamo se c'è l'emendamento" alla manovra.

Secondo questi dati l'occupazione è cresciuta soprattutto nel settore privato mentre nel pubblico, anche a causa del blocco del turnover, si sono persi 220 mila dipendenti tra il 2008 e il 2016. Sono stati i giovani ad essere penalizzati maggiormente dalla crisi, con un calo del tasso di occupazione per i 15-34enni che si è attestato al 39,9% ed è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). Solo negli ultimi due anni la condizione del lavoro giovanile è in lieve ripresa. Sempre nel 2016 oltre 2,1 milioni di persone tra i 55 e 69 anni sono ormai ex occupati e senza pensione da lavoro (quasi 1,4 milioni sono donne). Le proiezioni, considerando gli effetti dell'andamento demografico, nel rapporto non sono rosee: nei prossimi 20 anni è "altamente probabile che l'Italia perderà 3 milioni e mezzo di individui in età lavorativa", con un calo più consistente nella classe 35-54 anni (-24,7%) e giovane (-7,4%) ed un aumento per gli over-55.

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