Lavoro, aumentano i mini-contratti di tre mesi. Boeri: “Cinque rinnovi sono troppi”
L'Italia recupera il livello degli occupati pre-crisi ma il mercato del lavoro si modifica profondamente: aumentano i "mini-contatti" e cresce l'età media. E i giovani sono sempre più in difficoltà.
È il bilancio del primo rapporto annuale congiunto sul mercato del lavoro realizzato da ministero, Istat, Inps, Inail e Anpal, nel quale si certifica il calo dell'occupazione tra il 2008 e il 2013 e la ripresa successiva, anche grazie alla decontribuzione per le assunzioni. Aumenta l'occupazione dipendente (916mila unità in più tra il 2013 e il 2016) mentre quella indipendente crolla del 7,3%, nell'arco di otto anni, lasciando a casa 430 mila "autonomi". In forte crescita, invece, i rapporti di lavoro di breve durata, i cosiddetti lavoretti, che nel 2016 arrivano a sfiorare quota 4 milioni, dai 3 milioni del 2012: si tratta prevalentemente di contratti a termine fino a tre mesi e voucher, a cui si aggiungono collaborazioni e lavori occasionali. I contratti a termine, nel complesso, nel secondo trimestre del 2017 hanno raggiunto il record di 2,7 milioni.
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, durante l presentazione del rapporto, si chiede se non si debba "rendere più difficile il rinnovo" dei contratti a tempo determinato. Perché, dice, "è preoccupante" che la loro "crescita sia legata a quelli di brevissima durata, sotto i tre mesi. Questo pone un interrogativo al legislatore: occorre valutare se non è il caso di rivedere la norma che permette fino a cinque rinnovi", come previsto dal Jobs act. Una riflessione che Poletti si dice disponibile ad affrontare: "Un intervento sul tema non può essere escluso a priori, ma dovrebbe essere valutato approfondendo tutti gli elementi", ha detto il ministro.
Il consigliere economico di Palazzo Chigi, Marco Leonardi, invece non si sbilancia: "Valuteremo. Vediamo cosa c'è in Parlamento, vediamo se c'è l'emendamento" alla manovra.
Secondo questi dati l'occupazione è cresciuta soprattutto nel settore privato mentre nel pubblico, anche a causa del blocco del turnover, si sono persi 220 mila dipendenti tra il 2008 e il 2016. Sono stati i giovani ad essere penalizzati maggiormente dalla crisi, con un calo del tasso di occupazione per i 15-34enni che si è attestato al 39,9% ed è diminuito di 10,4 punti rispetto al 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni (salito al 50,3%). Solo negli ultimi due anni la condizione del lavoro giovanile è in lieve ripresa. Sempre nel 2016 oltre 2,1 milioni di persone tra i 55 e 69 anni sono ormai ex occupati e senza pensione da lavoro (quasi 1,4 milioni sono donne). Le proiezioni, considerando gli effetti dell'andamento demografico, nel rapporto non sono rosee: nei prossimi 20 anni è "altamente probabile che l'Italia perderà 3 milioni e mezzo di individui in età lavorativa", con un calo più consistente nella classe 35-54 anni (-24,7%) e giovane (-7,4%) ed un aumento per gli over-55.